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Quante sono le moto non assicurate in Italia? Ecco perché nessuno lo sa davvero

Marco Gentili
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Tre milioni di moto senza RC? Analizziamo dati ANIA, veicoli fantasma e il vero fenomeno delle assicurazioni moto in Italia

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Ogni volta che un ministro sale sul palco di un'assemblea ANIA e sgancia un numero tondo, il rischio è che quel numero finisca su tutti i titoli del giorno dopo senza che nessuno si fermi a chiedersi da dove arrivi davvero. È successo anche stavolta. Matteo Salvini, titolare del dicastero dei Trasporti, all'assemblea annuale dell'associazione delle imprese assicurative ha buttato lì la cifra che tutti i motociclisti temono di sentirsi dire al bar: tre milioni di moto senza RC, su un parco di 8 milioni. Non solo: in alcune province, ha aggiunto, si sfonderebbe il 50% di mezzi scoperti. E già che c'era ha allargato il discorso anche a 9 milioni di auto e 300.000 mezzi pesanti irregolari.  

Il dato che manca (e perché manca)

Il vero problema, analizzando il report intitolato "L'assicurazione Italiana", è che  non esiste, ad oggi, una stima ufficiale che isoli i soli motocicli senza assicurazione. ANIA lavora con una metodologia tutt'altro che banale, e per le due ruote è persino più complicata che per le auto. Prima di tutto viene fatta una scrematura: fuori tutti i mezzi immatricolati prima del 1970, buona parte dei quali non tocca strada da anni. Poi si deve tenere conto delle polizze temporanee, molto più diffuse tra chi guida moto e scooter rispetto a chi guida un'auto: se non le si conteggia bene, il rischio è di scambiare per "scoperto" un mezzo che invece è assicurato solo per un periodo dell'anno, magari perché va in letargo d'inverno come tanti scooteroni delle nostre città. È esattamente questa differenza di metodo — sommata alla tentazione di arrotondare per titolo — a spiegare perché i numeri che girano nel dibattito pubblico possano essere così diversi tra loro.  

Cosa dice davvero ANIA: 2,8 milioni, ma di tutti i veicoli

I dati ufficiali di ANIA per il 2025 parlano di circa 2,8 milioni di veicoli privi di copertura, pari al 5,8% dell'intero parco circolante italiano — moto, auto e mezzi pesanti tutti insieme. Rispetto al 2024, quando la stima era di 2,9 milioni (6,1%), il trend è leggermente migliorativo. Il punto è proprio questo "tutti insieme": quella cifra riguarda l'intero parco veicolare, non le sole due ruote. Dire quindi che tre milioni di moto viaggiano senza RC non trova, oggi, riscontro in altre statistiche ufficiali.   

Occhio anche alle "moto fantasma"

E qui si aggancia un tema di cui avevamo già parlato: quello delle moto fantasma. I dati Istat sul parco veicolare — basati su rilevazioni 2021 — dicono che il 40,9% dei motocicli e quadricicli iscritti al PRA risulta di fatto "non circolante": oltre 3 milioni di mezzi su un totale di circa 7,5 milioni, contro i 4,4 milioni che invece girano davvero sulle nostre strade. Perché è rilevante anche in questo discorso? Perché buona parte di quei mezzi "fantasma" — spesso vecchi Euro 0, con una revisione mai fatta da anni, magari già rottamati ma mai radiati dal PRA — semplicemente non circola, non genera sinistri e non dovrebbe entrare nel calcolo di chi "evade" l'assicurazione. Un motociclo fermo in garage da un decennio non è un mezzo che sfreccia scoperto per strada: è un dato statistico che gonfia il parco teorico e falsa ogni stima fatta a spanne. Anche qui, insomma, i numeri grossi vanno maneggiati con cura.  

Dove il fenomeno è davvero più diffuso

Sul territorio, le differenze restano marcate. Il Nord Italia si mantiene quasi ovunque sotto la media nazionale del 5,8%, con le grandi città a fare eccezione. Nel Lazio l'incidenza sale al 7,7%, con Roma all'8,6%. Ma è al Sud che il fenomeno assume dimensioni davvero rilevanti: a Napoli si arriva al 12,9%, quasi un veicolo su otto scoperto, mentre Reggio Calabria si ferma al 9,8%.  

E i premi? In Italia crescono meno che nel resto d'Europa

Un dato che spesso passa in secondo piano, ma che meriterebbe più attenzione: secondo Eurostat, tra il 2019 e il 2025 l'indice dei prezzi assicurativi nei principali Paesi europei è salito in media del 32,3%, mentre in Italia l'aumento si è fermato all'11,2%. Il premio medio RC Auto italiano nel 2025 è di 415 euro, meno che in Francia (513) e Regno Unito (467), ma più che in Germania (348) e Spagna (203), a fronte di una media europea di 383 euro. E se si guarda al periodo 2008-2012, quando il premio medio italiano era di 491 euro, oggi si registra una riduzione del 16%, mentre la media europea nello stesso arco è cresciuta del 37%. Bello a dirsi, ma chi ha rinnovato una polizza moto nelle ultime settimane sa che la sensazione, sulla propria pelle, è tutt'altro che quella di un mercato che rallenta. E qui veniamo al vero nervo scoperto per chi va in moto tutti i giorni.  

La RC moto, nel frattempo, continua a salire

Mentre si discute di evasione, il fronte dei prezzi per chi la polizza la paga regolarmente non è affatto tranquillo. I dati dell'Osservatorio assicurativo mostrano un premio medio RC moto arrivato a marzo 2026 a 389,20 euro, in crescita del 14,8% su base annua — con punte regionali ben più marcate: la Sardegna sfiora il +27%, seguita da Liguria e Abruzzo, mentre solo la Valle d'Aosta va in controtendenza. Dietro questi rincari c'è un mix di fattori che come Dueruote abbiamo già raccontato: il caro-ricambi che pesa sulle riparazioni, l'inflazione generale del comparto automotive e, non ultimo, il cosiddetto price walking — quel meccanismo per cui chi non cambia compagnia al rinnovo finisce per pagare di più rispetto a un cliente nuovo. Un fenomeno noto agli addetti ai lavori, ma che la maggior parte dei motociclisti subisce senza nemmeno accorgersene, perché la polizza si rinnova quasi in automatico, un clic e via, senza fare il confronto che magari si fa per il carburante o per il tagliando. Ed è proprio qui che si chiude il cerchio col discorso sull'evasione: da una parte c'è chi non paga affatto, dall'altra c'è la stragrande maggioranza di chi paga, e paga sempre di più, spesso restando fedele alla propria compagnia più per abitudine che per convenienza reale.

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