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Harley-Davidson: elettrico e piccole cilindrate i veri pilastri della rivoluzione

Marco Gentili il 31/07/2018 in Attualità

Più che per le nuove Streetfighter e Adventure touring: la trasformazione della Casa di Milwaukee passa dalla conquista del mercato indiano e soprattutto dal ruolo di primo piano sull'elettrico. Harley-Davidson avrà la gamma prodotto a batterie più grande di qualunque altro costruttore di moto. E l'Italia reciterà un ruolo centrale. Vediamo perché

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I dazi imposti dall’Europa sulle merci americane. Una gamma prodotto che non funziona più come una volta. Logiche produttive che non possono prescindere dall’internazionalizzazione degli stabilimenti. E i mercati finanziari che puniscono l’andamento del titolo in Borsa. Un mix di fattori micidiale, che avrebbe ucciso un bufalo. Invece Harley-Davidson, che nel panorama motociclistico resta un colosso del settore con 242.800 moto vendute all’anno (tanto per fare un confronto, BMW ne vende 164.153), punta tutto sull’innovazione.

Il dito e la luna

A ben vedere, nella nota che ieri è stata diffusa alla stampa (e in cui la Casa di Milwaukee annunciava la nuova piattaforma modulare da cui prenderanno vita la Pan America, la Streetfighter e una nuova custom), le vere notizie erano ben nascoste. Il dito indicava la luna, e tutti si sono messi a fissare il dito. Il futuro strategico della Casa statunitense è scritto infatti in due passaggi assolutamente innovativi. Vediamo bene quali sono.

Le piccole cilindrate

L’obiettivo dichiarato di Harley-Davidson è quello di raggiungere due milioni di nuovi motociclisti negli Stati Uniti nei prossimi 10 anni e portare al 50% (dall’attuale 38%) la quota di moto prodotte all’estero. Quello collegato è relativo alla uova geografia mondiale delle moto. Perché per Harley-Davidson il mercato che va meglio in termini di performance è quello Asia-Pacific (dove le vendite sono cresciute del 24% lo scorso anno) seguito da quello europeo (+7,4). E se agli harleysti americani piace la “moto grande”, la custom più tradizionale, ai rider asiatici si può proporre qualcosa di differente. La vera rivoluzione infatti riguarda la pianificata espansione sul mercato indiano – quello con il maggiore tasso di crescita - dove verrà lanciata una gamma prodotto di piccola cilindrata (da 250cc a 500cc) attraverso un'alleanza con un produttore locale.

Una vera gamma elettrica

Ma soprattutto colpisce la svolta di Harley-Davidson sul fronte dell’elettrico. Attualmente l’azienda guidata da Matt Levatich è quella che, in tutta l’industria motociclistica, ha il piano più organico e ambizioso sulla mobilità alternativa. Lasciando stare la già annunciata versione di serie del Project LiveWire, che vedrà la luce già il prossimo anno (e al cui interno batterà un cuore italiano, visto che il motore elettrico sarà realizzato nella sede barese di Magneti Marelli), Harley-Davidson punta a realizzare una gamma completa di veicoli elettrici, più piccoli, maneggevoli e adatti a tutte le tipologie di motociclista. Non solo quindi una moto elettrica, ma un modello a batterie in ogni segmento di mercato, già dalle medie cilindrate.

Il ruolo dell’Italia

In questo quadro non stupirebbe che l’internazionalizzazione della produzione di Harley-Davidson passasse proprio dall’Italia. Il recente invito del presidente degli industriali di Torino a Matt Levatich di aprire lo stabilimento europeo sul suo territorio, unito all’italianità del fornitore di motori elettrici (la Magneti Marelli di Modugno, nel Barese), renderebbe il nostro paese un hub chiave nella strategia produttiva di Harley-Davidson.
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  • francocibrario@mac.com
    bella notizia - che il ProjectLiveVire sia di buon auspicio per far diventare l'Italia l'hub chiave per la produzione elettrica di HD

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