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Mondiale SBK: dal 2004 cambia tutto

il 10/07/2003 in Sbk

Un passo indietro per farne tanti avanti. Questo l'obiettivo del nuovo regolamento, che mira ad abbassare considerevolmente i costi riavvicinando le moto da corsa ai modelli di serie da cui derivano. L'opinione del Presidente della FIM

Mondiale SBK: dal 2004 cambia tutto
La Ducati Desmosedici in una ipotetica versione stradale, così come l'ha immaginata al comp

di Luigi Rivola


Una fase rovente in testa a una corsa del Mondiale SBK 2003

Il campionato mondiale Superbike cambia nuovamente le regole. Il futuro di questa categoria, che ha sconvolto negli ultimi dieci anni la vita allo storico e prestigioso Mondiale GP, rubandogli progressivamente spazi mediatici, contenuti tecnici, pubblico e quasi annullando la supremazia dei prototipi nel confronto in pista con moto derivate di serie, è stato delineato ieri (9 luglio) a Ginevra nella sede centrale della Federazione Motociclistica Internazionale.


In estrema sintesi, e in mancanza di regole dettagliate che saranno pubblicate entro la fine della corrente estate (ma si sa già che la soluzione air-restrictors per i 4 cilindri 1000 è stata definitivamente accantonata), il principio-guida che i tecnici dovranno seguire nella stesura delle nuove regole tende a ricondurre le Superbike molto più vicine ai modelli di serie da cui hanno avuto origine, rispetto a quanto accade oggi. Cercando di raggiungere questo obiettivo, si cercherà allo stesso tempo di uniformare i regolamenti nazionali della categoria Superbike attualmente vigenti negli Stati Uniti (AMA), in Inghilterra e in Italia, ispirandosi ad essi in linea generale, così da creare un regolamento "mondiale" al quale tutte le federazioni nazionali possano facilmente adeguarsi in vista di un torneo iridato coordinato coi campionati che si disputano nei Paesi in cui lo sport motociclistico è maggiormente seguito.
"Unificare le regole è fondamentale per globalizzare le opportunità di marketing derivanti dal campionato mondiale Superbike - è il commento di Maurizio Flammini, presidente del Gruppo FGSport che organizza il Mondiale SBK - Questo incoraggerà la partecipazione dei team e dei piloti di tutto il mondo alimentando ovunque l'interesse per la categoria Superbike".
Il punto focale della questione non è comunque l'uniformità dei regolamenti, né l'avvicinamento rigoroso delle SBK ai corrispondenti modelli di serie, bensì la riduzione dei costi, e questo obiettivo primario avrà come strumento e come conseguenza gli altri due: tanto per cominciare, saranno proibiti i pneumatici speciali: tutti i piloti avranno a disposizione le stesse gomme della stessa marca, (potrebbe essere la Pirelli) e si parla anche di concordare con la Casa fornitrice un prezzo unico "di riguardo".
Per il momento è tutto. Il Presidente della Federazione Motociclistica Internazionale, avvocato Francesco Zerbi, da noi interpellato telefonicamente prima all'aeroporto di Ginevra, poi nel suo ufficio a Roma, si è detto "Tranquillo, sereno e soddisfatto". I suoi commenti più dettagliati e le sue previsioni nell'intervista che segue.

