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Phillip Island – Max Biaggi da paura!

di Luca Sordi, foto Alex Photo aggiornato il 26/02/2012 in Sbk e corse

L'Aprilia ed il romano una spanna sopra tutti. Checa generoso ed indomabile, Melandri e Sykes outsider di lusso. La Honda non convince

SFOGLIA LA GALLERY
Phillip Island - Alla termine del GP d'Australia, l'impressione è che i pretendenti al titolo,confermando il detto che chi parte bene è a metà dell'opera, siano sempre loro due, Max Biaggi e Carlos Checa, nell'attesa di vedere i progressi della BMW e di dipanare il mistero Jonathan Rea. Diciamola tutta: quello di Phillip Island è stato il migliore "corsaro" di sempre. Vederlo guidare sull'impegnativo saliscendi australiano è stato un manuale di stile, in questo splendidamente accordato con la moto migliore del lotto.
L'Aprilia è al top, non solo come velocità massima (ormai una costante), ma anche come ciclistica, tanto da farla sembrare costantemente in corsa su un binario. Max, sereno e disponibile come da tempo non ci accadeva di vederlo, ha svolto un lavoro enorme stravolgendo la ciclistica della moto per far capire ad Aligi Deganello, suo nuovo capotecnico, il range su cui lavorare nel futuro. Il romano ha messo anche tante energie per ricreare un gruppo forte e compatto intorno a sé e questo doppio risultato positivo ha posto le basi per un campionato ad altissimo livello.
Il rude contatto con Sykes, che lo ha obbligato ad un diritto da paura in fondo al rettilineo in gara 2 (nello stesso punto in cui ebbe nel 2008 un terrificante incidente risolto in maniera relativamente indolore), lo ha obbligato ad una rimonta da panico, affrontata ad una media da infarto. Ultimo al primo giro con otto secondi di distacco dall'avversario più vicino, al diciannovesimo ha infilato Rea senza pietà chiudendo a poco più di cinque secondi dal vincitore… e questo dopo la perentoria vittoria nella manche precedente. Uno stato mentale perfetto, una forma fisica invidiabile, una convinzione granitica. Sembra di vedere il Checa 2011. Lo spagnolo, che al di là di ogni sterile polemica ha fatto vedere che i sei chili di zavorra alla fine sono un handicap, ha saputo rispondere da par suo, ma per farlo ha dovuto sino dal primo turno di prove essere al 101%.
Il terrificante high side in gara 1 (quarta marcia e volo a 180 km/h…) è stato conseguente al tentativo di fuggire dal più ostico avversario, quel guerriero nero con il numero 3 in grande evidenza. Carlos è però un campione ed ha saputo ritrovare gli stimoli giusti per cercare la vittoria e vendicarsi nella gara successiva. Come sarebbe andata a finire senza il crash dell'iberico o il contatto dell'italiano? Difficilo dirlo, l'impressione è che la Ducati, che può realmente contare solo su di lui se vuole mantenere il numero 1, soffrirà tanto ed ogni minimo errore, vuoi di guida dei propri piloti, o di setting, sarà pagato carissimo.
La svolta in casa BMW c'è stata, magari non come ci si aspettava, ma la marca tedesca è in recupero. Marco Melandri la sta facendo crescere ed i risultati si sono visti, quanto meno dopo il primo start. La seconda posizione, miglior risultato di sempre per la casa di Monaco, è un primo forte segnale che il vento è cambiato anche se con le alte temperature le cose sono ancora difficili da gestire. Marco ha stretto i denti, rimanendo dietro ad Haslam in gara 2, tra l'altro immenso per le condizioni nelle quali ha corso, ma ha le capacità per imprimere un decisivo salto in avanti alla potente S1000RR.
La delusione è arrivata dalla Honda. Poche storie: dopo il brillante fine stagione 2011 ed i test precampionato tutti ci aspettavamo qualcosa di diverso. Jonny è caduto, per fortuna senza conseguenze, ma l'impressione non è delle migliori. Il britannico ha stoffa ma sembra, ripetiamo sembra, faticare a tenere la giusta concentrazione.
Un segnale forte, in positivo, per la Superbike viene dalla Kawasaki. Era ora che la verdona di Akashi tornasse nei quartieri alti della classifica del mondiale SBK. L'ingiustamente bistrattato Tom Sykes la guida con molta energia, magari senza troppo delicatezze, ma è una certezza in più in questo campionato ed aspira credibilmente a fare sgambetti importanti.
Un'ultima riflessione è riservata ai giovani che hanno iniziato questo cammino iridato. Giugliano, Zanetti e Canepa sono da promuovere perché farsi notare in una Superbike dove i primi sedici nelle qualifiche sono in un secondo ed un decimo non è roba da tutti i giorni. Il primo ha chiuso con dolori muscolari pesanti, il secondo è cresciuto durante il week end, il terzo si è rifatto in gara 2 dopo un erroraccio nella prima che lo aveva cacciato in fondo alla classifica. Per tutti ad Imola la riscossa.

