Yamaha XJR 1300


dalla Redazione mercoledì, 19 marzo 2003
Tra le nude oversize, era l’unica a non esserci ancora passata tra le grinfie. È un oggetto potente e prezioso, ma richiede piloti “di un certo peso”






La nicchia delle muscle-bike va sghettizzandosi. Sono sempre di più gli smanettoni che considerano una moto interessante anche se non ha doppio trave e forcellone in alluminio forgiato, e preferiscono scambiare il sibilo dei 13.000 giri con un mormorio basso e una risposta al gas sempre pronta. Qualcuno, come Honda, ha atteso che i tempi fossero maturi prima di buttarsi nella mischia. Altri non hanno mai accantonato l’idea della macho-naked vecchio stile, e proprio Yamaha, con la XJR, prima 1200 poi 1300, è la Casa più fedele alla conservazione filologicamente corretta delle nudone tutto motore.



Sì, perché se nelle linee possono bastare determinati stilemi a richiamare con buoni risultati l’era delle naked Settanta e Ottanta (in fondo possono essere sufficienti un faro grosso e tondo, un po’ di cromature e due scarichi a tromba), nella meccanica non tutti hanno avuto il “coraggio” di montare un quattro cilindri raffreddato ad aria di così abbondanti dimensioni: senza contare il fatto che proprio quella sagoma e quella fitta alettatura contribuiscono in maniera inequivocabile a regalare verve retrò alla naked di Iwata.



10.100 euro non sono pochi per una moto scarenata e priva di costosi orpelli hi-tech: sono comunque meno dei 10.200 richiesti per la CB 1300 e per la Suzuki GSX 1400. In questa categoria solo Kawasaki, con la ZRX 1200 (ma solo in versione “base”, cioè quella completamente scarenata) fa meglio, con 9.400 euro.





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