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"Nel Mondiale Superbike da oggi cambia tutto - esordisce Francesco Zerbi, presidente della FIM - Questo campionato era nato per le moto derivate dalla serie e tornerà ad esserlo rispettando il principio ispiratore. Non possiamo negare che, specialmente negli ultimi anni, le Superbike avessero deviato molto dalla strada maestra, con fortissimo innalzamento dei costi e soprattutto con l'impossibilità di stabilire uno stretto legame fra campionati nazionali e iridati".
- Come sarà il nuovo regolamento tecnico SBK?
"I tecnici faranno il loro lavoro seguendo le indicazioni espresse dal direttivo della FIM che io presiedo e col quale sono in perfetta sintonia di vedute. Tali indicazioni prevedono che le nuove norme siano ispirate ai regolamenti nazionali vigenti negli Stati Uniti, in Italia e in Gran Bretagna per i locali campionati Superbike e che l'obiettivo primario sia la riduzione dei costi di partecipazione ai campionati, Mondiale compreso, attraverso un netto ridimensionamento della libertà di elaborazione delle moto rispetto al modello di serie da cui derivano".
- Questa è l'ennesima rivoluzione nelle norme tecniche del Mondiale SBK. La regola che prevedeva gli air-restrictors per i motori 1000 a quattro cilindri era stata promulgata da nemmeno un anno ed ora chi - come la Suzuki - ha investito molto su questa soluzione, può solo constatare di aver speso tempo e soldi per nulla. Non pensa che questo nuovo cambiamento finirà per disgustare e scoraggiare anche gli ultimi assertori della validità del Mondiale SBK?
"Le Case giapponesi sapevano benissimo che quella degli air-restrictors era una soluzione di passaggio. Quest'ultimo regolamento si può considerare definitivo e sarà un regolamento dal quale trarranno vantaggio tutti: le Case, i team, i piloti e la spettacolarità delle corse per derivate di serie".
- Quindi le Case torneranno ufficialmente al Mondiale SBK già nel 2004, come affermano i fratelli Flammini...
"Le Case non hanno garantito la loro partecipazione ufficiale al campionato 2004, ma la cosa francamente non mi preoccupa: l'anno in cui fui eletto presidente dell'Internazionale c'era in ballo il discorso delle benzine speciali per le corse. Nessuno decideva, così mandai una comunicazione all'associazione dei costruttori iscritti al Mondiale GP avvisandoli che se non avessi avuto un loro pronunciamento sull'argomento entro una data stabilita, avrei deciso autonomamente. Così feci. Tornando al Mondiale SBK 2004, se le Case non parteciperanno, sono sicuro che le nuove regole attrarranno tanti validi team con moto di tutte le marche. Magari per un anno, invece che il Mondiale Marche, si disputerà il Mondiale Preparatori, che potrebbe addirittura essere più avvincente per il pubblico. Ma poi le Case non potranno più tirarsi indietro e torneranno".
- La FGSport dei fratelli Flammini ha collaborato con la FIM a definire il futuro del Mondiale SBK così come oggi viene delineato, oppure dovrà accettarlo passivamente?
"Negli ultimi tre anni mi sono dovuto battere coi Flammini: contrasti di vedute, obiettivi non sempre concordanti. Quest'anno invece fra noi c'è stata sempre la massima collaborazione, e penso che assieme abbiamo raggiunto un ottimo risultato".

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Il ridimensionamento dei costi e di conseguenza anche delle prestazioni delle Superbike è un obiettivo sul quale non è difficile concordare, ma non si può non considerare che tale obiettivo comporta aspetti che potrebbero danneggiare fortemente l'immagine e il significato tecnico/agonistico del campionato.
Ridimensionare le prestazioni delle SBK è facile: basta vietare alcune sostituzioni e modifiche importanti e la potenza cala assieme ai costi. Ma calano anche i tempi sul giro. Oggi fra SBK e Supersport la differenza in pista è già molto ridotta e domani, con le SBK depotenziate e le SS libere di crescere al ritmo attuale (quest'anno Vermeulen con la Honda CBR 600 RR in certe piste ha letteralmente stracciato il primato precedente) si potrebbe addirittura ipotizzare un sorpasso, che, viste le due categorie, sarebbe improponibile.


Il secondo aspetto da tener presente è l'equilibrio di prestazioni fra motori diversi. Dopo aver cestinato gli air restrictors, che in qualche modo penalizzavano i 1000 a 4 cilindri, che cosa escogiteranno i tecnici per impedire che i bicilindrici debbano arrendersi alla superiore potenza dei quattro cilindri? L'argomento, come sempre è scottante e ad alto rischio.
C'è infine un terzo aspetto, che non riguarda solo la SBK, ma anche la MotoGP: la Federazione Motociclistica Internazionale non si è ancora pronunciata con maggior specificità sulla definizione di "prototipo", ma è chiaro che non potrà opporsi se le Case decideranno di derivare un modello di serie da un prototipo che corre nel Mondiale MotoGP.


Allo stesso modo, una volta che il modello di serie "replica" sarà effettivamente e regolarmente in commercio, la FIM non potrà rifiutargli l'omologazione come Superbike, per cui nel volgere di un paio d'anni potrebbe accadere - e tutto ci dice che accadrà - di vedere in pista due moto identiche, almeno nell'aspetto e nelle caratteristiche tecniche, se non in molti dettagli interni, gareggiare una nel Mondiale MotoGP, l'altra nel Mondiale Superbike. Che era l'eventualità da evitare ad ogni costo quando si è creata la MotoGP.
L'avvocato Zerbi, presidente della FIM, a questa considerazione risponde in modo sibillino: "Non accadrà: il nuovo regolamento farà sì che una moto anche di serie, ma derivata da un prototipo da GP, non possa essere adatta a gareggiare nel Mondiale SBK. Inoltre abbiamo anche pensato di differenziare esteticamente le due categorie...".
D'accordo. Ma come?

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