Elettrico: Tacita T-Race Diabolika


di Christian Cavaciuti martedì, 12 dicembre 2017
Il gusto di cambiare le marce, una ciclistica raffinata, un look che non passa inosservato. Questa flat track elettrica è una moto pensata per guidare in strada, ma anche in fuoristrada. Analisi, caratteristiche e prova



Il nostro viaggio nel mondo delle moto elettriche ci ha già convinto: sono finiti i tempi in cui scendendo da una moto elettrica si restava perplessi. Se fino a pochi anni fa infatti le aspettative del motociclista medio in termini di esperienza di guida – prestazioni del motore, agilità della ciclistica – restavano deluse, le elettriche attuali, perlomeno quelle di fascia alta, sono moto gradevoli in modo a volte sorprendente, e l'unico vero limite che rimane è quello dell'autonomia.

Tacita la conosciamo da quando abbiamo avuto il primo contatto con la supermotard T-Race M. L'azienda piemontese con l'off-road nel DNA produce moto "full-size" pensate per non avere limiti in fuoristrada, articolate in una versione enduro, una rally, una motard e questa flat track chiamata Diabolika.

La Diabolika, che condivide con le sorelle la base tecnica (telaio, batteria, motore) tutta "made in Tacita", si distingue per la coppia di ruote da 19" e la verniciatura nero e oro delle sovrastrutture, interamente in fibra di carbonio. Esiste in due varianti, la svelta 5,3 kWh e la 10,6 kWh, con due batterie supplementari collocate a mò di borse laterali che raddoppiano l'autonomia fino a farle sfiorare i 150 km.

Il progetto T-Race, su cui è basata anche la Diabolika, ha ben evidenti i suoi geni fuoristradistici. Il telaio è un monoculla sdoppiato in acciaio, con interasse da 1.440 mm e sospensioni "alte": forcella Marzocchi a perno avanzato da 45 mm, mono Öhlins con leveraggio. Il motore trifase a induzione da 25 kW rafreddato a liquido è costruito in casa (ogni modello Tacita ha un motore dedicato), come pure in azienda sono realizzati l'assemblaggio delle celle litio-polimero e il sistema di gestione (BMS).


Una moto elettrica con il cambio

Peculiarità di Tacita, utile in off-road ma anche per limitare i consumi, è la presenza di un cambio a 5 rapporti, sempre realizzato da Tacita, con frizione idraulica e finale a catena. I freni sono Brembo, con disco da 300 mm anteriore e 220 mm posteriore. La strumentazione è sempre compattissima, ma con più informazioni fra cui la potenza istantanea assorbita dal motore; restano le due mappe Eco e Sport e la possibilità di avere o meno il freno motore (rigenerativo).

Avevamo guidato brevemente uno dei primi esemplari di Diabolika, questa però è una model year 2017 definitiva. Tutte le moto elettriche hanno miglioramenti consistenti di anno in anno, in particolare per quanto riguarda la densità energetica e la gestione delle batterie; sulla Diabolika questi aspetti passano però in secondo piano rispetto alla maturazione complessiva del progetto. La Diabolika ha fatto enormi passi avanti in termini di fluidità di marcia e feeling generale. È evidente il lavoro fatto sul comando del gas (anche se nell'apri-chiudi l'inerzia del rotore rimane avvertibile) e sull'equilibrio ciclistico, già buono in precedenza ma ora davvero ottimo, specie sulla 5,3 kWh.


 

La prova: fluida sempre, sportiva se serve

Abbiamo guidato la Diabolika, in entrambe le versioni, su un lungo percorso nelle colline alle spalle di Torino, comprendente alcuni facili sterrati. Omologata anche per l'utilizzo in coppia, la Diabolika offre probabilmente la migliore abitabilità tra tutte le moto elettriche che abbiamo provato. Stretta tra le gambe, si allarga nettamente nella zona dei convogliatori, un po' come una maxi-enduro con serbatoio da 30 litri; e in effetti lì sono collocate le due batterie principali.

Nel complesso, però, il peso è ben distribuito, soprattutto sulla versione da 5,3 kWh. Sulla 10,6 kWh i chili supplementari delle batterie a sbalzo sono avvertibili, ma quasi solo da fermi. Una volta partiti, la Diabolika mette immediatamente a proprio agio: il manubrio largo e le quote ciclistiche azzeccate consentono di guidarla come una normale enduro di media cilindrata, con il plus di un motore sempre "in coppia" e di un gran confort: niente calore, niente rumore, niente vibrazioni e la possibilità, volendo, di dimenticarsi del cambio: generalmente si può usare sempre la terza marcia, la frizione e le altre marce aiutano soprattutto in sterrato e nelle forti salite e discese. In questo quadro stona un po' la sella "fuoristradistica", stretta e decisamente dura; ma è un peccato veniale.

Buono il funzionamento delle sospensioni, anche se il mono ci è parso un po' rigido nel set up scelto; i freni hanno una taratura da off-road, per cui il feeling è "morbido" ma il mordente, se si tira la leva, c'è tutto. E se si decide di divertirsi un po', la Diabolika non si tira indietro: la potenza non è stratosferica, ma la coppia (60 Nm) è buona, e le reazioni della moto sempre prevedibili. E del resto la cugina T-Race Motard ha fatto impallidire la concorrenza - non solo elettrica - su tutti i tracciati in cui si è presentata...

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