Moto & Scooter
Quando la Formula 1 incontra le due ruote - la Quantel Cosworth Norton
Il folle e meraviglioso esperimento degli anni '80 che portò il leggendario motore Cosworth DFV a ruggire su una moto da corsa
Nel mondo del motociclismo gli anni '80 sono stati un'era di audace sperimentazione. Tra le storie più affascinanti e insolite di questo periodo c'è senza dubbio quella della Quantel Cosworth Norton, un progetto nato dall'unione tra l'alta tecnologia dell'automobilismo da corsa britannico e la gloriosa tradizione motociclistica d'Oltremanica.
Per capire la genesi della Quantel Norton, bisogna fare un salto nei primi anni '70. La Cosworth, celebre azienda motoristica legata a doppio filo con i successi in Formula 1, decise di sviluppare per conto della Norton un motore per le moto da corsa.
Invece di progettare un'unità da zero, gli ingegneri Keith Duckworth e Mike Hall presero come base il celeberrimo motore automobilistico Cosworth DFV V8 che dominava la F1 in quegli anni. Il motore Norton era in pratica una “fetta” del motore da Formula 1 con il quale condivideva con gran parte dell'architettura della parte termica, come le misure di alesaggio e corsa nella sua prima versione. Era un bicilindrico parallelo fronte marcia, raffreddato a liquido, con doppio albero a camme in testa (DOHC) e 4 valvole per cilindro. Nacque così la Norton Challenge P86.
Nonostante la potenza impressionante per l'epoca di circa 90 cavalli, il motore originale soffriva delle vibrazioni tipiche dei grossi bicilindrici paralleli senza contralberi di bilanciamento. Il progetto motociclistico della Cosworth venne quindi temporaneamente accantonato, anche a causa dei problemi finanziari che portarono alla chiusura della Norton.
Negli anni '80, il progetto fu rilevato dalla Quantel, un'azienda britannica leader nella tecnologia video digitale, guidata dall'appassionato di corse Bob Graves, che vide nel motore Cosworth un potenziale inespresso e decise di finanziare lo sviluppo di una moto da corsa vera e propria, acquistando anche i diritti per utilizzare il leggendario marchio Norton per il telaio e la carrozzeria.
Graves aveva come obbiettivo quello di rendere la moto guidabile e competitiva e per questo si affidò ai telaisti della Exactweld, una piccola azienda artigianale britannica, guidata da Guy Pearson e John Baldwin, specializzata nella lavorazione dei metalli e nella fabbricazione di telai monoscocca per team di Formula 1, che studiarono una struttura dove il motore fungeva da elemento strutturale e portante del telaio e il resto della ciclistica e le sospensioni venivano imbullonate direttamente sul blocco motore, un'idea avveniristica per gli anni '70.
Nel 1986 la moto venne iscritta a Daytona nella prestigiosa gara della categoria Battle of the Twins (BOTT), una classe riservata ai motori bicilindrici che vedeva la partecipazione di giganti come Ducati, Harley-Davidson e Moto Guzzi. La moto, guidata dall'australiano Paul Lewis (soprannominato "Angry Ant"), impressionò tutti per velocità. Lewis lottò furiosamente per la vittoria contro le Ducati ufficiali e tagliò il traguardo in seconda posizione alle spalle del vincitore Marco Lucchinelli su Ducati.
Il momento di massima gloria della Quantel Cosworth Norton arrivò nel 1988, sempre sul circuito di Daytona. Ribattezzata quell'anno Pro Twins, la classe vide la Quantel, guidata dal britannico Roger Marshall, presentarsi al top della forma: cilindrata portata a 850cc, iniezione meccanica sperimentale sviluppata direttamente da Cosworth e una potenza di ben 120 CV. Dopo una gara tiratissima e i ritiri di avversari temibili come Paul Lewis (passato alla Honda), Marshall ingaggiò un duello negli ultimi giri con Stefano Caracchi su Ducati 851 a 8 valvole. Marshall indovinò la scia e l'uscita perfetta dall'ultima variante, sfruttando tutta la potenza sul rettilineo d'arrivo e portando la Quantel Cosworth alla vittoria.
Nonostante il clamoroso successo di Daytona, la Quantel Cosworth Norton rimase un esercizio di stile e non si trasformò mai in una produzione di serie o in un programma sportivo a lungo termine supportato da una grande casa madre.
Oggi, questa moto è ricordata dagli appassionati come un capolavoro di ingegneria "artigianale" britannica: un perfetto esempio di cosa succede quando la precisione millimetrica della Formula 1 incontra il carattere e l'audacia delle corse su due ruote. I pochi esemplari esistenti sono considerati veri e propri tesori da collezione, testimoni di un'epoca in cui si poteva vincere in America con un'idea folle e una "fetta" di motore.