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Dai parcheggi alla MotoGP: la STRAORDINARIA storia di Hafizh Syahrin

foto Monster Energy Media il 21/08/2018 in Motogp

I pochi soldi e i tanti sacrifici non hanno fermato la voglia di correre di questo ragazzo malese, che dai parcheggi di Ampang è riuscito ad arrivare fino alla MotoGP

Dai parcheggi alla MotoGP: la STRAORDINARIA storia di Hafizh Syahrin
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Hafizh Syahrin (24 anni) è il primo pilota malese arrivato a correre nella MotoGP. Catapultato nella top class sulla Yamaha del team Tech3 alla vigilia della stagione, dopo la decisione di Jonas Folger di non correre, in questi mesi Syahrin è cresciuto in fretta affrontando anche le conseguenze di infortuni e tutti i problemi legati alle difficoltà di adattarsi alla guida di una MotoGP. In poco tempo Hafizh è riuscito a colmare il gap dai suoi avversari. Anzi in questo senso, Hafizh si è comportato in modo ammirevole fin dal suo esordio in Qatar.

Ma ciò che maggiormente lo distingue dagli altri piloti nel paddock sono le sue radici e le difficoltà che ha incontrato per arrivare al Motomondiale. "È una storia lunga", sorride. "Mia madre e mio padre divorziarono quando ero un ragazzino, così trascorrevo un anno con lei e uno con lui (anche in questo siamo lontani dall’Italia, ndr). All’età di otto anni ho iniziato a vivere più regolarmente con mio padre… ma non avevamo una casa! Lui faceva il meccanico, aveva un’officina dove c'era un piccolo spazio per dormire, studiare e mangiare. Ma non una cucina: mangiavamo sempre in trattoria o in strada."

Malesi pazzi per le moto

Syahrin proviene da Ampang, un distretto nella parte orientale di Kuala Lumpur, la capitale malese. Con circa mezzo milione di motociclette vendute ogni anno, in Malesia il motociclismo è un business enorme e conta un ricco seguito di appassionati: "Valentino Rossi era una celebrità", ricorda Syahrin. "Era sempre davanti alle telecamere con la sua Yamaha." Il Paese è in effetti ossessionato dal motociclismo: la moto è uno stile di vita e le gare motociclistiche sono sport nazionale. I giovani ci si avvicinano con mezzi improbabili, modelli rudimentali, mini-bike o pocket-bike. "Un giorno, un supermercato vicino alla nostra officina realizzò un circuito per pocket-bike nel parcheggio, organizzando alcune gare", continua Syahrin.

Il salvadanaio

Fu a questo punto che l'impulso irresistibile lo portò a quella che dalle nostre parti definiremmo una ragazzata, ma che per la cultura asiatica è particolarmente insolita. "Non avevamo soldi. Andavo a scuola e tornavo all’officina, quella era la mia routine. Spesso mio padre dopo aver riparato la bici di qualcuno aveva le mani sporche, e chiedeva a me di prendere i soldi del cliente e metterli in cassa. Così ho deciso di trattenerne un po' e metterli nel mio salvadanaio: solo 20 ringgit, pochi euro al giorno! Ma alla fine avevo risparmiato abbastanza per andare a guidare la pocket-bike più e più volte."

La furbata ovviamente durò poco. "Un amico di mio padre gli disse di avermi visto in sella, e mio padre si arrabbiò molto. Tutti i genitori vogliono che tu faccia bene a scuola, credo, e lui mi proibì di andare al circuito. Io ero molto deluso, non volevo più parlargli. Poi un giorno mi chiese di accompagnarlo a comprare dei pezzi di ricambio. Rimasi in macchina mentre incontrava il suo amico in un’altra officina, finché lo vidi spingere una pocket-bike verso l’auto. Gli chiesi: “Per chi è?”. E lui: “Per te”. Ricordo ancora oggi il mio sorriso. Avevo nove anni e quello è stato l'inizio della mia ambizione di pilota."

Il viaggio nel mondo delle corse di Syahrin era iniziato: gli sforzi e i successi alimentavano la sua volontà di continuare a competere, uniti alla curiosità del padre di capire quanto lontano potesse andare suo figlio. "Da quel punto ho saltato la scuola sempre più spesso mentre prendevamo parte a sempre più gare in giro per la Malesia. Guidavamo tre o quattro ore per arrivare ai circuiti e dormivamo in macchina perché non avevamo abbastanza soldi per gli hotel. Vincere la gara significava poter pagare il carburante per tornare a casa o per comprare qualche altra cosa per la moto. Volevo migliorarmi ad ogni gara”.

