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SBK: Marco Barnabò, passione Ducati

di Stefano Borzacchiello, foto Alex Photo, Team Barni Racing, Antonio Inglese il 03/09/2018 in Sbk

Una vita per le moto, un amore per le Rosse che lo ha portato a creare il team Barni Racing, con cui domina l’Italiano e si è conquistato un posto di primo piano nel Mondiale SBK

SBK: Marco Barnabò, passione Ducati
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Questa intervista è stata pubblicata sul numero di Dueruote di Giugno 2018, disponibile nella Digital Edition, cliccando qui! 

Trasformare la propria passione in un lavoro è il sogno di molti. Pochi sono quelli che ci riescono. Marco Barnabò, classe 1969, è uno di quei pochi che possono dire di avercela fatta, lavorando duramente giorno dopo giorno per costruire il suo team. Una squadra che dai trofei nazionali è cresciuta nel CIV (diventandone un punto di riferimento), per poi iniziare il percorso internazionale che l’ha portata ad affrontare prima la STK1000 e oggi il Mondiale SBK.

Passione Ducati

Idee chiare, un passo alla volta e una scelta di metodo precisa – lavorare solo sulle Ducati – che si è rivelata decisiva, perché poche altre squadre possono vantare il loro know-how. Il team Barni è stato il primo a far correre nell’Italiano la Panigale e in questa stagione ha portato al debutto la neonata Panigale V4, nel National Trophy.

Esperienza, passione e la dedizione di tutta la famiglia Barnabò, con la moglie Pamela che è una colonna portante e, oltre a fare la mamma, cura l’organizzazione del team, trasferte comprese. Questo insieme di fattori così ben amalgamati oggi ha portato la squadra, con sede a Calvenzano, nella bergamasca, ad essere un esempio di efficienza e il miglior team privato della SBK – anzi, seguendo la nuova definizione, il miglior team indipendente.

A chi lamenta ancora che non esiste più la SBK di una volta, vogliamo ricordare che nel Mondiale c’è ancora spazio per uomini come Marco Barnabò e la sua squadra. “Ho sempre avuto la passione per le moto e la meccanica. Da ragazzo - ci racconta Marco - lavoravo come dipendente in una concessionaria, facevo il meccanico di auto, e nel tempo libero aiutavo il padre di quella che sarebbe diventata mia moglie che preparava moto da pista. Scattò allora la voglia di creare qualcosa di mio, e nel 1996 insieme al pilota Matteo Colombo iniziai l’avventura. Eravamo solo noi: lui correva, io facevo il resto occupandomi di tutto, dalla messa a punto al cambio gomme. Ho iniziato così a creare un piccolo team, circondandomi di persone appassionate come me, alcune delle quali sono in squadra ancora oggi. Fu allora che scelsi di correre con moto Ducati e non ho più cambiato idea, è stata una decisione importante per la nostra squadra”.
 

Finora il tuo lavoro ti ha ripagato e anche credere nelle persone giuste ha avuto il suo peso.
“Certo, lo dimostra il percorso di Xavi Forés: ho creduto in lui, sapevo che aveva del potenziale ed è stato un crescendo di risultati. Ora abbiamo raggiunto un livello in cui il podio è alla portata, la vittoria possibile, ma non ci siamo certo arrivati per caso: oggi raccogliamo i frutti del lavoro di anni su questa moto che ho iniziato a conoscere ancora prima che corresse nel Mondiale”.
 

In tanti anni di corse nella tua squadra sono passati molti piloti: a quale sei più legato?
“Tutti quelli che hanno corso con noi mi hanno dato qualcosa, nel mio team posso dire di aver avuto tutti piloti di cui conservo un ottimo ricordo e rapporto. Nelle corse non è certo una cosa da poco. Di sicuro con Michele Pirro si è creato un bel legame, insieme abbiamo condiviso e vinto tanto, e ora anche con Xavi Forés si è creato un bel feeling. Un altro pilota a cui sono molto legato, è Danilo Petrucci. Insieme a lui siamo diventati internazionali: quando è arrivato partecipavamo solo al CIV, ma una delle richieste che mi fece per correre insieme era di poter fare la Coppa del Mondo STK1000. Noi non avevamo mai corso a quel livello, ma accettai la sfida. Iniziò così una nuova avventura e siamo andati subito forte, grazie al suo talento e alla nostra competenza e voglia di vincere. Se abbiamo fatto il Mondiale è anche merito suo. Danilo però voleva arrivare alla MotoGP, e dopo una stagione spettacolare prese la strada del team Ioda di Sacchi. Al termine di quella avventura nei GP, che gli aveva lasciato segni profondi, aveva voglia di ripartire sulle derivate; le nostre strade stavano di nuovo unendosi, ma in quel momento gli si aprirono le porte del team Pramac Ducati e il resto è storia. Comunque siamo rimasti in ottimi rapporti, chissà mai…”.

