Piemonte: VIAGGIO IN MOTO tra Ormea e Alba


testo e foto di Valerio Boni venerdì, 2 marzo 2018
In poco più di cento chilometri si attraversano paesaggi montani e colline, si passa da terreni drenanti a pastosa argilla, si arriva tra vigneti e noccioleti, lungo una strada tutta da guidare. L'obiettivo sono i dolci rilievi delle langhe. Un itinerario da affrontare in moto o in scooter 



Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 141 di Dueruote di Gennaio 2017

Partenza - arrivo

Ormena - Alba

Lunghezza

118 km

Quando partire da aprile a novembre
Ideale per natura, paesaggi, strade tortuose, spunti folcloristici, gastronomici, 
Moto adatte  tutte 


Il nostro viaggio in moto oggi ci porta in Piemonte e per la precisione nella provincia di Cuneo, una delle poche che consentono di percorrere svariati itinerari di oltre 100 km e di cambiare ambiente attraverso otto valli. Ma è comprensibile se si considera che è la terza più estesa in Italia (dietro Bolzano e Foggia) e che la sua superficie è superiore a quella di intere regioni, come Liguria e Val d'Aosta. Non per niente è nota anche con il nickname di "provincia granda".

Il percorso che affrontiamo si snoda tra Ormea e Alba e collega zone paesaggisticamente lontane tra loro, poiché si passa dalle Alpi Marittime della Valle Tanaro, fino alle colline delle Langhe, con una progressione che la moto permette di apprezzare senza filtri. Perché con la vegetazione variano le strade, i colori e, naturalmente, anche i profumi.

Una strada che incanta anche per la pesca

Si parte quindi da Ormea, il cui centro storico nato intorno all'anno Mille ha la particolarità di avere un perimetro che ricorda la forma di un cuore, un dettaglio romantico che si somma alla curiosa coincidenza che il nome del paese è l'anagramma della parola amore. La strada è ampia e corre a fianco del fiume Tanaro, vero paradiso di chi ama la pesca a mosca, fino a Garessio. Da qui si abbandona il fondovalle fino a raggiungere dopo una dozzina di chilometri i 1.381 metri della colla di Casotto, base di partenza degli impianti di risalita di Garessio 2000, una stazione sciistica nata negli anni Sessanta ma mai decollata definitivamente, a causa di una lunga serie di fallimenti.

Qui si che si guida la moto

Si torna a scendere verso Valcasotto attraverso boschi di castagne e nocciole, che rappresentano una risorsa inesauribile per la zona. In questo tratto il percorso è tortuoso, veramente a misura di moto, ma bisogna muoversi con cautela perché il fondo può essere reso insidioso dallo sporco lasciato dai mezzi agricoli, soprattutto in caso di pioggia. Le montagne più alte sono ormai alle spalle, ma si continua ad avanzare tra continui saliscendi che non lasciano il tempo di annoiarsi, ma di tanto in tanto vale la pena di concedersi una pausa per ammirare i panorami che iniziano ad aprirsi sulla serie di colline apparentemente senza fine.

La leggenda di Pamparato

Da Valcasotto si raggiunge Pamparato, un minuscolo centro di meno di 400 abitanti che deve il suo nome a una leggenda risalente all'epoca dei ripetuti assedi dei saraceni. Si dice che i mori videro un cane addentare un pezzo di pane condito con olio (panis paratus in latino), e pensando che nel borgo avessero viveri in abbondanza tanto da permettersi di nutrire senza risparmi gli animali, abbandonarono l'assedio.

Verso i castelli

L'itinerario prosegue in direzione di Roburent e quindi di Vicoforte, sempre su strade ricche di curve e di norma poco trafficate, che alternano tratti ritagliati nei fitti boschi ad altri più aperti che seguono il profilo dei crinali portando rapidamente verso il confine con le Langhe. Una quindicina di chilometri più avanti si entra infatti a Murazzano, comune dell'alta Langa che, come molti della zona, ha una popolazione in costante calo. Qui l'elemento di richiamo è rappresentato dal parco safari dove sono raccolti circa 400 esemplari di 50 diverse specie animali provenienti dai cinque continenti, dai canguri ai grandi erbivori. Da questo punto si inizia progressivamente a scendere in un panorama del tutto diverso, perché la vegetazione rigogliosa lascia spazio a ordinatissimi filari di vite a perdita d'occhio. Il panorama si apre su un'area all'interno del quale scorre il Tanaro che funge da divisorio tra Langhe e Roero, le prime sul lato destro, il secondo sulla riva opposta. A occhio nudo le differenze sono impercettibili, ma clima e terreni variano, con evidenti effetti sui vitigni che producono Barolo e Barbaresco da una parte, Arneis e Nebbiolo dall'altra. Si scende seguendo il profilo della collina fino al centro medievale di Dogliani e, da questo punto, l'itinerario prosegue su strade meno tortuose, ma sempre con continui cambi di direzione. Non a caso il percorso misto ricavato all'interno della pista di collaudo del Gruppo Fiat di Balocco è denominato Langhe. Come in circuito, le strade che portano verso Alba sono ideali per provare l'agilità di una moto, ma in più hanno il pregio di essere gratificati dal punto di vista paesaggistico, visto il panorama punteggiato da castelli. Ce n'è praticamente uno su ogni collina che si incontra lungo l'itinerario.

La capitale del tartufo

Passando da Monforte e da Barolo, si arriva seguendo il fondovalle fino al capoluogo, che in autunno diventa la capitale mondiale del tartufo bianco, dove il prezioso tubero viene scambiato durante la fiera con quotazioni che variano in continuazione, come quelle di tutti i beni pregiati, dal petrolio all'oro. Vino e tartufi valgono indubbiamente un viaggio per gli appassionati del settore, ma Alba ha indubbiamente altri motivi d'interesse, a cominciare dalle torri. Oggi non è possibile ammirare tutte quelle che erano valse il titolo di "città delle cento torri", ma quelle rimaste sono più che sufficienti per dare un senso alla visita.

L’itinerario è stato pubblicato sul numero 141 di Dueruote di Gennaio 2017, disponibile come arretrato e subito nella Digital Edition, cliccando qui!