Sbk e corse
Rolfo: per mestiere e per passione
Dopo appena un paio di test, l’ex pilota della MotoGP è già certo di aver fatto la scelta giusta passando alla Superbike. Ritiene di poter battersi coi migliori, gli piace la guida della Ducati 999 e apprezza questo ambiente, dove c’è ancora più passione
di Luigi Rivola
Roberto Rolfo
Valencia – Odio le domande banali. Ho sempre cercato di evitarle, ma chissà quante volte sono caduto anch’io in questa trappola. Davanti a me ho Roberto Rolfo, un pilota della MotoGP, anzi, un campione della MotoGP, visto che nel mondiale 250 si è classificato terzo nel 2002 e secondo nel 2003. Ora è in sella ad una Ducati 999 del Team Caracchi con la quale prenderà parte al Mondiale SBK 2006 e io non ho il coraggio di chiedergli che cosa pensi di questa sua nuova avventura; immagino che glielo abbiano già chiesto anche i muri del box in cui si sta riposando dopo una giornata di test a Valencia, ma non posso esimermi dal farlo anch’io.
“È meglio della MotoGP – taglia corto Roberto, avendo visto che partivo da lontano – Non è una risposta di comodo, anche se forse è difficile crederlo; prima che un pilota io sono un vero appassionato di moto e come tale non potevo disprezzare la Superbike anche se correvo nella MotoGP. Adesso che sono entrato da pilota in questo mondo, mi accorgo che davvero qui c’è più passione, e capisco perché la Superbike riesce ad essere così coinvolgente nei confronti dei motociclisti”.
- Due mondi diversi, ma anche moto molto diverse. Qual è stata la tua prima impressione salendo sulla 999?
“Direi che una moto come la Ducati 999 rappresenta una via di mezzo fra una 250 e una MotoGP: della prima ha la velocità di percorrenza della curva, della seconda la potenza. Mi piace molto. Soprattutto mi sono accorto con soddisfazione che sono tornato a guidare di più. Da sempre i tempi si fanno in curva; la velocità e l’accelerazione contano, ma l’unico modo per avere la massima velocità in rettilineo è percorrere la curva alla massima velocità possibile. Con le attuali MotoGP non c’è tanto margine operativo in curva, viceversa ci si gioca molto sulla staccata e poi, una volta fuori della curva, si conta sui cavalli del motore. Troppi cavalli sono comunque un problema. Le Superbike ne hanno parecchi in meno delle MotoGP, ma il pilota può gestire meglio la moto in curva, così alla fine i tempi non sono molto distanti, anzi non lo sono per niente, se consideriamo i limiti delle derivate di serie e l’obbligo della monogomma”.
- A proposito di monogomma, come si sei trovato con la Pirelli?
“Bene. Ho avuto sensazioni molto positive, specialmente sull’avantreno, ma ho girato ancora troppo poco con questa moto e con queste gomme per poter dare un parere più dettagliato”.
- Prima di questa esperienza, quali altre derivate di serie avevi guidato?
“Solo la Honda RC30 di mio babbo, ma è passato un po’ di tempo: avevo 12 anni...”.
Tu hai un sito internet e un fans club. Quando hai annunciato ai tuoi tifosi che saresti passato dalla MotoGP alla Superbike, come hanno reagito?
“L’hanno presa benissimo perché sono degli appassionati. E ne ho avuto la conferma: quest’anno, alla consueta cena del fans club ho avuto più partecipanti che mai; francamente non me l’aspettavo nemmeno io”.
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