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Veicoli elettrici: come valutare un usato?

Marco Gentili
di Marco Gentili il 08/04/2021 in Manutenzione
Veicoli elettrici: come valutare un usato?
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Come faccio a capire la situazione delle batterie? I chilometri sono un indice di usura? Ecco tutto quello che bisogna sapere se si intende acquistare un veicolo di seconda mano

Sul mercato si sta arricchendo la flotta dei veicoli elettrici di seconda mano. Ma se per valutare un usato con motore endodermico bastano pochi semplici accorgimenti (oltre che la classica "visita" da un meccanico), le cose cambiano parecchio se dobbiamo valutare il reale stato di salute di un veicolo elettrico. In questo caso, infatti, le competenze richieste sono differenti. Ed è per questo che abbiamo deciso di fare questa guida. Per la quale ci siamo serviti della consulenza di un esperto (ovvero Luca Ammendola, quaqlity manager di Askoll).

 

Voglio acquistare uno scooter elettrico usato. Cosa devo valutare?

Al netto della parte meccanica, l’unica cosa da considerare quando si acquista un veicolo è lo stato di conservazione della batteria. Il problema è che in commercio non esistono strumenti diagnostici che un privato possa usare per valutare quanti sono stati i cicli di ricarica effettuati dal precedente proprietario, come essi sono stati fatti, né se la batteria ha subito fenomeni di under voltage, sbalzi di tensione o di temperatura. Bisogna quindi dedurre lo stato delle batterie da altri elementi.

 

Dal punto di vista costruttivo e componentistico, uno scooter elettrico è fatto per durare nel tempo?

Sì. A oggi, con la tecnologia disponibile, la parte meccanico/telaistica e quella elettronica (quindi display, inverter e cpu) sono progettati a vita quasi infinita. Insomma, un veicolo elettrico può essere guidato senza problemi anche per più di 10 anni. Il problema sono, ovviamente, le batterie.

 

Il chilometraggio è un indicatore utile, così come lo è per i veicoli endotermici?

No. Il paradosso dei veicoli elettrici poco usati è che il loro pacco batterie, essendo stato poco sfruttato, si è deteriorato di più di quanto avviene in veicoli con molti chilometri. Un mezzo con tanta strada alle spalle, infatti, è un veicolo che ha un pacco batterie che è stato ricaricato spesso ed è stato usato regolarmente. Questa affermazione arriva da un confronto con costruttori che forniscono sia veicoli per uso privato, sia flotte di noleggiatori o utenti professionali. Uno scooter maltrattato da un utente professionale supera la prova dei tre anni, mentre molti veicoli di privati, usati in modo sporadico, invecchiano prima e peggio (almeno dal punto di vista delle batterie).

 

Un mezzo che è stato usato a livello urbano solo nelle mappature motore più conservative (ad esempio la Eco) è meglio di un veicolo che è stato “tirato” di più?

No, anzi. Per quanto dicevamo prima, più un veicolo è portato al massimo dello sforzo, meglio è. E questo vale soprattutto per le batterie.

 

Qual è la soglia critica per giudicare lo stato di un pacco batterie?

In genere i tre anni sono lo scoglio principale per le batterie di una moto o scooter elettrico. Dopo quella soglia, è preferibile sostituire le batterie non tanto perché le vecchie non funzionino più, quanto perché – come accade in qualunque batteria al litio – il decadimento è inevitabile, e quindi la loro performance ne risente, in termini di durata della carica.

 

Il modo nel quale vengono effettuati i cicli di ricarica sui veicoli elettrici influisce sulla durata delle batterie stesse?

No. Alcune aziende suggeriscono agli utenti, almeno nei primi cicli di ricarica di un veicolo nuovo, di arrivare a scaricare il più possibile le batterie, prima di ricaricarle. Questo però serve solo ad alcuni settaggi interni al veicolo. Il litio, infatti, è un materiale senza memoria; pertanto una ricarica fatta con le batterie al 50% non danneggia la loro performance più di un ciclo di ricarica completo.

 

Qual è il principale nemico della conservazione delle batterie?

I nemici sono due. Il primo è l’inattività prolungata, che ne danneggia prestazioni e resa. Il secondo - e più pericoloso - invece è il freddo. A parità di condizioni d’uso, le batterie di un mezzo elettrico a Palermo hanno una riuscita immensamente migliore di quelle di un mezzo che circola nel Nord Italia.

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