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Phillip Island – Max Biaggi da paura!
Carlos Checa, primo in Gara-2
Phillip Island - Con un Biaggi così è dura per tutti. Il romano anche in gara-2 non ha deluso le aspettative, recitando un ruolo da protagonista nel bene e nel male. Nel bene perché il suo passo, per altro già evidenziato nelle prove, è apparso inavvicinabile per tutti. Nel male perché senza quel diritto alla curva 1 dopo il via, chissà quando i colleghi lo avrebbero rivisto.
Con teutonica precisione (325 km/h di velocità massima in ogni passaggio) il romano ha risuperato un avversario dopo l'altro risalendo sino alla posizione d'onore: una dimostrazione di forza da far allibire. Buon per Checa che, cambiata la moto dopo il crash della frazione precedente, è riuscito a fuggire subito, ma senza l'errore del rivale sarebbe stata dura, forse impossibile. Bella prova di carattere per Tom Sykes che, rimasto nel gruppetto di testa sino alla fine, ha piegato Rea con un ultimo giro da infarto salendo sul gradino più basso del podio, una festa Kawasaki che avrebbe potuto essere ancora migliore senza la caduta di Lascorz quando era in scia al compagno di squadra. La BMW non è riuscita a ripetere l'exploit di Gara-1, ma ha piazzato Haslam davanti a Melandri rispettivamente in sesta e settima posizione, mentre è caduto Fabrizio, partito male ancora una volta, ma autore di una bella rimonta sino allo stop. Berger è stato il migliore fra i Ducatisti privatissimi, dopo il ritiro di Guintoli, uscito di pista, e l'errore di Smrz, anche lui incappato in un lungo che gli ha fatto perdere tutto ciò che aveva costruito sino ad allora. Buono il decimo posto di Canepa, mentre è tornato a punti anche Zanetti, sconvolto dalla stanchezza alla fine, ma autore di un ottimo week end.

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1. Carlos Checa (Althea Racing) Ducati 1098R 34'26.728
2. Max Biaggi (Aprilia Racing Team) Aprilia RSV4 Factory 34'32.435
3. Tom Sykes (Kawasaki Racing Team) Kawasaki ZX-10R 34'39.249
4. Jonathan Rea (Honda World Superbike Team) Honda CBR1000RR 34'39.383
5. Leon Haslam (BMW Motorrad Motorsport) BMW S1000 RR 34'44.907
6. Marco Melandri (BMW Motorrad Motorsport) BMW S1000 RR 34'45.559
7. Maxime Berger (Team Effenbert Liberty Racing) Ducati 1098R 34'45.667
8. Eugene Laverty (Aprilia Racing Team) Aprilia RSV4 Factory 34'46.206
9. Hiroshi Aoyama (Honda World Superbike Team) Honda CBR1000RR 34'46.282
10. Niccolò Canepa (Red Devils Roma) Ducati 1098R 34'53.017
11. Jakub Smrz (Liberty Racing Team Effenbert) Ducati 1098R 34'53.207
12. Leon Camier (Crescent Fixi Suzuki) Suzuki GSX-R1000 34'55.873
13. Davide Giugliano (Althea Racing) Ducati 1098R 35'03.210
14. Lorenzo Zanetti (PATA Racing Team) Ducati 1098R 35'04.841
15. Joshua Brookes (Crescent Fixi Suzuki) Suzuki GSX-R1000 35'09.962
16. Bryan Staring (Team Pedercini) Kawasaki ZX-10R 35'10.254
17. Raffaele De Rosa (Team Pro Ride Real Game Honda) Honda CBR1000RR 35'20.657

