Francia in moto: alla scoperta dell'Ardeche


di Valerio Boni, foto di Massimiliano Serra e Alessandra Leocata martedì, 14 agosto 2018
L'area dove il fiume Ardeche si infila in uno spettacolare canyon è nota agli appassionati di kayak, ma è perfetta anche per il mototurismo. A spasso tra il verde rigoglioso e la preistoria



Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 143 di Dueruote di Aprile 2017

Nel suo lungo viaggio verso sud, verso lo sbocco sul Mediterraneo, il Rodano riceve acque da numerosi affluenti che disegnano vallate dalla forte personalità, ognuna con almeno un elemento che giustifichi una visita. C'è la Saona, navigabile per un lungo tratto, ideale per una vacanza in house-boat e c'è l'Iseran, la cui sorgente è a due passi dal colle dell'Iseran, che con i suoi 2.770 metri di quota è il valico alpino più alto d'Europa, meta di motociclisti e ciclisti di tutto il mondo.

Tra i 46 affluenti non mancano corsi d'acqua che si sono scavati a fatica il loro letto in milioni di anni nella roccia, dando vita a canyon che non hanno molto da invidiare a quelli americani in termini di spettacolarità. Se il più celebre è il Verdon l'Ardeche ha pareti meno alte (si parla sempre di falesie alte più di 200 metri) ma è comunque ricco di fascino.

Come e più del Verdon, la regione è un punto di riferimento per chi è alla ricerca di vacanze avventurose in kayak, con discese impegnative quanto basta per regalare adrenalina senza grandi pericoli da percorrere in poche ore o in più giorni.

Strade da moto

L'Ardeche però ha tutte le caratteristiche che giustificano un viaggio in moto, per la varietà di panorami e la bellezza delle strade. Le possibilità per costruirsi un itinerario sono diverse, quel che conta è non perdere il tratto centrale della riserva naturale delle Gole dell'Ardeche, quello che domina dall'alto la parte più tormentata e a strapiombo sul canyon e sulla strada che porta a Vallon Pont d'Arc. Noi consigliamo di partire da Saint Martin d'Ardeche, la cittadina a cui si accede transitando sul ponte sospeso, aperto al traffico nel 1905, ma curiosamente inaugurato ufficialmente solo in occasione dei festeggiamenti per il primo secolo di vita, nel luglio 2005.

La cittadina dal sapore tipicamente provenzale dove è piacevole perdersi tra i vicoli, si trova in prossimità della confluenza nel Rodano. Intorno l'area è pianeggiante e lascia ben presto il posto alle colline con un andamento sinuoso e dolce che non lascia trapelare alcuna anticipazione di come l'ambiente cambierà solo poche decine di chilometri più avanti.

Si punta verso ovest, perpendicolarmente al corso del grande Rodano, in un paesaggio che rimane saldamente in mano alla natura nonostante il costante assedio di turisti che concedono una tregua solo nel periodo invernale, quando il territorio diventa meno accogliente. Bastano pochi minuti per raggiungere Sauze, il villaggio nel quale terminano tutte le discese di più giorni in canoa.

Il paese non offre particolari attrattive, ma è il punto in cui il fiume si allarga e costeggia una grande spiaggia in sabbia e ciottoli, proprio di fronte alla falesia Gardoises sulla quale sono ancora evidenti i resti della fortificazione medievale, raggiungibili transitando sullo stretto ponte a senso unico alternato. Da qui si procede in senso contrario rispetto a quello seguito dai kayak, prendendo rapidamente quota su una strada che alterna curve e saliscendi a piazzole di sosta che aprono la vista sul fiume, normalmente nascosta dagli arbusti e dai castagni. Se il tracciato è degno di una pista d'altri tempi, come il vecchio Nurburgring, il fondo stradale non è da meno, perché è stato rinnovato di recente, nell'estate del 2016 in occasione della prova a cronometro del Tour de France ciclistico, transitata proprio da qui.

All'improvviso, tra una curva e un tunnel appare il Pont d'Arc, il sontuoso monumento naturale che monopolizza cartoline e t-shirt in tutta l'area. Un arco alto 54 metri e lungo 60, scavato dalla forza dell'acqua nella roccia di granito, considerato la porta d'ingresso delle gole. Si procede in un ambiente da fiaba, disseminato di grotte all'interno delle quali sono ancora evidenti le tracce lasciate dagli uomini delle caverne che per primi hanno popolato questa zona rude ma con grandi risorse naturali.

Ancora qualche curva e si entra a Vallon Pont d'Arc, il centro abitato più vivace, costruito attorno a una piccola piazza circondata da ogni tipo di attività commerciale. Vale la pena di approfittarne per uno spuntino o per fare rifornimento, perché da questo punto le tracce di mondanità si fanno più deboli. Le alte pareti delle gole lasciano spazio a contorni meno aspri, che lasciano meno a bocca aperta, ma che trasmettono comunque colori e profumi che non possono sfuggire al mototurista.

I villaggi in pietra

La strada prosegue rubando spazio alle rocce con gallerie, raggiungendo prima Ruoms e continuando quindi verso Joyeuse, che condividono la caratteristica di piccoli centri costruiti interamente in pietra a vista. Hanno origini medievali e il secondo ha, come da leggenda, una storia nobile. Si narra infatti che tornando dalla Spagna l'imperatore Carlo Magno si fosse accampato lungo il corso della Beaume e durante una battuta di caccia perse la sua spada, la Joyeuse. Al soldato che la ritrovò offrì come ricompensa l'area sulla quale costruire un borgo, destinato a essere riconosciuto nei secoli con lo stesso nome della gloriosa arma dell'imperatore.

Il nostro itinerario prosegue in direzione Ribes, su una strada decisamente più stretta e meno curata rispetto a quelle percorse fino a questo punto. Anche in pieno agosto, mentre il canyon è preso d'assalto dai turisti, qui si viaggia in completo relax tra fitti boschi di conifere e castagni su un tratto dove è impossibile annoiarsi. Siamo infatti sulla strada panoramica D4, che segue la Corniche du Vivarais Cevennes che segue il crinale tra Thines e Drobie evitando le gole di Chassezac, passando da Malarce sur la Thines e Saint Laurent les Bains, per arrivare a Vals les Bains.


Un percorso tutto da gustare senza fretta, guardandosi intorno nella continua serie di saliscendi che portano oltre quota 1.000 metri per poi riaffondare nella vegetazione senza mai offrire la sensazione di poter tornare alla civiltà.

Ma poi, come d'incanto, le ultime colline scendono verso Vals, il posto ideale per riprendere le forze e far decantare tutte le emozioni che i cinque sensi hanno percepito. Vals è infatti un centro termale, elegante e discreto, dal gusto tipicamente francese con un grande parco e oltre 145 sorgenti differenti di acque minerali dalle proprietà miracolose per stomaco e intestino. Ma se dopo tanti chilometri in sella un brindisi con un bicchiere d'acqua può non essere il massimo, un'alternativa più gratificante si può sicuramente trovare nelle birre locali, che qui sono a base di castagne, nocciole o mirtilli.

Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 143 di Dueruote di Aprile 2017


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