Mya, la SPECIAL di Valentino Rossi


Marco Gentili, foto Marcello Mannoni giovedì, 7 giugno 2018
Il più grande pilota vivente, una passione per la Yamaha XJR 1300 e il desiderio di una moto tutta sua per fare flat track e andare in giro per Tavullia. Adesso è quasi pronta. E noi l'abbiamo provata



La moto che vedete in queste foto è un esemplare unico. Il suo proprietario è uno che è nel settore delle due ruote da qualche anno, e in pista se la cava piuttosto bene. Si chiama Valentino Rossi e aveva un grande desiderio: possedere una moto comoda, per poter andare in palestra, girare per Tavullia e sbrigare le faccende di tutti i giorni. Ed è da questa molla che è nata Mya.

Le origini del progetto

“Valentino è un pilota Yamaha in tutto e per tutto - racconta Alberto Tebaldi, storico collaboratore del Dottore e amministratore delegato della VR46 - ama moltissimo spostarsi col TMAX e adora allo stesso modo la XJR 1300”. Che a suo dire ha un solo problema: “Avrebbe bisogno di qualche cavallo in più e 40 chili in meno”, dice Tebaldi. È da qui che la nostra storia ha inizio.

“L’idea di costruire una special per Vale è venuta scarabocchiando durante una pizza con Marco Riva, general manager di Yamaha Racing nonché mio grande amico da oltre 30 anni”, spiega Rodolfo Frascoli, il designer che ha curato la realizzazione di Mya e che ha nel suo curriculum moto del calibro di Moto Guzzi Griso, Breva, Norge, Triumph Speed Triple e Tiger 1050.

In principio era una Yamaha XJR 1300

“Per la base di partenza sin da subito abbiamo pensato alla XJR 1300, moto dal grande carattere che piaceva tantissimo a Vale. Ma ovviamente doveva essere qualcosa di veramente unico e speciale, differente dalle tante cafe racer costruite su questa base. Mya unisce due grandi passioni di Rossi: l’XJR e il flat track”. Un innesto tanto impossibile quanto affascinante, considerando le caratteristiche tecniche di una flat track (snellezza e leggerezza) comparate con l’imponente meccanica della XJR. A Vale è piaciuta questa idea. Frascoli si è così messo a disegnare due concept.

Il primo era più tradizionale, con i componenti della carrozzeria separati tra loro, un piccolo serbatoio e fianchetti portanumero: una vintage, quasi un remake. Il secondo invece è un’intuizione che nasce da una necessità: utilizzare componenti della carrozzeria già esistenti per poter agevolare la realizzazione del prototipo. Era qualcosa di mai realizzato prima, ardito e innovativo: una 4 cilindri da 1.300 cc con un design fatto in parte da componenti della Yamaha WR450F da Enduro e altri totalmente nuovi, una sorta di “flat cross concept” con dei link stilistici che richiamassero la famosa TZ 750 rimaneggiata in chiave flat track per Kenny Roberts negli Anni 70. Come il profilo del fianchetto centrale, il codino fatto a spoiler e la curva prominente dei collettori di scarico.

Un po' Flat, un po' Off-Road

Rossi, che ha visto entrambi i concept, non ha avuto dubbi: “Ha scelto la seconda proposta - dice Frascoli - chiedendoci alcune modifiche mirate che ne valorizzassero l’aspetto tecnico, il portatarga nella posizione tradizionale invece che basso sulla ruota, e altri dettagli. Due zone sono state particolarmente impegnative. Quella centrale per la necessità di armonizzare la carrozzeria strettissima della WR con gli ingombri della XJR e la fanaleria inserita nei fianchetti: supporti fari e ingombro sterzo a fine corsa sono stati impegnativi, ma ne è valsa la pena per ottenere una vista frontale modernissima” racconta il designer.

Spicca la mascherina portanumero molto compatta e con la presa d’aria in stile R1M come unica protagonista. La XJR 1300 da cui è nata Mya è stata acquistata da MotoShop, dealer Yamaha di Parma. È stato utilizzato il telaio originale, modificando la parte posteriore, il forcellone e la posizione degli attacchi degli ammortizzatori. Il motore è passato dalle sapienti mani di Francesco Penati, ex capo meccanico di Gilera ai tempi di Ian Witteveen, mentre l’impianto di scarico è stato fatto da Akrapovic, che lo ha sviluppato in Slovenia nell’inverno 2016. L’impianto frenante presenta una pompa sviluppata da Brembo con specifiche da MotoGP.

L’impianto elettrico, il serbatoio che si trova sottosella (con pompa della benzina a depressione) sono stati studiati dal team guidato da Francesco Penati. La forcella Öhlins per Yamaha YZ450, modificata da Giuseppe Andreani, è stata invece un gentile omaggio di Michele Rinaldi. Pedane e relative piastre sono state disegnate da Rodolfo Frascoli, mentre buona parte della componentistica appartiene al catalogo accessori o al magazzino ricambi della Casa di Iwata, come la fanaleria (presa a prestito da una Yamaha R1M) e i comandi al manubrio.

L’emozione di guidare la SPECIAL di Valentino Rossi

Adesso Mya è tra le sapienti mani degli specialisti che la stanno mettendo a punto. L’obiettivo è quello di rendere felice Valentino, che per adesso ci ha fatto un giro al ranch La Biscia e ha dato i suoi suggerimenti ai tecnici: “La moto sarà pronta in primavera inoltrata, così avrà qualcosa con cui andare in palestra”, dice Alberto Tebaldi.

Che confessa il suo sogno proibito: “Non siamo un atelier o un’officina, ma sarebbe bellissimo poterne fare un kit o una serie limitata”. Il numero di esemplari - sempre che vengano realizzati - è già deciso: saranno 46. Al momento, gli unici che l’hanno potuta provare - anche se si tratta di un esemplare ancora provvisorio - siamo noi.

Il quattro cilindri a carburatori è esplosivo: ai medi regimi arriva un calcio ben assestato nel didietro che fa pattinare la ruota posteriore, sgranare gli occhi e invita a far pace con i santi che si hanno in Paradiso (se si hanno). Le ginocchia che picchiano contro i cilindri, la gommatura da flat track e la taratura delle sospensioni non sono proprio l’ideale per la guida su strada. Ma l’Akrapovic che tuona roco e bestiale come su una MotoGP ripaga di tutto. È una moto che non lascia indifferenti, insomma. E non solo perché l’adesivo VR46 ricorda chi l’ha voluta ma perché, come tutte le cose difficili, eccessive e sfrontate, rapisce la mente. E il cuore.