Moto & Scooter
È morto Ruffo, 3 volte iridato in moto
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Fu il più forte italiano nelle piccole e medie cilindrate nei primissimi anni del Motomondiale. In tre stagioni vinse due titoli nella 250 e uno nella 125. Aveva 86 anni
di Luigi Rivola
Si è spento sabato a Verona, all’età di 86 anni, Bruno Ruffo, tre volte campione del mondo di motociclismo nel 1949 con la Moto Guzzi 250, nel 1950 con la Mondial 125 e nel 1951 nuovamente con la Moto Guzzi 250.
Nato a Colognola, una ventina di chilometri a est di Verona, il 9 dicembre 1920, Ruffo esordì giovanissimo in sella a una Miller 250 con un secondo posto sulla vicina pista di Montagnana.
Si è spento sabato a Verona, all’età di 86 anni, Bruno Ruffo, tre volte campione del mondo di motociclismo nel 1949 con la Moto Guzzi 250, nel 1950 con la Mondial 125 e nel 1951 nuovamente con la Moto Guzzi 250.
Nato a Colognola, una ventina di chilometri a est di Verona, il 9 dicembre 1920, Ruffo esordì giovanissimo in sella a una Miller 250 con un secondo posto sulla vicina pista di Montagnana.
La seconda guerra mondiale gli impedì di mettersi meglio in mostra fra i motociclisti e lo vide combattere in Russia nella maledetta spedizione dell’ARMIR. Tornato a casa, non ebbe esitazioni: già nel 1945 rimontò in sella e vinse fra i “terza categoria” a Mantova e a Pesaro. L’anno dopo, passato in “seconda”, si mise in luce di prepotenza con una Guzzi Albatros 250 trionfando in nove corse ed aggiudicandosi il suo primo titolo nazionale.
Nel 1947 finalmente approdò fra i piloti di prima categoria e si distinse immediatamente cogliendo alcune vittorie e numerosi piazzamenti, sempre nella classe 250 con la Guzzi, marca che lo volle in squadra anche nel 1948, ottenendo in cambio una clamorosa vittoria nel Gran Premio delle Nazioni, disputatosi sul circuito di Faenza.
Il 1949 fu l’anno del debutto del campionato mondiale di velocità e Bruno Ruffo lo affrontò con la Guzzi conquistando il titolo nella 250: primo a Berna, secondo all’Ulster, quarto a Monza. L’anno dopo fu ancora campione mondiale con la Mondial 125, mentre nella 250 scontò il ritiro provvisorio della Guzzi e, correndo privatamente con una Albatros, ottenne comunque il quarto posto di classe. Nel 1951 la Guzzi si allineò di nuovo ufficialmente al via del Mondiale e Ruffo fu protagonista, all’inizio della stagione, di duri duelli con Dario Ambrosini, campione in carica con la Benelli 250. Poi Ambrosini rimase vittima di una mortale caduta e Ruffo ebbe via libera verso il suo secondo titolo nella quarto di litro.
Tre titoli iridati in tre anni consecutivi fecero del veronese l’idolo degli appassionati italiani di corse in moto. La Guzzi non gradì. Temette – raccontano alcuni – che la sua fama offuscasse quella della motocicletta con cui correva e gli imposero duri ordini di scuderia. Al Tourist Trophy del 1952 gli venne intimato di lasciar vincere l’inglese Anderson, suo compagno di squadra. Ruffo non se ne curò: si portò al comando, staccò tutti, stabilì il nuovo record della 250, poi, ricevuto un nuovo secco ordine dal box, rallentò platealmente, percorse gli ultimi chilometri ad andatura turistica e si piazzò sesto. Il Tourist Trophy non gli fu favorevole nemmeno nel 1953, quando sul tremendo percorso del Mountain Circuit cadde rovinosamente in prova ferendosi gravemente alle gambe, già fratturate l’anno prima in un incidente con Lorenzetti durante il GP di Germania alla Solitude.
La caduta e la lunga degenza che ne seguì, convinse Ruffo al ritiro, ma prima di abbandonare completamente le corse provò ad insistere con le auto, con le quali aveva già fatto qualche saltuaria ma positiva esperienza in gara: un terzo posto a Salò con la Ferrari alle spalle di Ascari e Serafini e una secondo posto nella Mille Miglia con un’Alfa ufficiale. Rinunciò presto: rovesciatosi a forte velocità con una Maserati 2000 durante le prove della corsa in salita Stallavena-Bosco Chiesanuova, ne uscì con molta fortuna e appese definitivamente il casco al chiodo.
Nel 1947 finalmente approdò fra i piloti di prima categoria e si distinse immediatamente cogliendo alcune vittorie e numerosi piazzamenti, sempre nella classe 250 con la Guzzi, marca che lo volle in squadra anche nel 1948, ottenendo in cambio una clamorosa vittoria nel Gran Premio delle Nazioni, disputatosi sul circuito di Faenza.
Il 1949 fu l’anno del debutto del campionato mondiale di velocità e Bruno Ruffo lo affrontò con la Guzzi conquistando il titolo nella 250: primo a Berna, secondo all’Ulster, quarto a Monza. L’anno dopo fu ancora campione mondiale con la Mondial 125, mentre nella 250 scontò il ritiro provvisorio della Guzzi e, correndo privatamente con una Albatros, ottenne comunque il quarto posto di classe. Nel 1951 la Guzzi si allineò di nuovo ufficialmente al via del Mondiale e Ruffo fu protagonista, all’inizio della stagione, di duri duelli con Dario Ambrosini, campione in carica con la Benelli 250. Poi Ambrosini rimase vittima di una mortale caduta e Ruffo ebbe via libera verso il suo secondo titolo nella quarto di litro.
Tre titoli iridati in tre anni consecutivi fecero del veronese l’idolo degli appassionati italiani di corse in moto. La Guzzi non gradì. Temette – raccontano alcuni – che la sua fama offuscasse quella della motocicletta con cui correva e gli imposero duri ordini di scuderia. Al Tourist Trophy del 1952 gli venne intimato di lasciar vincere l’inglese Anderson, suo compagno di squadra. Ruffo non se ne curò: si portò al comando, staccò tutti, stabilì il nuovo record della 250, poi, ricevuto un nuovo secco ordine dal box, rallentò platealmente, percorse gli ultimi chilometri ad andatura turistica e si piazzò sesto. Il Tourist Trophy non gli fu favorevole nemmeno nel 1953, quando sul tremendo percorso del Mountain Circuit cadde rovinosamente in prova ferendosi gravemente alle gambe, già fratturate l’anno prima in un incidente con Lorenzetti durante il GP di Germania alla Solitude.
La caduta e la lunga degenza che ne seguì, convinse Ruffo al ritiro, ma prima di abbandonare completamente le corse provò ad insistere con le auto, con le quali aveva già fatto qualche saltuaria ma positiva esperienza in gara: un terzo posto a Salò con la Ferrari alle spalle di Ascari e Serafini e una secondo posto nella Mille Miglia con un’Alfa ufficiale. Rinunciò presto: rovesciatosi a forte velocità con una Maserati 2000 durante le prove della corsa in salita Stallavena-Bosco Chiesanuova, ne uscì con molta fortuna e appese definitivamente il casco al chiodo.
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