Motogp
MotoGP 2027: addio alle wildcard
Dietro la scelta si cela una precisa strategia per gestire la transizione tecnica più delicata dell'ultimo ventennio
Il 2027 si preannuncia come l'anno "zero" per il motomondiale. Oltre al passaggio ai motori da 850cc e all'abolizione degli abbassatori, la Grand Prix Commission ha sganciato un'altra bomba regolamentare: le wildcard saranno ufficialmente abolite per la classe regina a partire dal 2027.
Questa decisione segna la fine di un'era in cui collaudatori di lusso e vecchie glorie tornavano in pista per singoli weekend, ma dietro la scelta si cela una precisa strategia per gestire la transizione tecnica più delicata dell'ultimo ventennio.
L'obiettivo principale degli organizzatori è garantire una parità di condizioni in un momento di totale reset tecnico. Con l'esordio delle nuove moto da 850cc, permettere wildcard significherebbe concedere ai costruttori dati preziosi in condizioni di gara che i team ufficiali non potrebbero replicare nei test privati. Dal 2027, tutti i costruttori inizieranno dal "Grado B" del sistema di concessioni. L'abolizione delle wildcard impedisce a chiunque di aggirare le restrizioni sui test camuffando lo sviluppo sotto forma di partecipazione ai Gran Premi.
La commissione è stata categorica anche sul breve termine: nel 2026 non sarà possibile schierare wildcard che utilizzino i prototipi 2027. Questa postilla serve a evitare che case come Ducati, KTM o Aprilia possano "testare" le nuove 850cc durante i weekend di gara dell'anno precedente, ottenendo un vantaggio competitivo sleale prima del debutto ufficiale della nuova categoria.
È importante sottolineare che questa restrizione riguarda solo la MotoGP. Nelle classi minori, le wildcard rimarranno permesse, continuando a svolgere la loro funzione storica: permettere a giovani talenti locali o team dei campionati nazionali, come il CEV o il CIV, di mettersi in mostra sul palcoscenico mondiale.
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