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Autovelox, dal 12 luglio cambia tutto: quali potranno ancora fare multe

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Il nuovo decreto sugli autovelox divide i dispositivi tra omologati e non. Dal 12 luglio cambia la validità delle multe: ecco cosa sapere

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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto ministeriale dello scorso 8 giugno, da domani a mezzanotte entrano in vigore le nuove regole sugli autovelox. Il provvedimento infatti va a sanare l'ormai datata zona grigia che oppone gli autovelox approvati e quelli omologati e che risale a 34 anni fa.

 

Quali autovelox sono autorizzati

Il censimento aggiornato del Ministero delle Infrastrutture fotografa un parco composto da 4.060 autovelox. Circa sette su dieci potranno continuare a essere utilizzati perché rientrano tra quelli che il decreto considera omologati d'ufficio.

Si tratta di apparecchi appartenenti a 25 modelli indicati nell'Allegato B del provvedimento ministeriale. Non significa che il Ministero abbia verificato uno per uno tutti gli autovelox installati sulle strade italiane: l'omologazione riguarda infatti il prototipo, ossia il modello di riferimento. I singoli dispositivi possono continuare a essere impiegati soltanto se corrispondono esattamente a quel modello, sono installati nella configurazione prevista, dispongono di una taratura valida e superano tutte le verifiche tecniche obbligatorie.

Diversa è la situazione dei dispositivi che non compaiono nell'Allegato B. Per questi autovelox il decreto non prevede alcuna sanatoria automatica e, in assenza dell'omologazione richiesta, non sarà più possibile utilizzarli per accertare le violazioni dei limiti di velocità.

Per il futuro cambia anche la procedura di approvazione dei nuovi strumenti. D'ora in avanti non sarà più sufficiente ottenere una semplice approvazione ministeriale: ogni nuovo modello dovrà seguire l'intero iter di omologazione previsto dalla normativa prima di poter essere commercializzato e installato sulle strade.

 

Una norma attesa da oltre trent'anni

L'intervento del Ministero arriva per colmare un vuoto normativo che risale al 1992. Il Codice della strada aveva infatti stabilito che gli strumenti per il controllo della velocità dovessero essere omologati, ma la procedura necessaria per ottenere questa omologazione non era mai stata definita.

Per oltre tre decenni il Ministero ha quindi rilasciato esclusivamente decreti di approvazione, ritenendoli sufficienti per autorizzare l'utilizzo degli autovelox.

Questa interpretazione è stata però smentita dalla Corte di Cassazione che, a partire dall'ordinanza n. 10505 del 2024, ha ribadito in numerose decisioni come approvazione e omologazione siano due procedimenti distinti e non equivalenti. Proprio queste pronunce hanno dato origine a migliaia di ricorsi contro le multe elevate con apparecchi privi di una vera omologazione.

 

Controlli più rigorosi e verifiche annuali

Il nuovo decreto introduce anche regole più stringenti per garantire l'affidabilità dei dispositivi. Ogni autovelox dovrà essere sottoposto a una taratura iniziale prima dell'entrata in servizio e a verifiche periodiche almeno una volta all'anno. Se il certificato di taratura dovesse scadere o l'apparecchio non superasse i controlli previsti, dovrà essere immediatamente sospeso dall'utilizzo.

Anche la gestione dei dati viene aggiornata. Le fotografie e le informazioni raccolte dovranno essere protette attraverso sistemi di crittografia e firma digitale, mentre nelle immagini frontali i volti degli occupanti del veicolo dovranno essere automaticamente oscurati per garantire il rispetto della normativa sulla privacy.

 

La partita giudiziaria potrebbe non essere finita

L'entrata in vigore del decreto rappresenta certamente un passo avanti verso una maggiore certezza normativa, ma difficilmente metterà fine al contenzioso.

Come evidenziato sulle pagine del Sole 24 Ore, resta infatti aperto il dubbio sulla legittimità della cosiddetta omologazione d'ufficio. Il decreto ministeriale considera omologati alcuni dispositivi che in passato avevano ottenuto soltanto l'approvazione, mentre la Cassazione ha più volte sostenuto che i due procedimenti non siano sovrapponibili.

È quindi probabile che la questione continui a essere affrontata nelle aule di giustizia, soprattutto per quanto riguarda i verbali già notificati prima del 12 luglio. L'orientamento prevalente è infatti che il nuovo decreto non produca effetti retroattivi: le sanzioni già elevate continueranno a essere valutate secondo la normativa vigente al momento dell'accertamento e i ricorsi già avviati seguiranno il loro corso.

Per gli automobilisti, dunque, il 12 luglio segna l'inizio di una nuova fase nella disciplina degli autovelox. Più regole, maggiori garanzie sulla regolarità degli strumenti di rilevazione, ma anche una vicenda giuridica che, con ogni probabilità, è ancora lontana dalla parola fine.

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