Attualità
E' morto Alex Zanardi, un grande esempio di sport e di vita
A 60 anni ci lascia l'ex campione di Formula 1 e handbike, ma soprattutto un uomo capace di riemergere dalle mille difficoltà della vita
Perché parliamo di Alex Zanardi, oggi che è arrivata la notizia della sua morte (avvenuta ieri)? In fondo non era un pilota di moto, e quindi la sua scomparsa avviene al di fuori del nostro perimetro abituale. Il motivo è presto detto: Alex Zanardi è stato uno di quegli sportivi il cui lascito, la cui opera, va al di là delle singole discipline. Zanardi è stato un campione, di quelli con la C maiuscola. Un eroe moderno. Un esempio da seguire.
Zanardi è un campione che ha vinto gare e ha saputo anche vincere contro un destino avverso. Con Zanardi se ne va non soltanto un ex pilota di Formula 1 o un simbolo del paralimpismo mondiale, ma uno degli uomini più amati dello sport italiano. Uno che, davanti ai colpi della vita, aveva sempre scelto di reagire accelerando.
GLI ESORDI IN FORMULA 1
Bolognese, classe 1966, Alex aveva scoperto la passione per i motori da ragazzo, quando il padre gli regalò il primo kart. Da lì la trafila classica: formule minori, talento puro, poi il grande salto in Formula 1 nel 1991 con la Jordan. Nel Circus avrebbe guidato anche per la Lotus e la Williams, senza però raccogliere i risultati che il suo talento prometteva. Ma Zanardi non era uno destinato a fermarsi davanti alle delusioni.
Fu negli Stati Uniti, nella Formula CART, che trovò la sua dimensione. Tra il 1996 e il 1998 diventò una star assoluta: spettacolare, aggressivo, velocissimo. Il pubblico americano lo adorava per quel mix unico di talento, ironia e umanità.
L'INCIDENTE AL LAUSITZRING E L'AMPUTAZIONE DELLE GAMBE
Il 15 settembre 2001, al Lausitzring, in Germania, la sua monoposto finì fuori controllo venendo centrata in pieno da Alex Tagliani. Un impatto devastante. Zanardi perse entrambe le gambe e rischiò di morire dissanguato. Sopravvisse dopo ore drammatiche, sedici interventi chirurgici e diversi arresti cardiaci. Per chiunque sarebbe stata la fine. Per Alex no.
Perché Zanardi aveva una qualità rara: riusciva a trasformare il dolore in energia. Trovò nello sport paralimpico una nuova vita. Con l’handbike diventò ancora una volta campione: quattro ori paralimpici tra Londra 2012 e Rio 2016, otto titoli mondiali, un esempio planetario di resilienza e determinazione.
L'INCIDENTE DEL 2020
Poi, il 19 giugno 2020, un altro incidente terribile. Durante una staffetta benefica in handbike sulle strade della Toscana, Zanardi si scontrò con un camion lungo la statale 146, nel Senese. Ancora una volta condizioni disperate, operazioni infinite, coma, riabilitazione. Ancora una volta sembrava impossibile sopravvivere. E invece Alex era riuscito perfino a tornare cosciente, protetto dall’affetto della moglie Daniela e del figlio Niccolò.
UN ESEMPIO PER TUTTI
La sua storia resterà molto più di un elenco di vittorie o di incidenti. È stata la dimostrazione concreta che il coraggio non significa non avere paura, ma continuare ad andare avanti nonostante tutto.
E forse è proprio questo il lascito più grande di Alex Zanardi: aver insegnato a tutti che la forza di un uomo non si misura da ciò che perde, ma da quello che riesce ancora a costruire dopo.
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