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Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80

Christian Cavaciuti
di Christian Cavaciuti il 19/05/2022 in Anteprime
Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80
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Non più solo dakariane: con la XSR900 di seconda generazione Yamaha regala a nostalgici e no un tuffo nel mondo delle due tempi da GP degli Anni 80. Affascinante e molto bella da guidare, costa 10.499 euro

Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80

Yamaha XSR900

In vendita a 10.499 euro f.c.

Il blu è il colore di Yamaha, e il blu è il colore della Francia. Alla fine degli Anni 70 l’alleanza si salda grazie ai successi sportivi di Christian Sarron, che sulle YZ contrasta lo strapotere americano e tiene alta la bandiera della scuola europea: campione del mondo 250 nel 1984, terzo in 500 nel 1985.

A quegli anni gloriosi Yamaha torna giustamente a fare riferimento con la nuova XSR900, seconda generazione della capostipite della famiglia Faster Sons che compie idealmente un balzo avanti di oltre 10 anni dal dirt track americano dei primi Anni 70 ai GP di metà Anni 80, in particolare con la livrea ispirata alle moto dallo sponsor tabaccaio (Gauloises), come usava allora, di Sarron.

Così, se nella prima generazione il telaio in alluminio e il motore raffreddato a liquido stonavano un po’, ora la XSR900 diventa perfettamente coerente, riunendo elementi tipici di quel periodo come il motore in linea raffreddato a liquido, i cerchi in lega e il telaio Deltabox in alluminio, vera e propria icona delle sportive di Iwata che compie 40 anni: debuttò infatti sulla OW61 del 1982, per poi arrivare in produzione con la TZR250 del 1985 e la FZR1000 del 1986.

Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80

Nella sostanza la XSR900 continua a basarsi sulla MT-09, ma con differenze non così marginali per chi desidera non solo uno stile più esclusivo e coinvolgente, ma anche una guida diversa

MT-09, ma non al 100%

La XSR900, così, tecnicamente non più è una “classic”, ma una “youngtimer”; ma comunque la vogliate chiamare, di sicuro sprizza fascino da tutti i pori. L’obiettivo di Iwata può dirsi raggiunto.

Nella sostanza la XSR900 continua a basarsi sulla MT-09, ma con differenze non così marginali per chi desidera non solo uno stile più esclusivo e coinvolgente, ma anche una guida diversa.

Per quanto riguarda il primo aspetto, questa Faster Sons offre un bel viaggio nel mondo dei ricordi: il serbatoio sfiancato per assecondare le prime pieghe da ginocchio a terra e le prese d’aria integrate, il codone squadrato, il parafango anteriore avvolgente, fino ai fori di alleggerimento delle piastre che sostengono il faro.

Il faro resta tondo, ma è ora full led; quello posteriore è incassato nella sella. Tante le chicche come le pedane regolabili, le leve a pedale forgiate, la piastra forcella dedicata, i tappi forcella lavorati a conferma che la XSR900 è nelle intenzioni di Yamaha un modello premium. Al resto pensa la livrea con due tonalità di blu e cerchi color oro: questa è la prima moto vintage dove i cerchi a raggi sarebbero fuori luogo.

Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80

Il tre cilindri CP3 di Iwata nella sua ultima incarnazione ha guadagnato corsa per avere più coppia, la cilindrata è salita a 889 cm3 e la costruzione è generalmente più raffinata. Il telaio ha un andamento più lineare del precedente e grazie a una nuova tecnologia di pressofusione è più leggero di 2,3 kg, pur avendo una rigidezza nettamente più alta sia a flessione che a torsione

Più bassa e lunga

Dalla MT-09 arriva come detto tutta la base tecnica: motore, ciclistica ed elettronica. Il tre cilindri CP3 di Iwata nella sua ultima incarnazione ha guadagnato corsa per avere più coppia, la cilindrata è salita a 889 cm3 e la costruzione è generalmente più raffinata. Ha la gestione full ride-by-wire, una linea di alimentazione tutta nuova e una frizione anti-saltellamento aggiornata, come pure il cambio. Eroga 119 CV a 10.000 giri/min e 93 Nm a 7.000 giri/min: più coppia come dicevamo, e anche più in basso; mentre sul sound di aspirazione e scarico gli ingegneri Yamaha hanno lavorato a lungo per esaltarlo restando nei limiti di legge.

Il telaio ha un andamento più lineare del precedente e grazie a una nuova tecnologia di pressofusione è più leggero di 2,3 kg, pur avendo una rigidezza nettamente più alta sia a flessione che a torsione. Più rigido e leggero anche il forcellone: è quello della Tracer 9 ed è più lungo di ben 55 mm rispetto al precedente. L’interasse sale così a 1.495 mm, alla ricerca di un comportamento meno reattivo e più rassicurante; per la stessa ragione tutto il corpo moto è stato ruotato in avanti accorciando la forcella: il cannotto di sterzo è ora 30 mm più in basso di prima, mentre il motore è stato ruotato all’indietro per riportarlo nella posizione originale. Rispetto alla MT-09 il manubrio è più stretto, più basso e più avanzato; insieme alla sella più bassa e arretrata determina una posizione meno eretta e avanzata, con più carico sull’avantreno ma comunque comoda: perché vanno bene i richiami alle GP, ma se non si arriva ai semimanubri è meglio…

Al reparto sospensioni troviamo una forcella rovesciata KYB completamente regolabile e un mono sempre KYB, regolabile e azionato da nuovi leveraggi. Lato freni abbiamo una inedita pompa anteriore Brembo radiale, che si integra nel classico impianto Yamaha con pinze radiali semi-monoblocco e dischi da 298 mm. Anche la XSR900 riceve poi i cerchi a 10 razze “spin forged” più leggeri di 700 grammi. Il peso totale è sceso di un paio di kg: siamo a 193 con il pieno di benzina.

