Pensavo di saper guidare. Poi ho messo le ruote fuori dall’asfalto con la Suzuki DR-Z Off-Road Academy
Cosa succede quando guidi da una vita su strada ma arriva il momento in cui l’asfalto finisce, iniziano terra, pietre, polvere e guadi, e scopri che l’esperienza non basta più: bisogna reimparare a guidare, fidarsi della moto, ascoltare il terreno e accettare anche qualche caduta. Ecco cosa è successo alla Suzuki DR-Z Off-Road Academy al nostro "tester per un giorno"
C’è un momento preciso in cui capisci che l’off-road non è semplicemente “andare in moto dove l’asfalto non c’è”. Nel mio caso arriva con gli stivali già chiusi, il casco in mano, le protezioni addosso e una Suzuki DR-Z4S davanti, pronta a sporcarsi molto più di me... o almeno così speravo.
Vado in moto da oltre vent’anni, ho macinato centinaia di migliaia di chilometri e su strada mi sento abbastanza a casa. Però il fuoristrada è un altro mondo, con altre regole. Ho fatto un paio di esperienze fuoristrada, due giorni sulla Via del Sale e una settimana nel deserto in Tunisia. Inosmma, abbastanza per sapere che mi piace non abbastanza per fingere di essere a mio agio.
Ed è per questo che mi ritrovo ad Agazzano, sulle colline piacentine, inviato da Dueruote alla Suzuki DR-Z Off-Road Academy per capire cosa significhi iniziare a fare off-road sul serio, senza improvvisare e senza fingere sicurezza dove invece serve umiltà.
Prima si ascolta, poi si parte
La giornata comincia con un briefing, gli istruttori spiegano programma, tecniche base, posizione di guida, movimenti del corpo, gestione del gas e rapporto con il terreno. Detta così sembra una lezione tranquilla. In realtà è già il primo bagno di realismo perchè essere bravi su asfalto non significa automaticamente essere bravi in fuoristrada.
Anzi, spesso è il contrario. Su strada cerchi pulizia, precisione, aderenza, in off-road devi accettare che la moto si muova, che il terreno cambi, che il corpo lavori più della testa e che il manubrio non vada stretto come se stessi difendendo l’ultimo cornetto al bar.
Gli istruttori hanno curriculum che merita rispetto: gente che l’off-road l’ha vissuto davvero, anche in competizioni dure come la Dakar. Alex Zanotti, tecnico FMI e pilota con esperienza nei rally, e Stefano Nigelli non impostano però la giornata come una dimostrazione di bravura personale. Stanno lì, guardano, correggono e spiegano. Ti fanno capire l’errore senza trasformarlo in una sentenza e questa per chi sta imparando è una differenza enorme.
La DR-Z4S come nave scuola
Dopo la teoria arriva la vestizione: casco, guanti, paraschiena, stivali, ginocchiere, gomitiere. Fa caldo, molto caldo.
Poi arriva la moto: Suzuki DR-Z4S. La moto è una buona nave scuola, non perché faccia tutto da sola ma perché non ti mette in difficoltà gratis. È facile, gestibile, abbastanza leggera, con un’erogazione amichevole e una ciclistica che ti lascia sbagliare senza fartelo pesare troppo. Il che, per uno come me in quel momento, non è un dettaglio. È quasi una forma di affetto meccanico.
La mattina è fatta di esercizi progressivi: posizione in sella, equilibrio, curve, slalom, percorsi fettucciati, controllo del corpo, gas e freno. Tutte cose che, lette così, sembrano basilari poi provi a fare una curva su terra e scopri che la tua esperienza stradale non è inutile, ma va tradotta.
Passare dalla moto da strada all’enduro è un po come cambiare fidanzata (o fidanzato) dopo una lunghissima relazione... ogni azione che sei abituato a fare con naturalezza potrebbe dare un risultato diverso da quello che ti aspetti.
Cadere, rialzare, riprovare
C’è anche un’altra scoperta, più psicologica che tecnica: sull’asfalto cadere è pericolo assoluto. La promessa di danni, carrozziere, ortopedico e telefonata imbarazzante a casa. In fuoristrada, entro certi limiti e con le protezioni giuste, può far parte del processo. Non è che uno debba cercarla, sia chiaro ma quando (non "se") succede, non finisce il mondo.
Al massimo impari a mang... hem fare il tiramisù cioè tirare su la moto caduta.
Tra caldo, polvere e tentativi sempre meno goffi, la mattina scorre veloce. Le correzioni degli istruttori iniziano a entrare nei gesti. Ti accorgi che se guardi più avanti, se tieni le braccia alte... respiri meglio. Se lavori con le gambe, la moto smette di sembrarti un animale offeso. Se dosi il gas invece di subirlo, il terreno diventa meno nemico.
E poi arrivano i tronchi.
Sì, i tronchi.
Ora, per chi fa enduro davvero saranno il pane quotidiano ma per me, in quel momento, erano una dichiarazione di guerra firmata dalla natura. Eppure, dopo qualche ora di esercizi, dopo aver ascoltato gli istruttori, il terreno e la moto, anche quei tronchi diventano possibili. Non belli, non eleganti, non da video motivazionale. Possibili.
Il tour: quando gli esercizi diventano realtà
Dopo pranzo e un meritato riposo, si lascia il campo prova. La Suzuki DR-Z Off-Road Academy è un corso di una giornata pensato per avvicinare i motociclisti alla guida in fuoristrada, con teoria, esercizi progressivi e un tour finale su percorsi reali. Ed è proprio nel pomeriggio che la parte “reale” arriva tutta insieme.
Terra, pietraie, salite, mulattiere, tratti più scorrevoli e guadi. Il primo guado mette soggezione: l’acqua taglia il percorso, il fondo non si legge bene, il cervello stradale manda avvisi non richiesti. Poi entri, la moto passa, l’acqua schizza e dall’altra parte hai già cambiato espressione.
Al quarto guado non vedi l’ora di rifarlo.
È lì che capisci perché un corso off-road serve davvero. La posizione del corpo non era teoria. Lo sguardo non era teoria. La gestione del gas non era teoria. Tutto quello che al mattino sembrava esercizio diventa strumento.
Non endurista, ma diverso sì
Dopo una sola giornata non torni a casa endurista, sarebbe una bugia, e pure pericolosa. Torni però con qualcosa di più utile, le basi per capire cosa stai facendo e la consapevolezza di quanto ci sia ancora da imparare.
L’off-road per principianti è tecnica, ascolto, fiducia e divertimento. È anche caldo, polvere, mani stanche, moto da rialzare, qualche livido possibile e un sorriso sotto il casco che arriva proprio quando pensavi di essere al limite.
Io non sono tornato a casa trasformato in pilota. Ma diverso sì: più umile, più sporco, più consapevole. E con quella strana voglia, la prossima volta, di cercare una strada bianca invece di evitarla.
ufficiali di Dueruote
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