Il decennio nascosto: quando il 2T si reinventava
Quello che molti non sanno è che
lo sviluppo del 2T non si è mai fermato davvero. Mentre il grande pubblico si distraeva con le 1000 quattro cilindri in MotoGP e le 450 monocilindriche in MXGP, nei laboratori si lavorava ancora.
L’idea di quasi tutti era che la soluzione a tutti i mali del 2T fosse l'iniezione diretta. Se riesci a iniettare il carburante
dopo che la luce di scarico si è chiusa, la miscela fresca non può più scappare. Il problema del lavaggio
è risolto alla radice.
Ma c'era un problema:
il 2T funziona di fatto a frequenza doppia rispetto a un 4T (un giro, un ciclo anziché due giri, un ciclo). Questo significa che 10.000 giri di un 2T corrispondono a 20.000 giri di un 4T, e
non esistevano iniettori in grado di raggiungere quelle velocità. Si ripiegò quindi sulla classica iniezione indiretta: nel 1989
Dellorto sviluppò per l’ingegner Pierluigi Martini del Gruppo Piaggio
un 125 a iniezione sul collettore montato su una Gilera MX1 125. Doveva debuttare
sulla rivoluzionaria SP-01, ma non se ne fece nulla per questioni di costi. E del resto
non c’era ancora la pressione delle normative sulle emissioni: era solo un discorso di prestazioni, la moto girava più rotonda sotto, più piena, anche se in alto guadagnava poco.
Negli anni successivi
si moltiplicarono i tentativi e i brevetti: il sistema Ficht con iniettore-pompa elettromagnetico senza corpo farfallato (affascinante, ma troppo esigente in termini di tolleranze e potenza elettrica richiesta),
le varie incarnazioni (Aprilia, Peugeot, Piaggio) del sistema Orbital con compressore d'aria che pompava la miscela già in pressione direttamente in camera di combustione, e di nuovo
la Dellorto Direct Injection del 2002 — corpo farfallato, pompa benzina meccanica miniaturizzata a 70 bar, iniettore GDI monoforo da 0,15 mm.
Tecnologia da Formula 1 su uno scooter.
Il problema era proprio questo:
troppo complesse e costose per quello che doveva rimanere un mezzo economico, queste tecnologie non sfondarono.
Ci si arrangiava con catalizzatori, carburatori elettronici, aria secondaria allo scarico: soluzioni di compromesso, ma che funzionavano.