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Moto Guzzi V7 III

Alfredo Verdicchio il 14/03/2018 in Anteprime

La naked lariana compie dieci anni e la famiglia si allarga a sei componenti con l'arrivo degli inediti allestimenti Milano, Rough e Carbon. Ecco tutte le novità nei dettagli e le nostre impressioni di guida

Moto Guzzi V7 III
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Se c’è un modello che in Moto Guzzi vendono bene, quello è la V7. E questo sin dalla prima versione del 2008. Oggi siamo alla terza generazione, V7 III per l’appunto, una moto che in questi 10 anni ha praticamente raggiunto la sua maturità tecnica e d’immagine, due aspetti che la rendono una delle moto più interessanti della sua categoria.
E se dal punto di vista della meccanica il bicilindrico V 90° trasversale da 744 cc ha raggiunto il suo apice sia dal lato prestazionale sia da quello dell’affidabilità, ora è sul look e sulla personalizzazione che la casa di Mandello del Lario sta spingendo sull’acceleratore, grazie anche a un catalogo accessori sempre più ricco.

Ecco allora che la famiglia delle V7 III si allarga con tre nuovi allestimenti, ognuno con un suo stile ben definito: ad affiancare le già presenti Stone, Special e Racer, ora vi sono anche la stilosa V7 III Milano, la scrambleriana Rough e la sportiva elegante Carbon.

Il perché di queste tre versioni sta nella continua richiesta da parte del pubblico di inediti allestimenti già pronti, da acquistare "chiavi in mano" senza doversi per forza perdere tra i tanti accessori presenti. Senza però precludere al cliente la possibilità di poter arricchire il modello scelto con altri componenti oppure, volendo, anche mixando tra loro le varie proposte per realizzarne un esemplare unico a seconda dei propri gusti personali.

Le tre nuove versioni della Moto Guzzi V7

Tra le tre inedite versioni, la V7 III Milano si riconosce per alcuni dettagli cromati (gli scarichi, il manubrio, gli specchietti e la maniglia per il passeggero) la strumentazione a due elementi tondi, abbinati ad altri realizzati in alluminio che nello specifico sono i parafanghi e le cover laterali posti sotto la sella.

Di tutt’altro stile è invece la V7 III Rough, che adotta i parafanghi e le cover laterali in alluminio come la Milano, per poi andare a pescare nel mondo fuoristradistico i suoi elementi distintivi. Innanzitutto le ruote sono a raggi e calzano pneumatici leggermente scolpiti, sugli steli forcella spuntano i soffietti in gomma, il manubrio, gli specchietti e gli scarichi sono neri, la strumentazione è a elemento singolo e la sella dedicata ha la cinghia per il passeggero.

La V7 III Carbon si ispira alla “fortezza volante” MGX-21 e sfoggia dettagli rossi (le teste del motore, la pinza freno anteriore e l’aquila sul serbatoio) che contrastano con i componenti realizzati in carbonio, cioè le cover laterali e i parafanghi. Come la Rough, anche la Carbon utilizza una strumentazione a singolo elemento, i soffietti a copertura degli steli forcella e ha una sella dedicata. A differenza della Milano e della Rough, la V7 III Carbon è l’unica ad essere prodotta in tiratura limitata di 1.921 pezzi (come l'anno di nascita di Moto Guzzi), con numero di serie riportato sul riser del manubrio. La Carbon è anche l’unica tra i nuovi tre allestimenti ad avere un prezzo: 9.990 euro franco concessionaria.

La prova su strada

Andando al di là dell’aspetto estetico e addentrandoci su quelli dinamici, le tre Moto Guzzi V7 III non si discostano dalle sorelle che abbiamo provato l’anno scorso, confermandosi delle ottime compagne di viaggio, perfette per chi vuole avvicinarsi per la prima volta al mondo delle due ruote e anche per chi, più esperto, vuole invece entrare a far parte della grande famiglia MG.

Uno degli aspetti che più colpisce delle V7 III è l’ergonomia di seduta, che ricorda tanto la Vespa: pur essendo una moto dalle dimensioni compatte, riesce a ospitare comodamente piloti che in altezza spaziano dai 160 cm ai 180 cm. Il manubrio non è lontano dal piano di seduta, le pedane sono ben centrate, le ginocchia non toccano più contro le teste del motore e in sella c’è spazio giusto giusto per stare in due.

