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Tutti i SEGRETI dei piloti

Adam Wheeler, adattamento di Christian Cavaciuti, foto Monster Energy il 25/09/2018 in Motogp

Correre in moto senza paura è fondamentale per ogni pilota. Ma come si allenano? Come trovano la concentrazione e come imparano a gestire lo stress... Lorenzo Baldassarri, Pecco Bagnaia e Alex Marquez ci raccontano la loro esperienza e come si preparano ai GP

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La guida di una MotoGP richiede reazioni rapide, un cuore da nuotatore, l’abilità fisica di usare ogni singolo muscolo per controllare una moto a medie pazzesche e una capacità di concentrazione che sfocia nella cosiddetta “visione a tunnel”. I piloti per arrivare a certi livelli sfruttano la formativa Moto2 per imparare a sviluppare la tecnica in vista della classe più difficile, la MotoGP. Ma oltre alla pista, nella loro preparazione c'è molto altro. Scopriamolo.

La scuola della Moto2

Prendiamo la gara di Jerez: quest’anno Lorenzo Baldassarri ha colto la sua seconda vittoria in un GP nel torrido clima andaluso, sfrecciando in pista con una temperatura di 45 gradi. In queste condizioni, il talento di guida da solo non basta. «È importante essere in forma e fisicamente preparati», spiega il pilota ventiduenne. «Quando fa caldo è anche più difficile: non per i muscoli che vengono esposti più o meno allo stesso sforzo, ma per il cardio. E se non sei preparato ne risentono concentrazione e guida, perché è importante rimanere calmi sulla moto. Una frequenza cardiaca alta rende tutto più difficile.»
«Devo lavorare di più sulle spalle e sui muscoli della schiena per avere maggiore stabilità» aggiunge il marchigiano, che in Spagna aveva anche realizzato la pole. «La mia struttura fisica porta le mie spalle a chiudersi, e ho bisogno di usare molta forza per le frenate.»

I piloti di Moto2 non devono reggere i 350 km/h e più della MotoGP, ma il loro ritmo e impeto nelle curve  richiede un allenamento pesante. È qualcosa che anche Pecco Bagnaia dello SKY Racing Team VR46, uno dei nostri talenti più in vista, sta apprendendo rapidamente.

Pecco è in testa al campionato e se lo sta giocando gara dopo gara. «Nella VR46 abbiamo un buon programma con Carlo Casabianca, il nostro allenatore, e dobbiamo rispettarlo», spiega. «Ero pronto per la Moto2 già nel 2017, ma adesso lo sono di più perché ho un legame più forte con la moto e con il team. La maggiore esperienza mi aiuta a comprendere i miei limiti, e questo fa una grossa differenza.»

L’ex campione della Moto3 Alex Marquez è invece fuori dalla lotta per il titolo; ma il portacolori Marc VDS resta senza dubbio uno dei nomi di punta della Moto2. Il ventiduenne catalano ha beneficiato del programma di allenamento fisico fra i più duri del paddock adottato da suo fratello Marc, noto per l’agilità e addirittura per la potenza fisica da ginnasta.
«Ho iniziato presto ad andare a correre e a lavorare in palestra con Marc, ma la cosa ha preso importanza per me solo quando sono arrivato nel CEV. Avevo 14 anni e non è che mi stancassi veramente, ma con le gare più lunghe e le 125 sentivo che essere in forma mi avrebbe permesso di essere più competitivo, soprattutto negli ultimi giri. Ma crescendo, ho dovuto seguire un tipo di allenamento molto intenso con pesi leggeri, 2 o 3 kg, e tanta bicicletta per restare leggero, sotto i 60 kg di peso. Salire in Moto2 è stata una liberazione.»

Oggi Alex misura la sua frequenza cardiaca durante i test sulla sua Kalex e prende anche in considerazione gli effetti di un GP – soprattutto davanti ai suoi fan – dal punto di vista dello stress fisico e mentale. «Abbiamo la frequenza cardiaca alta, il che è interessante perché lavoriamo duramente; ma dobbiamo anche restare concentrati», spiega. «Ho usato un monitor per un test ed ero alla massima frequenza dopo sette giri, ma in una gara è sicuramente diverso. Quando sei sulla griglia, il battito cardiaco è già alto».

L’attenzione di Marquez per questo aspetto è parte di un metodo. «Quando sai in che condizioni fisiche ti trovi, puoi fare un programma con il tuo allenatore per la settimana o il mese. Sai che un giorno dovrai lavorare tra 140-160 battiti, il giorno dopo un po’ meno e forse quello successivo un po’ di più. Segui il programma per cercare di ridurre lo sforzo del tuo corpo quando sei sulla moto.»

«Quando parliamo di esercizio non c’è un’unica attività da fare», aggiunge. «Puoi andare in bici, ma devi anche andare in palestra. Non puoi allenare solo le gambe, perché sulla moto usi tutto. Devi allenare tutto il corpo. Forse nuotare è il miglior tipo di allenamento. E comunque, quando hai finito il programma invernale e ti senti tonico e sali in sella per il primo turno… alla fine ti fa male tutto! Sempre!»

I piloti perfezionano la loro forma per spingere al massimo i limiti del loro "pacchetto". C’è anche un fattore inevitabile: la stanchezza può avere ripercussioni sulla prestazione e le conseguenze possono essere letali.
«Quando sei stanco, è più difficile guidare e le reazioni sono rallentate. Il corpo non si muove alla velocità desiderata», dice Balda. «Ed è più facile fare errori soprattutto in posti caldi come la Malesia. Io mi alleno con la VR46, quindi ho un buon sostegno.»

Quanto conta la testa del pilota

La maggior parte dei piloti della Moto2 confida che potrebbe gareggiare due volte nello stesso giorno, come un tempo si faceva in SBK. In parte è la giovane età e la preparazione, ma anche la consapevolezza di poter raggiungere i risultati attraverso la concentrazione. Alex Marquez non si fa problemi a dirlo. «Poi allenarti quanto vuoi, ma se non ci sei con la testa e non sei concentrato sulla pista allora sei fregato. A volte vediamo piloti che sono in prima posizione in una gara e poi finiscono in ventesima posizione in un’altra. Credo che abbia a che fare con la testa. Penso che la parte psicologica influisca per il 70%, forse l’80%.»

«Nei test pre-stagione è stato molto facile per me, ma nei weekend è completamente diverso», spiega Bagnaia, il più giovane del trio. «C’è molto più stress, sei al centro di molta più attenzione e può essere difficile rimanere concentrati ed evitare di stancarsi. Quest’anno è un po’ più facile per me, ma vedremo solo alla fine se avrò avuto la giusta preparazione.»

Il segreto è non pensare

«Quando spingi al massimo, non pensi a niente», aggiunge. «Hai la mente libera. È molto importante. Per rendere al massimo non puoi pensare, non c’è il tempo: devi solo essere concentrato.»
Nel 2019 Bagnaia passerà in MotoGP. Il suo futuro è già scritto. Balda ha detto che il suo sogno ovviamente è fare altrettanto, e Valentino Rossi lo vede bene nella classe maggiore. Uno dei pupilli della VR46 che sta già assaporando il salto è il campione 2017 della Moto2 Franco Morbidelli. «Senza dubbio, ho dovuto allenarmi di più per la MotoGP,» dice Morbido «ma la mia frequenza cardiaca rimane nella media, come quando corro; anche se quando sei in ‘time attack’ va davvero su. In Moto2 ero abituato alla moto e alle gomme e avrei fatto una gara dopo l’altra. Ma in MotoGP è più difficile!».

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