Il cruscotto TFT da 3,5” controllato dal manubrio permette di gestire il ricco comparto elettronico, dove la piattaforma inerziale a 6 assi abilità funzionalità cornering per il controllo di trazione, dell’impennata e l’ABS; di serie il quickshifter e il cruise control. Niente di tutto questo c’era negli Anni 80… ma il bello di moto come la XSR900 è che è non impongono alcuna rinuncia alla modernità. Unico appunto: il display avrebbe meritato almeno un tema grafico più in linea con l’epoca, magari simulando un bel contagiri centrale.

Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80

La XSR900 è meno agile e reattiva, ma molto più comunicativa. Offre una guida se vogliamo più tradizionale, ma estremamente rassicurante

Sorprendentemente comunicativa

Ma per quanto sia bello guardarla, la XSR ha pur sempre nelle vene sangue MT, e quindi promette di far divertire anche alla guida: promesse ribadite dalla intonazione corsaiola di questa seconda generazione.

Diciamo subito che il pacchetto ciclistico formato da telaio abbassato, forcellone più lungo e manubrio più basso e avanzato funziona alla grande: l'avantreno è più caricato e dà tutto quel feeling che l'MT-09 non ha mai completamente trovato. La XSR900 è meno agile e reattiva, ma molto più comunicativa. Offre una guida se vogliamo più tradizionale, ma estremamente rassicurante.

E visto che nella sua promessa non c'è solo l'efficacia nuda e cruda ma soprattutto le emozioni, beh: l'incantesimo inizia appena si sale. La forma del serbatoio e la posizione in sella riportano subito alle sportive, anche se il manubrio è in pezzo unico e rialzato. Azzeccato anche il sound del motore, pieno in aspirazione e taglie te allo scarico. Lo si sente meglio che sulla MT-09 per via della posizione in sella più bassa.

Il tre cilindri CP3 è sempre un piacere da guidare. Spinge bene ai bassi e allunga a volontà in alto; fa solo sentire un po' la pistonata nei transitori: non c'è più l'on/off di una volta ma è sempre meglio riprendere il gas con dolcezza, almeno nelle mappe 1 e 2 che sono le più pronte. Bellissimo anche il quickshifter, sempre morbidi e preciso a qualunque regime.

Nella guida sportiva la XSR900 convince: è più stabile e precisa sul veloce, complice la posizione che porta meno ad appendersi al manubrio, e ci è piaciuta molto in ingresso grazie anche alla nuova pompa freno Brembo, davvero molto modulabile. La moto non è fulminea nei cambi di direzione, ma come del resto non lo erano le moto a cui si ispira; e nel complesso fa bene il suo mestiere di offrire una guida moderna ed efficace, restituendo però le emozioni di un tempo.

Molto buono il comportamento delle sospensioni, che riescono ad essere anche confortevoli tranne che nelle buche più pronunciate per quanto poco aiutate dalla sella sottile, che non si concilia più di tanto con un uso prolungato. Peccato, perché l'esposizione all'aria è meno accentuata rispetto alle classiche nude col manubrio alto e il comfort a bordo non è per niente male.

Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80

La logica delle Faster Sons è che ogni generazione è più veloce della precedente: e non ci sono dubbi che la nuova XSR900 lo sia

A portata di mano

Con questa moto, Yamaha apre un nuovo capitolo nel mondo vintage, affiancando finalmente alle ormai numerose “dakariane” ispirate agli Anni 80 un modello che soddisferà gli appassionati della velocità di quel periodo, o anche solo chi ha posseduto una 125 2T sportiva in quegli anni o anche solo desiderato averne una. E non è solo effetto nostalgia, perché il riferimento iconografico a un’epoca in cui le Case giapponesi e Yamaha in particolare erano al top per tecnologia, successi racing e prestigio aumenta automaticamente l’appeal di questa moto, che appare subito chiaramente più premium della sorella da cui deriva.

Anche quanto a sostanza, le poche modifiche alla piattaforma MT-09 hanno reso la moto più stabile e comunicativa al prezzo, più che accettabile, di un pizzico di reattività in meno. La logica delle Faster Sons è che ogni generazione è più veloce della precedente: e non ci sono dubbi che la nuova XSR900 lo sia. E come tutte le Yamaha di questa famiglia nasce affascinante, ma può poi essere ampiamente personalizzata: ci sono a catalogo già oltre 40 accessori.

Quanto ai colori, oltre all’iconico Legend Blue, la XSR900 è disponibile nel sempiterno Midnight Black, sempre a 10.499 euro franco concessionario. Il sogno delle 500 GP non è mai stato così a portata di mano.

Yamaha XSR900: l’altra faccia degli Anni 80
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