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Phillip Island – Max Biaggi da paura!
Phillip Island Le condizioni meteo variabili, con temperatura in discesa e sole velato, avevano scombinato i piani delle squadre in vista della partenza di gara 1. Da quanto visto nel warm up comunque le aspettative della vigilia sembravano potersi confermare, con Checa autore ancora di un eccellente tempo, migliore di quello ottenuto in Q2 (1'31'582 contro 1'31'621), davanti a Sykes, Fabrizio e Lascorz. La temperatura della pista, scesa a 35°, aveva convinto molti a tentare la carta della mescola più morbida.
Ma a sconvolgere il pronostico favorevole al campione del mondo in carica è arrivato il corsaro. Max Biaggi, che ha vinto la prima gara del mondiale 2012 confermando il potenziale visto nelle prove. Non sappiamo come sarebbe andato a finire contro Carlos Checa perché lo spagnolo, andato in testa dopo la sfuriata iniziale di Tom Sykes, è incappato nel corso del sesto passaggio in un terribile high side nel curvone che precede il traguardo.
Sulla pista da sempre favorevole alle Ducati sono stati i quattro cilindri a dettare legge, visto che dopo la RSV4 del romano troviamo la BMW di Marco Melandri. Bravissimo il ravennate, niente da dire, ha lottato di brutto con una moto ballerina, ma ha saputo regalare alla casa tedesca il miglior piazzamento di sempre. La bandiera di Borgo Panigale l'ha salvata Guintoli, terzo, che niente ha potuto nei confronti dei rivali. Il francese ha spremuto come un limone il suo twin, ma quanto meno in questa prima frazione non c'è stata storia. Con Sykes quarto e Smrz quinto, un'altra S 1000 RR ha reso dolce la mattina del marchio dell'elica grazie a Michel Fabrizio, tosto come ai tempi migliori autore di una eccellente sfida contro Rea, sicuramente in difficoltà ma pur sempre uno dei top candidati alla vittoria finale.
Da segnalare il decimo posto di Davide Giugliano che nella lotta serrata ha portato fuori Camier al tornantino, ed i primi punti iridati di Lorenzo Zanetti, undicesimo. Haslam, visibilmente in calo nel finale ha concluso dodicesimo, un miracolo viste le sue condizioni fisiche, mentre Laverty dopo un dritto quando era in buona posizione si è ritirato. Oscar della sfortuna a Raffaele De Rosa. Concluso il giro di ricognizione si è rotto il semimanubrio sinistro. Niente da fare, rimandato il debutto a gara 2.

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1 Biaggi M. (ITA) Aprilia RSV4 34'13.963 (171,397 kph)
2 Melandri M. (ITA) BMW S1000 RR 7.104
3 Guintoli S. (FRA) Ducati 1098R 7.378
4 Sykes T. (GBR) Kawasaki ZX-10R 12.189
5 Smrz J. (CZE) Ducati 1098R 16.424
6 Fabrizio M. (ITA) BMW S1000 RR 20.200
7 Rea J. (GBR) Honda CBR1000RR 20.223
8 Aoyama H. (JPN) Honda CBR1000RR 24.108
9 Giugliano D. (ITA) Ducati 1098R 28.072
10 Staring B. (AUS) Kawasaki ZX-10R 34.232
11 Zanetti L. (ITA) Ducati 1098R 34.450
12 Haslam L. (GBR) BMW S1000 RR 35.648
13 Berger M. (FRA) Ducati 1098R 36.392
14 Salom D. (ESP) Kawasaki ZX-10R 41.500
15 Lascorz J. (ESP) Kawasaki ZX-10R 42.086
16 Brookes J. (AUS) Suzuki GSX-R1000 42.605
17 Camier L. (GBR) Suzuki GSX-R1000 43.366
18 Aitchison M. (AUS) BMW S1000 RR 45.225
19 Johnson D. (AUS) BMW S1000 RR 1'08.782
20 Canepa N. (ITA) Ducati 1098R 1'10.440

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