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Scoop: le foto della Yamaha M3!

aggiornato il 21/02/2003 in Motogp

Si può chiamare M1 evoluzione, oppure M3, ma il ‘’biammortizzatore’’ è in assoluto la più grande innovazione ciclistica vista nei GP ai tempi della Elf. Ha girato a Jerez. Noi siamo i primi a mostrarvela!

Scoop: le foto della Yamaha M3!
La linea della nuova M3 evidenzia il profilo più basso del serbatoio e la nuova conformazione del forcellone


Jerez (Spagna) La Yamaha è davvero la padrona nella prima giornata di Jerez e non solo per le prestazioni nei test Irta di Alex Barros e Carlos Checa, subito combattivi, quanto per l’apparizione inaspettata e fulminante della nuova M1 (che qualcuno chiama già M3) la moto che potrebbe sostituire a metà stagione l’attuale M1.


In ogni caso il nuovo prototipo, affidato al test rider Norick Abe (che la porterà in gara come wild card anche a Suzuka e, forse, a le Mans e Donington) ha percorso pochi giri, calamitando l’interesse di tutto il paddock. C’è davvero qualcosa di rivoluzionario e riguarda la ciclistica. Infatti troviamo un forcellone completamente diverso, meno arcuato e più sviluppato in basso, accoppiato a due ammortizzatori Ohlins paralleli appoggiati più o meno sull’asse superiore della struttura.


Fra i due ammortizzatori passa un grosso tubo di scarico (il sistema è quattro in uno) che va a terminare in un unico “finale” di scarico posto nel codone e protetto aerodinamicamente da una specie di palpebra. Finalmente il conformismo tecnico sta finendo nelle moto, e si inizia a vedere a qualcosa di nuovo!
La soluzione, secondo il direttore tecnico Yamaha, Shuji Sakurada, “è un tipo di approccio nuovo che potrebbe portare ad un miglioramento della trazione e ad una vita più rilassata per il pneumatico”. Noi aggiungiamo che permette uno sviluppo più armonico dello scarico, problema sempre più sentito in MotoGp che ha proprio nel dimensionamento dei tubi e nell’ampiezza dei radiatori il limite all’aerodinamica e allo sviluppo del mezzo.


La Casa dichiara che tutto il resto è identico, ma ad occhio, si nota qualche differenza nel telaio oltre ad un serbatoio più basso (forse a causa di una conformazione interna). La moto viene alternata da Abe con una M1 “evoluzione”, ma sembra che il pilota giapponese sia soddisfatto della “biammortizzatore”. A questo proposito abbiamo chiesto a Sakurada se esiste la possibilità che un ammortizzatore controlli la compressione e l’altro l’estensione, quindi con funzionamento separato di quanto di solito avviene in una singola unità ammortizzante. Il progettista nipponico, pur reticente ha affermato: “Anche questa è una possibilità che stiamo studiando, ma per ora si tratta di due ammortizzatori con identica azione”.


Diciamolo pure, si può chiamare M1 evoluzione, oppure M3, ma il “biammortizzatore” è in assoluto la più grande innovazione ciclistica vista nei GP dai tempi della Elf, magari lo studio servirà solo a far passare meglio lo scarico, ma non dimentichiamo che, tra i programmi a breve scadenza della Yamaha, c’è anche un controllo elettronico della sospensione, qualcosa che si avvicini al concetto di sospensione intelligente che si sappia adeguare alle condizioni mutevoli di una moto in gara. Quindi la soluzione del doppio ammortizzatore potrebbe rientrare in questa ottica. Per ora godetevi questo scoop.

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A Jerez la Yamaha ha fatto le cose sul serio: prima la presentazione sfolgorante in una arena coperta con tanto di cavalli acrobatici a girare tra i tavoli dell’improvvisato ristorante ricavato sul fondo in terra, poi in pista… E’ questo che ovviamente interessa. Quando abbiamo scritto che la Yamaha è la più europea delle giapponesi, non dicevamo certo qualcosa di strano. La Yamaha ha un maxi sponsor franco – spagnolo (il gruppo tabaccaio Altadis) due team manager di casa nostra o quasi (Poncharal per la squadra Gauloises e Davide Brivio, nella foto per la Fortuna) piloti latini (un italiano, uno spagnolo, un brasiliano, un francese), un team esterno spagnolo (D’Antin) e un test team (quello di Abe) basato in Italia come il centro revisione motori (a Gerno di Lesmo, nei pressi di Milano). Come non bastasse la Yamaha ha deciso che “magre” come quelle dello scorso anno non ne farà più, quindi impegno massimo.
Lo conferma Davide Brivio che, in pratica, segue buona parte di questi progetti.
Qui a Jerez abbiamo tutte le moto dotate di iniezione, con l’eccezione della seconda moto di Melandri che è ancora a carburatori. Ma non c’è solo questo, ad esempio il telaio è nuovo, con una diversa geometria e posizionamento del motore; cambia anche il serbatoio (quello della moto a iniezione è più profondo verso il basso ed ha l’uscita del carburante a fianco del corpo dell’ammortizzatore). Anche il motore ha qualche ritocco, ma buona parte del lavoro è destinata ad avere una concentrazione dei pesi centrata”.
- Segno che la potenza c’è, finalmente…
“Sì, sotto questo punto di vista siamo sulla buona strada, ma non restiamo certo con le mani in mano. A Suzuka ci saranno altre novità, piuttosto visibili.”
- Si riferisce alla sospensione biammortizzatore del prototipo che sta collaudando Abe?
Non commento, però il lavoro del test team, fortemente voluto e organizzato da noi, fa parte di questo programma”.


Interessanti, nulla da dire, anche se sotto i due e quattro c’erano già arrivati lo scorso anno e poi a Sepang vinse una Yamaha... Anche noi andiamo bene: dove abbiamo provato, abbiamo sempre migliorato i record, via non stiamo certo con le mani in mano”.
- Queste MotoGp in un solo anno hanno fatto passi da gigante?
Questo progresso è dato anche dagli enormi sviluppi fatti dalla Michelin. Ecco adesso c’è da capire quale sia la percentuale data dai pneumatici in questo boom”.
- Soddisfatto?
E’ ancora presto, aspetto il campionato, ma sento che tutto questo sforzo fatto sta iniziando a pagare”.

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