A proposito del motore, il bicilindrico non è un portento (52 CV) e per questo alla portata di tutti, ma con le prime tre marce corte e la coppia (60 Nm) spostata verso i bassi regimi si dimostra gustoso e pronto a rispondere ai richiami del gas.
Mai scorbutico, mai ruvido, mai singhiozzante, il twin italiano è anche parecchio elastico, riprendendo facilmente giri anche quando la lancetta del contagiri sta sotto i 2.000 giri. Le restanti marce sono invece più distese, pensate per una guida rilassata, quella che più si addice alla V7 III.

Ma non lasciatevi ingannare, dietro l’aspetto di moto pratica, comoda e perfetta per il passeggio, la classic lariana nasconde anche una piacevole propensione alla guida allegra. Evitando azioni brusche e sfruttando la sua rotondità e fluidità nei movimenti, con la V7 III si riesce a divertirsi con poco sforzo fisico, pennellando curve con buona precisione, sfruttando l’avantreno neutro e la ciclistica sincera che smorza le imperfezioni delle strade senza subirle.

Bene anche il cambio, preciso e piuttosto rapido, coadiuvato da una frizione morbida da azionare e robusta. La frenata c’è, l’impianto anteriore non è aggressivo (com’è giusto che sia su una moto del genere) e reagisce con discreta progressività alla forza esercitata sulla leva al manubrio. In più è affiancato da un ABS ben tarato, così come il controllo di trazione (MGCT), piuttosto lineare nel suo intervento, mai invasivo e, se necessario, anche disinseribile.



Dati tecnici dichiarati


Motore
2 cilindri a V di 90°, 744 cc, alesaggio x corsa 80 x 74 mm, raffreddamento ad aria, rapporto di compressione n.d.,
distribuzione ad aste e bilancieri, 2 valvole per cilindro,
iniezione elettronica,
lubrificazione a carter umido

Trasmissione
finale a cardano; frizione monodisco a secco con comando meccanico; cambio a 6 rapporti

Controlli elettronici gestibili dal pilota
Controllo di trazione (2 livelli, disinseribile)

Ciclistica
telaio a doppia culla d'acciaio, inclinazione cannotto di sterzo 26,4°, avancorsa 106 mm;
forcella da 40 mm non regolabile;
forcellone in acciaio e doppio ammortizzatore regolabile nel precarico molla;
escursione 130/93 mm

Freni
ant. disco da 320 mm, pinza a 4 pistoncini;
post. disco da 260 mm, pinza a doppio pistoncino;
ABS

Pneumatici
ant. 100/80-R18;
post. 130/80-R17

Dimensioni (mm)
lunghezza 2.185, larghezza n.d.,
interasse 1.445, altezza sella 770,
serbatoio da 21 lt (ris 4), peso in ordine di marcia 209 (Milano 213) kg

Prestazioni dichiarate
38 kW (52 CV) a 6.200 giri
60 Nm (6,1 kgm) a 4.900 giri

Colori disponibili
Nero (Carbon), grigio pastello (Milano), grigio satinato (Rough)

Pregi e difetti


Pregi
Facilità di guida
Finiture
Difetti
Frenata
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  • username-2164
    Mi vergogno di essere stato Guzzista - Come puo' essere scesa cosi' in basso l'aquila di Mandello Lario ? Ve lo dice chi e' stato gloriosamente proprietario di una V7 Special 750 tra gli anni 1969-1982 !! Firmato: er mago der cardano
  • stecodexx
    Che Bellezza e non che tristezza!!! - Gentile Giuseppe Tubi mi spiace che tu sia triste, ma almeno la hai provata? La V7 e' gia' alla terza versione. Le ho guidate tutte e tre, e ti assicuro che c'e' un abisso dall'una all'altra nonostante i pochi cv di differenza. Motore godibilissimo, pochi cv ma con un bel tiro ai bassi e una ciclistica invidiabile (unica pecca ammortizzatori). Non e' e non sara' mai una sportiva, ma... provala e vedrai
  • giuseppe tubi
    Che tristezza! - Salvo i minimi interventi sul motore indispensabili per rispettare le emissioni, sono nella sostanza le moto degli anni '80. Altro che stile vintage: queste sono moto vecchie e basta. Almeno esistesse anche una serie di modelli d'avanguardia... Pensare che nel '55 Guzzi aveva gia' costruito motori ad 1, 2, 3, 4, 8 cilindri, affiancati, a V, ad L, longitudinali, trasversali, sovralimentati, ecc.

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