Il ricordo più bello

Nella bacheca dei tuoi ricordi quale occupa un posto speciale?
“La prima vittoria di Danilo Petrucci nella STK in Francia ha avuto un sapore unico. Ma una grande gioia la provai al CIV quando facevo correre tre piloti nella SBK: Cruciani, Polita e Conforti. A Vallelunga si giocavano la vittoria loro tre, se penso a quel momento ho ancora la pelle d’oca. Tre miei piloti che lottano uno contro l’altro per vincere: un sogno per ogni team manager. Oggi quando ripenso a tutti questi anni di gare spesso mi affiorano alla memoria i momenti difficili, ma credo che quelli belli li vivi sul momento e te li godi; quelli brutti anche se non sempre hai voglia di ritirarli fuori, ti insegnano molto. In questo lavoro li vivi entrambi, anche situazioni difficili che ti lasciano segni come quando si è fatto male Eddi La Marra. O come quella volta a Donington quando sono andato a prendere Forés al parco chiuso e piangeva perché non riusciva a guidare la moto. O quella volta in cui la nostra Panigale ha preso fuoco ad Aragon: quando la vidi bruciata mi veniva da piangere. Ma non ci siamo persi d’animo, lavorando la notte per rimediare. E il giorno dopo corremmo la gara: son quei momenti in cui ti viene da dire ma chi te lo fa fare! Sei sempre in giro per il mondo, spendi un sacco… poi pensi alle emozioni che ti sono arrivate facendo un podio e passa tutto, sei ancora pronto a ripartire per la prossima gara”.
 

Avendola vista crescere: quali sono stati i pregi e quali i limiti della Panigale?
“La Panigale è una gran moto che ha però richiesto molto lavoro alla Ducati, e nel momento in cui ha iniziato ad andare forte sulla sua strada si è trovata un Jonathan Rea e una Kawasaki stellari. Di sicuro è complessa da mettere a punto a livello ciclistico. Noi la conosciamo così bene che facciamo regolazioni al millimetro di mezzo grado… e questi piccoli aggiustamenti, ci siamo accorti, fanno la differenza”.

 

La prima della Ducati Panigale V4

 

Il tuo team ha portato all’esordio la Panigale V4 nel National Trophy, che cosa puoi dirci della sua prima gara?
“Dal punto di vista sportivo è presto per dare dei giudizi perché è una moto nuova tutta da sviluppare. Di sicuro questa stagione ci servirà per fare quell’esperienza che pagherà il prossimo anno quando tutti correranno con la Panigale V4”.
 

Forés ci ha detto che nella tua squadra si sente come in famiglia, su cosa lavorate per creare questo ambiente?
“Secondo me l’armonia è la cosa più difficile da creare, forse ancora di più che far andare forte la moto. Un ambiente di lavoro sano e professionale è uno dei nostri punti di forza. C’è stima, rispetto e amicizia. Questo il pilota lo sente e si sente messo nelle condizioni migliori per potersi esprimere. Xavi Forés sta andando così perché insieme siamo riusciti a esaltare il suo talento: la sua testa ha fatto uno step. Fare squadra è anche saper tenere insieme le persone, capire i problemi di ciascuno. Ma la verità è che sono fortunato: le persone che lavorano con me sono tutte appassionate e competenti, e tutto è più facile”.
 

Cosa significa essere un team indipendente nell’attuale SBK?
“Noi siamo un team privato, ma quest’anno ci definiscono ‘team indipendente’, ovvero un team che non ha un aiuto tecnico ed economico da parte della Casa: di fatto, non è cambiato niente rispetto all’anno scorso. Se scelgo di aver del materiale io, come qualsiasi altro team che volesse correre con moto Ducati, compro i pezzi. C’è collaborazione e i rapporti che ho costruito negli anni con la Casa sono tali che se serve, loro hanno la possibilità di farci provare del materiale e, viceversa, se noi troviamo una soluzione che reputano interessante possono testarla. Come dicevo, lavoro sulle moto bolognesi da oltre 20 anni e ho iniziato per primo a lavorare sulla Panigale in pista nel CIV; e lo faccio non perché me lo chiedono, bensì perché fa parte del mio percorso come team. Se durante questa fase poi chiedo una consulenza, sono ben lieti di ascoltarmi. I risultati che otteniamo ora sono il frutto del lavoro di anni, e di sicuro conoscere così bene le Ducati, non aver mai cambiato bandiera, ci dà una conoscenza che pochi altri hanno. Ci siamo costruiti, non ci siamo trovati niente di pronto, e questo è un messaggio agli altri team: si può fare. L’esperienza non si compra. Puoi avere un grosso budget, puoi avere una moto buona, ma se non hai un team preparato... Serve un gruppo di lavoro coeso, che lavora insieme da anni. Nelle corse non ci si improvvisa”.
 

Cosa ne pensi dell’attuale regolamento del campionato?
“Ho sempre pensato che dal momento che le regole sono uguali per tutti, con la mia squadra dovevo cercare di riuscire a ottenere il miglior risultato. Poche storie. Una regola di vita che ho iniziato ad applicare fin dai primi anni al CIV. Oggi sento tanti parlar male del regolamento, e non lo capisco. La Dorna ha cercato un modo per rendere le gare più belle, e il fatto che lo siano diventate è sotto gli occhi di tutti. E alla fine vince ancora chi vinceva prima, quindi direi che non sono stati alterati i valori in campo. Poi tutto è migliorabile, ma è anche vero che non è possibile fare un regolamento che accontenti tutti, ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire. Oggi il Campionato è più bello. Puntare il dito è sempre facile…”.
 

Qual è il tuo prossimo obiettivo?
“Ogni anno penso sia l’ultimo - ci spiega Marco - un grande sponsor purtroppo ancora non investe su un team privato e non è facile mettere insieme il budget. Le soddisfazioni che raccolgo mi danno lo stimolo ad andare avanti, molte mi arrivano da appassionati che credono in noi. La mia casa per buona parte dell’anno è il nostro camion, dove ho la mia stanza in giro per il mondo, fra CIV e Mondiale SBK sono sempre via. Ma perché lo faccio mi dico? la risposta più sincera è quella che ti avrei dato all’inizio di tutto: per passione!”.

Questa intervista è stata pubblicata sul numero di Dueruote di Giugno 2018, disponibile nella Digital Edition, cliccando qui!

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