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Yamaha Tracer 900

Stefano Gaeta il 14/04/2018 in Anteprime

Nuovo forcellone, più riparo aerodinamico e maggiore stabilità: la crossover giapponese è sempre veloce e gustosa, ma ancora più comoda. E per chi non si accontenta c'è la versione GT

Yamaha Tracer 900
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Non è un caso se anche nel primo trimestre del 2018 le moto più vendute siano delle crossover, termine generalmente utilizzato per identificare quel mix tra una maxienduro e una moto stradale pura, che assume contorni sempre più sfumati e variegati, ma che in ogni caso garantisce una grande versatilità; moto, insomma, da usare tutti i giorni nel classico tragitto casa-lavoro, nel week-end per divertirsi sulle strade tutte curve e, infine, per i grandi viaggi delle vacanze.

Nel 2015 Yamaha è entrata in maniera prepotente in questo segmento con la Tracer 900, derivata tecnicamente dalla naked tricilindrica MT-09 e rivista ovviamente in numerosi aspetti per essere polivalente e migliorare il comfort.

In tutto questo, non ha perso quel piacevole piglio sportivo e il lato prestazionale della MT-09, tanto che a Iwata classificano la Tracer 900 come “sport touring”. Agile e non mastodontica come certe moto del settore, facile nell’approccio, incarna perfettamente lo spirito delle crossover, pur interpretandolo in modo molto personale. A veicolarne da subito il successo ha pensato anche il posizionamento sul mercato: la Tracer era ed è infatti offerta ad un prezzo estremamente competitivo rispetto a molte delle principali concorrenti.

L’evoluzione del progetto

E così, forti di una base decisamente vincente, gli uomini di Iwata hanno deciso che per il 2018 era il momento di mettere mano alla Tracer 900, aggiornando alcuni particolari estetici e tecnici e, nel caso del nuovo allestimento “GT”, regalando alla loro tre cilindri ulteriori doti da viaggiatrice. Le abbiamo provate entrambe, dedicando ovviamente le attenzioni maggiori a quest’ultima, ricca di interessanti novità.

I cambiamenti che accomunano entrambi i modelli sono facilmente identificabili al primo colpo d’occhio: si è lavorato sul design della parte anteriore. Un restyling non fine a se stesso, ma anche al miglioramento del comfort di marcia: i nuovi fianchetti del serbatoio sono in grado di allontanare i flussi d’aria dalle gambe in maniera più efficace e lo stesso discorso vale anche per il parabrezza, che ha ora una dimensione maggiore ed è facilmente regolabile su 5 posizioni, anche durante la guida. Il manubrio è più stretto di 10 mm per permettere al pilota di rimanere maggiormente nella sagoma della moto mentre la nuova sella in due pezzi (con quella del pilota regolabile su due altezze) è piatta e spaziosa, ma mantiene quell’imbottitura un po’ dura che piace al pubblico sportivo. In ogni caso, Yamaha ha in catalogo tra gli accessori una sella comfort per il pilota (costa 185 euro) e una per il passeggero (165 euro), ordinabili singolarmente. Le pedane poggiapiedi del passeggero sono state riposizionate e ora i maniglioni sono integrati nel codino.

A livello tecnico va sottolineata una novità molto importante: il forcellone è stato allungato di ben 60 mm. Ne ha guadagnato la stabilità, soprattutto nella guida a pieno carico o in coppia.

La famiglia si allarga

La GT vanta un ulteriore upgrade a livello di dotazioni; la prima cosa che salta all’occhio è l’impiego di un bellissimo pannello TFT a colori, dal design decisamente raffinato. Rimanda al pilota una notevole quantità di informazioni e permette la regolazione di alcuni parametri tramite una pratica rotella sul blocchetto destro, facilmente raggiungibile durante la guida.
Le valigie laterali sono di serie e verniciate nella stessa colorazione della moto. Ben integrate nella moto e non fastidiose nel traffico, hanno una capienza di 22 litri l’una, più che sufficienti per un week-end di coppia. Per le grandi vacanze, bisognerà prevedere la borsa serbatoio o il portapacchi optional. A completare l’allestimento di questa pepata granturismo pensano le manopole riscaldate abbinate ai paramani, sospensioni interamente regolabili, il cruise control e il quickshifter unidirezionale.

