Moto & Scooter
Com'erano moderne le moto 100 anni fa: idee e soluzioni che sorprendono ancora
Motori portanti, motori 4 in linea, carrozzerie sigillate: soluzioni che pensavamo arrivate in anni recenti, e invece erano state sperimentate ben oltre un secolo fa
Sapevate che oltre un secolo fa già circolavano scooter con tanto di carrozzeria, tuboni, predecessori dell’Honda CN250 Spacy? Spinti magari da motori 4 in linea? Seguiteci in questa breve carrellata di moto nate e vissute prima della Prima Guerra Mondiale: potreste sorprendervi della loro modernità.
Parliamo del resto in larga parte di mezzi aristocratici, dedicati a un pubblico ristretto, ma benestante ed esigente. Moto che potevano sperimentare molto e costare di conseguenza: e allora ecco l’ampio ricorso ai motori plurifrazionati pur di offrire prestazioni di rilievo; alle ciclistiche creative, ai pellami pregiati, alle verniciature in grado di resistere al tempo.
Sono moto che si vedono di rado, ma quando capita è sempre un’esperienza. Fra qualche settimana la storica casa d'aste inglese Bonhams metterà all’incanto la collezione Rex Judd, che contiene un certo numero di moto che partono addirittura dalla fine dell’Ottocento e arrivano ai primi Anni 20 – più altre, certo, ma oggi vogliamo concentrarci su queste, per rimarcarne la modernità.
Pierce Four: il tubone a 4 cilindri
Avevate mai sentito parlare della Pierce Four? Fu la prima 4 cilindri prodotta negli Stati Uniti, a partire dal 1909. Aveva uno schema 4 in linea, non trasversale ma longitudinale come usava allora; non il massimo per il raffreddamento, ma con i pochi CV (circa 5) erogati dai suoi 696 cc il calore patito dai cilindri posteriori non era un problema troppo grosso. Se il motore era ispirato al belga FN la ciclistica era innovativa, con il motore usato come elemento stressato del telaio, una robusta struttura in acciaio che fungeva anche da serbatoio, come sui classici “tuboni” degli Anni 80 o l’esotica Confederate Wraith. Il telaio è rigido al posteriore, ma non manca una forcella a quadrilatero. Questa è del 1911, la seconda generazione, dotata di frizione e cambio a differenza della prima serie, che bisognava spegnere per fermarsi. Avviamento a pedale, anzi... a pedali.The Bradbury 2CV: l’ebike... a benzina
A proposito di biciclette, The Bradbury arriva da tempi ancora più remoti: 1902, uno dei primissimi esemplari usciti dall’azienda di Oldham, Inghilterra, il più antico produttore di macchine da cucire in Europa (dal 1852) che decise di proporre anche biciclette e, proprio dal 1902, anche moto montando sui suoi telai motori Minerva, realizzati in Belgio. Soprannominata “Peerless” (senza pari), la Bradbury 2 CV vinse nel 1905 una gara di durata di 1.600 km (1.000 miglia). E se non è particolarmente moderna, è senz'altro elegantissima e possiamo vederla come una antesignana delle ebike, spinta da un motore a benzina montato comunque davanti al movimento centrale (non quindi un motore ausiliario sulla ruota anteriore, stile Velosolex). La trasmissione è indipendente: una "moderna" catena per i pedali, una cinghia sul lato opposto per il motore.The Motor Traction Co. Holden: la locomotiva a due ruote
Quando pensiamo alle biciclette motorizzate, antesignane delle prime moto sottocanna, pensiamo a semplici monocilindriche. La fantasia e l’ambizione dei progettisti andarono però molto oltre, come dimostra ad esempio la Holden. Prodotta a Coventry, in Inghilterra, dal 1899 al 1902, nasceva dall’azienda “The Motor Traction Company”, la cui attività principale era gestire i trasporti pubblici a Londra (come le nostre ATM o ATAC, per dire) ed è di fatto la prima quattro cilindri al mondo: anteriore anche alla belga FN, del 1905. Il problema è che la FN era una signora moto, mentre la Holden un coacervo di errori progettuali: cilindri orizzontali raffreddati ad aria che non si raffreddavano, e le cui bielle muovevano direttamente la ruota posteriore, come sulle locomotive a vapore. La versione di produzione adotta il raffreddamento a liquido, ma è costosa e pesante e ottiene poco successo, anche per la linea da biciclo con la ruota anteriore molto più grande della posteriore e con tanto di pedali nel mozzo su alcune versioni.Townsend Autoglider 250: la Vespa sbagliata
Non si può non sorridere guardando l’Autoglider 250, una Vespa ante litteram con la carrozzeria in legno e il motore sopra la ruota anteriore (da 16”, come la posteriore). Fabbricato a Birmingham in Inghilterra da Townsend & Co. per tre soli anni, dal 1919 al 1922, l’Autoglider fece parte del primo (piccolo) boom degli scooter. Aveva un due tempi Union da 269 cc montato sopra la ruota anteriore, che era anche motrice grazie a una trasmissione a catena. Entrambi i freni, del tipo avvolto, agiscono sulla ruota posteriore: da un lato il comando è sul manubrio, dall’altro è a pedale, collocato nel pianale come sulle Vespa 2T. Tra motore sulla ruota e serbatoio sul manubrio se ne può immaginare l’agilità, mentre lo scarico era davanti al guidatore, che ne respirava le saluberrime emissioni. Capite adesso la genialità di Corradino d’Ascanio: lo scooter esisteva già, ma la Vespa (con la carrozzeria portante in acciaio e il motore sottosella) era tutta un’altra cosa. Va comunque detto che l’Autoglider arriva molto prima: quasi 30 anni.
Wilkinson TMC: un’Honda Spacy 75 anni prima
Tra i tanti nomi scomparsi, resta familiare quello della Wilkinson TMC, altra moto inglese realizzata dallo storico produttore di… lamette da barba. Wilkinson Sword produsse questo modello tra il 1911 e il 1916, dovendo interrompersi solo per l’infuriare della Prima Guerra Mondiale. Già allora l’azienda di Acton, poco lontano da Londra, voleva diversificare la sua offerta e si lanciò nella produzione di macchine da scrivere, auto, biciclette e motociclette, in particolare moto di lusso come si vede chiaramente dalle finiture di questa versione.
Nata inizialmente a scopi militari e dotata di mitragliatrice Maxim integrata, la Wilkinson TMC (Touring Moto Cycle) non convinze i vertici dell'esercito e venne riconvertita a uso civile, passando da un V-Twin a un motore 4 in linea – ovviamente longitudinale – ma mantenendo lo stile da “carrozza” che la fa un po’ somigliare a un antenato dell’Honda CN250 Spacy. Il motore di 848 cc vantava il raffreddamento a liquido, misure sottoquadre di 60 x 75 mm, e la trasmissione finale affidata a una (molto inefficiente) vite senza fine; il telaio era biammortizzato, con forcella girder e due molle posteriori, e frenato solo al posteriore con un doppio tamburo azionato a pedale. Fra le moto più prestigiose dei primi Anni 10, la TMC venne abbandonata quando, durante lo sforzo bellico, Wilkinson dovette concentrarsi su un prodotto a lei più affine: le baionette.