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Patente A: come potrebbe cambiare

Marco Gentili
di Marco Gentili il 31/05/2022 in Attualità
Patente A: come potrebbe cambiare
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Il ministro Giovannini: "Sistema attuale non ha avuto effetti positivi su sicurezza stradale". Tra le ipotesi quella di un accesso "veloce" dalla A2 alla A "piena" senza sostenere l'esame: lo prevede la direttiva europea

“In discussione ci sono alcune modifiche sulle modalità di esame e la validità della patente. In particolare per gli esami per il conseguimento della patente A in quanto l'accesso progressivo alla patente A non ha mostrato alcun effetto positivo sulla sicurezza stradale pur comportando un onere amministrativo notevole”. La frase pronunciata alcuni giorni fa dal ministro per le infrastrutture e la mobilità sostenibile Enrico Giovannini, in un'audizione alla Commissione Trasporti della Camera sulle problematiche della motorizzazione civile, posta in questo modo può significare tutto e niente. Di quali modifiche si sta trattando? 

 

UN OCCHIO A BRUXELLES

In questi mesi in sede europea è in atto la revisione (che avviene periodicamente) della direttiva patenti del 2006. Si tratta di una cornice generale che viene poi recepita nei vari ordinamenti nazionali, e declinata a seconda dei vari contesti. Al centro della revisione non c’è l’impianto della direttiva in generale, ma alcuni piccoli aggiustamenti che non necessariamente saranno poi presi in considerazione. Tanto per fare un esempio, c’è un gruppo di pressione che spinge per abbassare il limite dell’età che consente l’accesso diretto alle patenti dei mezzi pesanti da 24 a 21 anni. Un modo – secondo alcuni – per invogliare ulteriormente i più giovani a cimentarsi con il conseguimento di questa licenza di guida e cercare così di superare la crisi degli autisti in Europa. In che modo questo potrebbe impattare sulle patenti A? Semplicemente perché, per un ragionamento speculare, l’abbassamento dell’età minima per l’accesso diretto potrebbe essere declinato anche sulle altre tipologie di patenti, compresa anche la A.

 

E UN OCCHIO A ROMA

Anche se a livello ministeriale non sono stati scritti documenti o memorandum che disegnano il futuro delle patenti A, tra i tecnici del Mims è forte la consapevolezza che così non va bene. In particolare, il sistema di accesso graduale (ovvero quello che permette di conseguire la patente AM a 14 anni, la A1 a 16, la A2 a 18 e infine la A piena) regolato dalla ripetizione di un esame pratico, non ha portato gli effetti sperati. Basta leggere i dati per vedere che, con l’ovvia eccezione del 2020 (l’anno del Covid19), la mortalità su due ruote non scende come ci si attendeva. L’idea potrebbe essere quella di superare, almeno parzialmente, questo sistema. Il modo è semplice, e da anni è previsto dalla direttiva.

In pratica, si tratterebbe di ottenere il passaggio di grado da una patente all’altra non attraverso il superamento dell’esame, ma dopo un periodo di formazione obbligatoria (ad esempio, dopo un numero prestabilito di lezioni di guida in autoscuola). Questa formula (è opinione comune degli addetti ai lavori) funzionerebbe benissimo nel passaggio dalla licenza A2 alla A “piena”. Ed è proprio in questo passaggio che si potrebbe valutare di applicare questa procedura “semplificata”. Inoltre ciò permetterebbe di risparmiare soldi e tempo: non più pratiche burocratiche per il foglio rosa né tempi persi nell’attesa di sostenere un esame (giacché adesso non ci sono abbastanza esaminatori per sostenere il carico di richiesta, e col nuovo esame, in molte zone d’Italia è difficile trovare uno spazio adeguato dove allestire il percorso).

 

Patente A: come potrebbe cambiare
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Per la Scrambler Desert Sled serve la patente A
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Per la Kawasaki Ninja 400 serve la patente A2
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Per la Mash 125 serve la patente A1
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