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Indian e Baume & Mercier, un matrimonio all'insegna dello stile

il 25/05/2018 in Attualità

La maison svizzera di orologeria celebra la sua collaborazione con Indian, in una giornata all'insegna dello stile e della passione per la meccanica e per il movimento

Indian e Baume & Mercier, un matrimonio all'insegna dello stile
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Cosa c’entra una maison di anta orologeria svizzera con la più antica Casa motociclistica? In apparenza nulla. E invece i punti di contatto sono moltissimi. Il filo rosso che unisce Baume & Mercier e Indian si chiama “stile di vita”. Attraverso questa filigrana è possibile leggere un dna che parla di heritage, maestria artigianale e passione per la meccanica. Già, perché a ben vedere il corpo di un orologio e il motore di una moto sono governati da organi meccanici che danno vita al movimento.

Le due facce diverse della stessa medaglia hanno trovato una perfetta sintesi nel Clifton Club Indian Burt Munro Tribute, l’edizione limitata (1967 esemplari) di cronografi a carica automatica impreziosita da una serie di dettagli speciali che celebrano lo straordinario successo di Burt Munro. Per celebrare il matrimonio tra Baume & Mercier e Indian si è tenuta una giornata speciale al circuito di Vairano di Vidigulfo, nel pavese. Qui l’intera gamma di classic Indian è andata a braccetto con la produzione d’orologeria di Baume & Mercier, dove spicca il nuovo Clifton con l’inedito movimento Baumatic. A fare gli onori di casa anche l’ex olimpionico di nuovo Massimiliano Rosolino, brand ambassador della maison svizzera.

L’epopea di Munro

Un nome, quello di Munro, che rappresenta un pezzo di storia importante per Indian. Burt Munro era una persona incredibile, che dedicò tutta la sua vita al motociclismo. La sua passione per la velocità nacque molto presto: mentre lavorava nel settore edile, gareggiava come pilota di speedway amatoriale e la sua bravura sulle piste gli valse la popolarità sulla scena neozelandese. Nel 1920 ebbe l’opportunità di acquistare una Indian Scout 1920, ma la moto non andava oltre le 55 miglia orarie… davvero poche per un amante della velocità come Burt. Prese così forma il progetto a cui avrebbe lavorato per i successivi 55 anni: modificare la sua Scout per renderla più veloce.

Burt si recò dieci volte a Bonneville Salt Flats, la prima volta per un sopralluogo, le altre nove per gareggiare, stabilendo tre record di velocità. Il primo risale al 1962, con un motore Scout cilindrata 883cc che portato a 850cc fruttò a Burt il record di classe, a 288 km/h. Quattro anni dopo, nel 1966, con la cilindrata portata a 920cc stabilì il nuovo record di classe 1000cc a 270,476 km/h.
L’anno seguente, il 1967, dopo aver modificato il motore per aumentarne di altri 30cc la cilindrata e portarla a 950cc, conquistò il record di classe 1000cc a 296,11 km/h. L’elenco ufficiale sarebbe stato rettificato 47 anni più tardi, per registrare il record che sopravvive ancora oggi nonostante Munro stesso lo avesse superato in qualifica, raggiungendo i 305,89 km/h. Sempre in qualifica, fu cronometrato addirittura a 320 km/h, senza però stabilire un record visto che non si trattava di una prova ufficiale.

La sua storia, che ha ispirato generazioni di centauri, nel 2006 è stata raccontata nel film “Indian – La grande sfida” con Anthony Hopkins, una storia che fa sognare. L’aerodinamico guscio rosso della sua Scout, il cosiddetto streamliner, si caratterizza per il numero fortunato 35 riprodotto in nero e giallo, oggi immediatamente riconoscibile come icona dello spirito temerario di Burt che gli ha permesso di trasformare i suoi sogni in realtà e leggenda.
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