La prova

La crossover Yamaha è stretta tra le gambe e in sella dà l’impressione di essere più piccola di quello che è. Ci troviamo comunque subito ben inseriti nel corpo macchina e, grazie anche al nuovo manubrio, tutto sembra essere facile, amichevole. Il blocchetto di accensione non è posizionato in maniera molto comoda ed è difficile da azionare quando si indossano guanti pesanti tuttavia, appena il tre cilindri si anima, ci si dimentica di questo piccolo difetto. La moto è caratterizzata da quel suono rauco che abbiamo imparato ad apprezzare con le prime tre cilindri della famiglia MT: gagliardo ma non maleducato e non troppo insistente.
Prima dentro e via: l’erogazione dei 115 CV è perfetta e, anche a bassa velocità, la risposta al comando del gas è morbida. La presenza delle tre mappe motore permette poi di gestire la potenza nel modo più idoneo al percorso e alle condizioni che si hanno di fronte e si può sempre contare sul controllo di trazione, regolabile su due soglie di intervento o disinseribile.

Affamata di curve

Anche se la crossover giapponese ama correre e offre il meglio di sé nella guida sportiva, non significa che non si possa trotterellare gustandosi il paesaggio, anzi… quando però la strada si allarga e la velocità aumenta, si intuisce subito che tutti i componenti della moto iniziano a lavorare al meglio delle loro possibilità. Le nuove sospensioni dedicate alla GT sono pluriregolabili e offrono sempre il corretto sostegno filtrando bene le piccole asperità; il monoammortizzatore permette di modificare il precarico tramite un pratico comando remoto che permette di accordare il rendimento in base al carico, in pochi secondi. In configurazione standard risulta comunque ottimamente tarato: non si schiaccia in uscita di curva quando si va a richiamare il gas e non è mai secco nelle risposte, anche dove il manto stradale non è particolarmente levigato. La forcella permette di disegnare traiettorie perfette, rendendo la Tracer stabile in percorrenza e svelta nei cambi di direzione. Il motore rimane però l’elemento più esaltante alla guida: è dotato di un tiro ai medi regimi davvero fantastico ed è in grado di allungare senza battere ciglio fino al limitatore. Serve andare a stuzzicare la parte altissima del contagiri? No: grazie al quickshifter (che funziona solo a salire di rapporto), snocciolare le marce in rapida sequenza con il gas spalancato è uno degli aspetti più divertenti della guida di questa tre cilindri.

Il prezzo è ok

Nonostante questo, la Tracer 900 GT rimane una moto dall’anima “dual”: si può infatti inserire il cruise control e gustarsi i chilometri in maniera decisamente confortevole. Nei trasferimenti veloci c’è tutta la protezione che serve: basta regolare il parabrezza nella posizione più alta per viaggiare ben isolati, accompagnati da vibrazioni ridotte, da un sound gradevole e da un’ergonomia non stancante, indipendentemente dalla taglia del pilota. Validissima anche la frenata: nonostante l’ABS sia piuttosto conservativo, la leva anteriore offre tutta la modulabilità e la potenza che servono a guidare sereni; solo la risposta del freno posteriore ci è sembrata un po’ troppo grintosa ma l’antibloccaggio è lesto a mettere una pezza quando si esagera con la pressione sul pedale.

L’ultima considerazione riguarda il prezzo: a fronte dei 10.850 euro necessari per mettersi in garage la versione standard, riteniamo che il maggior impegno economico richiesto per la GT (1.600 euro) sia assolutamente giustificato da una dotazione ricca e ben centrata con lo spirito della moto, quindi da valutare con attenzione.

Dati tecnici dichiarati

Motore
3 cilindri in linea, 847,0 cc
alesaggio x corsa 78,0x59,1 mm
raffreddamento a liquido
rapporto di compressione 11,5:1
distribuzione doppio albero
a camme in testa
4 valvole per cilindro
iniezione elettronica
lubrificazione a carter umido
Trasmissione
finale a catena
frizione multidisco in bagno d'olio
cambio a 6 rapporti
Controlli elettronici
gestibili dal pilota
3 mappature
2 livelli controllo di trazione
Ciclistica
telaio a diamante in alluminio
inclinazione cannotto di sterzo 24,0°
avancorsa 100 mm
forcella rovesciata da 43 mm
forcellone in alluminio e ammortizzatore
regolabile nel precarico
escursione 137/142 mm
Freni
ant. 2 dischi da 298 mm
pinza ad attacco radiale a 4 pistoncini
post. disco da 245 mm
ABS di serie
Pneumatici
ant. 120/70-R17 - post. 180/55-R17
Dimensioni (mm)
lunghezza 2.160 - larghezza 850
interasse 1.500 - altezza sella 850
serbatoio da 18 litri
peso in ordine di marcia 214 kg
Prestazioni dichiarate
84,6 kW (115 CV) a 10.000 giri,
87,5 Nm (8,9 kgm) a 8.500 giri
Colori disponibili
grigio, nero, blu (solo GT)

Pregi e difetti

Pregi
Motore
Ciclistica
Versatilità

Difetti

Sella dura
Yamaha Tracer 900
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