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L'ultimo addio a Fabrizio Meoni

aggiornato il 13/01/2005 in Attualità

Una folla silenziosa di 5000 persone ha accompagnato il campione verso il cimitero di Castiglion Fiorentino. L'omelia officiata da padre Buresti che Meoni sosteneva nell'impegno umanitario in Africa

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Castiglion Fiorentino (Ar) - Tanta, tantissima gente. Tutto il paese, le istituzioni locali e tanti rappresentanti del mondo motociclistico, in tutti i suoi ambiti. Tutti con il viso tirato, molti con gli occhi rossi. Un fiume di moto, guidate da persone di tutte le età. Per dare l’addio a Fabrizio Meoni non voleva mancare nessuno. Impossibile entrare in chiesa, imperdonabile avvicinare la famiglia chiusa in un composto dolore, incredibile sentire il silenzio. Più di 5000 persone in un doloroso silenzio di fronte alla scomparsa di uno di loro, che, magari, neanche conoscevano, ma che percepivano come tale.
La piccola chiesa di Madonna del Rivaio a Castiglion Fiorentino, dove era esposto il feretro, era già gremita fin dalla mattina. Tutt'intorno tanti fiori, molti cartelli con frasi affettuose scritte dai compaesani, dai motoclub toscani. Alle tre del pomeriggio quando la cerimonia ha avuto inizio, Padre Buresti, da sempre vicno al campione davanti alla famiglia del campione composta dalla moglie Elena e dai figli Gioele e Chiara, dalla sorella Daniela, dalla madre Iride, ha voluto ricordare l’uomo ponendo l’accento sulla sua fede religiosa, sulla sua voglia di migliorarsi e sulla sua grande umanità. Toccanti anche gli interventi dei motociclisti: dakariani, amici del motoclub e, infine, il presidente della F.M.I., Paolo Sesti.
Alle 16.30 il feretro ha lasciato la chiesa, per il suo ultimo viaggio. Avvolto nella bandiera italiana, portato a braccia dagli amici più stretti e scortato dalle moto della Polizia. Un lungo e commosso applauso ha accompagnato la bara per tutti i cinquecento metri che separano la chiesa dal cimitero dove è stata tumulata.
La comunità del paese si è stretta intorno alla famiglia, mentre Padre Buresti ha confermato l’impegno preso verso i bambini africani, i suoi bambini, come li chiamava Fabrizio, orfani di un Campione che non sarà facile dimenticare.

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