La strada per il successo

Questa voglia comportava anche mosse rischiose. "Una volta andammo al parcheggio dello stadio, in quel momento semivuoto, e posizionammo alcune gomme per fare qualche giro.” Alla fine arrivò la polizia, fortunatamente non immune alla passione per le moto. “Non ci hanno fermato perché sapevano che ci stavamo allenando e perché avevamo messo le gomme per cercare di rendere il tutto più sicuro."

Hafizh è stato fortunato ad avere un'educazione "meccanica", che gli ha permesso di capire e apprezzare appieno i numerosi modelli su cui è salito. "Mi è sempre piaciuto l'odore della benzina e sono sempre stato circondato da motori, mio padre riparava sia le macchine che le moto. Penso che potesse aggiustare qualsiasi cosa, lo chiamavo MacGyver! A volte, dopo essere tornato da scuola, mi dava una chiave inglese e diceva: 'Prova a smontare quella moto'. Per la maggior parte erano scooter e motorini col cambio. Ricordo di aver provato il mio primo scooter e di essere caduto su un dosso quando il motore si è spento! Imparavo molto velocemente e papà mi ha insegnato davvero tanto."

Fermato... per aver vinto troppo

Syahrin ha imparato davvero in fretta. Crescendo ha continuato a vincere, e con lui è cresciuta la sua fama. Si è mosso velocemente, sia sull'asfalto che fuori dalla pista. A volte l’impegno non ha portato ai risultati sperati: "All'epoca usavamo una bicicletta cinese con un motore Polini ed eravamo veramente competitivi. Ho spinto forte con quella piccola moto, ma a volte è stato difficile. Ricordo che una volta abbiamo chiamato gli organizzatori di un evento nel sud della Malesia, per chiedere di correre. Abbiamo avuto la conferma, quindi siamo partiti per un viaggio di otto ore. All’arrivo mi hanno detto che non potevo correre, perché la volta precedente avevo vinto in tutte le categorie. Siamo dovuti tornare indietro e ricordo la tristezza di quel giorno".

Nonostante il contesto favorevole e i risultati ottenuti nelle pocket-bike e junior, ci sono voluti anni perché arrivassero i primi sponsor. Un supermercato nelle vicinanze investì abbastanza per permettere a Syahrin di avere la sua prima tuta in pelle. "Prima di allora l’avevo sempre presa in prestito da un amico, che ne aveva una molto vecchia. Finalmente avevamo uno sponsor, io avevo una nuova tuta che adoravo e mi sentivo in un piccolo team! Ho sempre tenuto pulita quella tuta. Ad ogni modo una volta trovati altri sponsor e più supporto, siamo riusciti ad ottenere anche una moto migliore per correre."

Il debutto nel Motomondiale

L'ascesa di Syahrin continuò attirando l'attenzione dei circoli sportivi malesi. Dopo essersi distinto con le 600 cc ancora molto giovane, si è ritrovato nella competitiva Moto2 spagnola. Da lì a poco, ad appena 17 anni, ha debuttato in Moto2: era il 2011, ovviamente al Circuito Internazionale di Sepang.

"È stato un grande passo: dal parcheggio del supermercato alla MotoGP!" sorride. "Correre in Asia è molto diverso: usano scooter bicilindrici o ciclomotori 50, con la carenatura in stile GP, ma il Mondiale è un’altra cosa. Io ho sempre voluto essere un pilota della MotoGP: non potevo immaginare come e quando sarebbe potuto succedere, ma ho avuto una grande opportunità grazie a Hervé Poncharal, il team manager di Tech3, a Monster e Yamaha. Quando ho ricevuto la sua chiamata mi stavo allenando nella giungla con la mia mountain bike. Avevo nei programmi la stagione in Moto2, e all'inizio non ci potevo credere; ma ho recuperato subito la concentrazione perché avevo bisogno di lavorare duro e di dare il massimo da subito. Sapevo che un'opportunità come questa capita una volta nella vita."

Ci è voluto molto tempo per vedere in MotoGP un pilota come Syahrin, che si è ben presto fatto notare anche tra piloti più esperti e con più pedigree. Ma campionati come l'Asia Talent Cup permettono già oggi ai ragazzi che sognano una carriera come quella di Hafiz di arrivare in vetta. Quanto tempo impiegherà la Malesia per brindare a una superstar della MotoGP? Con Syahrin che "dà gas" per sé e per il suo Paese, potrebbe succedere prima di quanto si possa immaginare.

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