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Ducati 899 Panigale: la grande… piccola

di Andrea Padovani il 10/10/2013 in Moto & Scooter

Deriva dalla maxi di casa, da cui eredita i principi ispiratori, le soluzioni tecniche esclusive e la sofisticata elettronica. La linea rimane inconfondibile, l'appeal dinamico unico nel suo genere. Se la volete preparate 15.900 euro... brividi compresi

Ducati 899 Panigale: la grande… piccola
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La Ducati Panigale 899 è una copia in miniatura della maxi 1199 e della moto schierata nel Mondiale Superbike. Ma non lasciatevi trarre in inganno perché la nuova nata ha lo stesso carisma e gli stessi raffinati contenuti tecnici della maxi: il telaio è una struttura monoscocca che unisce anteriormente il cannotto di sterzo al motore a cui (posteriormente) è fulcrato il forcellone.

Il bicilindrico è sviluppato sulla base del 1199 cc: l'angolo tra i cilindri rimane di 90° ma la V è ruotata all'indietro di 21° per contenere gli ingombri longitudinali, estremizzare le geometrie di sterzo e ottimizzare la distribuzione dei pesi. Sparisce il monobraccio per far posto a un classico forcellone d'alluminio ottenuto per fusione: quest'ultimo è collegato a un monoammortizzatore Sachs posto orizzontalmente e disassato sul lato sinistro. Il link di collegamento è stato semplificato rispetto a quello della 1199, perde infatti sia la bielletta per regolare l'entità della progressione dell'unità ammortizzante, sia l'asta di reazione modificabile nella lunghezza per variare l'altezza del retrotreno.

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Il motore sfrutta la più avanzata tecnologia Ducati: i carter – gli stessi della Panigale "maxi" - sono ottenuti per pressofusione e le nuove canne con rivestimenti in nicasil sono inserite nel basamento all'inizio della fase di montaggio. La distribuzione è quella immancabile di tipo Desmodromico azionata da un sistema misto a catena e ingranaggi. Il cambio è ripreso pari pari dalla 1199 ed è stata modificato solo il rapporto finale per adeguarne l'uso alla minor potenza sviluppata.
L'elettronica è particolarmente evoluta se riferita al settore delle medie sportive: si basa su tre Riding Mode a cui corrispondono predeterminate impostazioni della curva di coppia del motore, dell'ABS, del Ducati Traction Control (DTC), del Ducati Quick Shift (il DQS, ovvero il sistema che permette di cambiare senza frizione), dell'Engine Brake Control (l'EBC, il freno motore elettronico gestito dalle valvole dell'alimentazione) e del Ride-by-Wire (RbW).

Nel Riding Mode Race la potenza è "piena" e la risposta del motore è diretta. Inoltre il DTC è poco invasivo, l'EBC più "libero" e l'ABS agisce solo sull'anteriore. In Sport la potenza rimane a 148 CV ma l'erogazione è più dolce: l'ABS controlla entrambe le ruote, il TC limita ulteriormente lo slittamento e il freno motore è più deciso.

In modalità Wet i CV scendono a 110 e i controlli vengono tarati in modo molto conservativo. Naturalmente è possibile intervenire su ogni singolo parametro "elettronico" all'interno dei singoli riding mode per andare incontro alle esigenze e ai gusti personali di ogni pilota. Un gioco che darà molte soddisfazioni ai futuri clienti.

E ora in pista!

Ducati 899 Panigale: la grande… piccola

 

Abbiamo testato la 899 Panigale sulla pista di Imola in una fredda e piovosa giornata: l'elettronica (e un rassicurante treno di gomme Rain) permette infatti di affrontare le condizioni di aderenza più ostiche in tutta tranquillità.

Entriamo per il primo turno con il Riding Mode Wet inserito: alcuni parametri sono stati modificati rispetto a quelli standard preimpostati. Il Traction Contro è sul livello 7 e l'ABS sull'1 (quello più spinto, per prevenire gli inevitabili allungamenti della frenata magari dovuti a una pinzata più decisa del necessario).

La Panigale "piccola" ospita il pilota con forme e dimensioni identiche a quelle della 1199, una moto che abbiamo apprezzato per il carattere racing senza compromessi. Fin dai primi metri, però, si intuisce che in Wet, la verve del Desmo è tutt'altro che impressionante: il motore a 110 CV, insomma, non regala emozioni. Con la pioggia però risulta estremamente sfruttabile e facile, tanto che il TC non interviene quasi mai. L'assetto, seppur ammorbidito leggermente nell'idraulica delle sospensioni, è tendenzialmente rigido: la Panigale, in qualsiasi modalità di guida, è una moto da gara, rapidissima nello scendere in piega, stabile in appoggio, granitica in accelerazione. E più si spinge, più sembra gradire, ripagando con prestazioni notevoli.

Per capire davvero la 899 occorre però passare alla modalità Sport: la potenza del Desmo si fa sentire con una spinta eccellente su tutto l'arco di erogazione che tuttavia non diventa rabbiosa con l'avvicinarsi della zona rossa. Questo si traduce in un feeling notevole col comando del gas anche quando si spinge forte e in condizioni di aderenza precaria.
Passando alla modalità Race, si avverte una risposta più decisa del motore anche se il salto non è così evidente. Ciò che si apprezza maggiormente è la minor invadenza del Traction Control, passato dal livello 7 al 5: la luce gialla sull'LCD che avverte del suo intervento non appare più tanto spesso e la moto "fa strada" con più incisività. L'intervento del TC comunque non è mai troppo invasivo visto che limita la coppia in modo dolce, senza tagli avvertibili. In soldoni, si può spalancare senza problemi e lasciare fare all'elettronica.
Lo stesso vale per l'impianto frenante e l'ABS, che per l'occasione "bagnata" nella modalità 1 gestisce solo l'avantreno: la modulabilità della leva è davvero elevata tanto che non abbiamo mai sentito intervenire il sistema antibloccaggio. Sulla potenza non abbiamo raccolto abbastanza elementi: durante la presentazione ad Imola non c'è stata l'occasione per metterlo alla frusta realmente. Sarà per la prossima volta.

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