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Troy Bayliss: la storia di un GRANDE campione

Redazione
dalla Redazione il 14/01/2020 in Piloti
Troy Bayliss: la storia di un GRANDE campione
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Ha scritto pagine bellissime del Mondiale SBK, ha lasciato il segno nella MotoGP. Con il suo carisma ha infiammato gli appassionati ieri e lo fa ancora oggi… ripercorriamo anno dopo anno la carriera del pilota australiano

Troy Andrew Bayliss, conosciuto solo come Troy, è nato a Taree, una città della Mid North Coast, Nuovo Galles del Sud, in Australia, il 30 marzo del 1969. Troy inizia ad andare in moto da piccolo, si lancia prima nel motocross e poi nel dirt track. Passioni che però abbandona perché continuare a gareggiare costa troppo e la sua famiglia non ha abbastanza soldi per continuare a sovvenzionare la grande passione di Troy. Ma lui non molla. Nel cuore sogna di correre e per concretizzare il suo sogno decide di iniziare a lavorare. Riesce a trovare un posto come aiuto carrozziere, specializzandosi nella verniciatura a spray. Il tempo passa… 

All'età di 10 anni inizia con il motocross e il dirt track, che poi abbandona... perché non ha soldi per continuare a gareggiare. Inizia dunque a lavorare e trova posto come carrozziere, specializzandosi nella verniciatura a spray: da qui deriva il suo soprannome di Carrozziere

Quando inizia a correre

Nel 1992, Troy ha già compiuto 23 anni e finalmente riesce a iscriversi al campionato 250SP australiano con una Kawasaki KR-1. È il primo passo. Non ottiene grandi risultati, ma la sua storia inizia quel giorno. Nel 1993 cambia categoria e passa alla classe 600. 

Un bel salto, i risultati non arrivano ma ha la consapevolezza del suo potenziale.
Una consapevolezza che nel 1994 lo porta a chiudere la stagione al sesto posto e nel 1995 al secondo. Risultati che lo mettono in evidenza agli occhi dei grandi team e infatti la squadra ufficiale Kawasaki Australia lo sceglie per completare la sua formazione nel campionato nazionale Superbike. È il 1996 e con la Ninja ufficiale Troy Bayliss riesce a chiudere la stagione al terzo posto.

Nel 1997 all'età di 28 anni, dopo essere passato al team Suzuki Australia, partecipa come wild card alla tappa del campionato mondiale Superbike a Phillip Island. È un momento storico per la sua carriera e riesce a chiudere entrambe le gare, al quinto posto. Un risultato che gli permette, a fine stagione, di essere chiamato nel Motomondiale nel team Molenaar Suzuki al Gran Premio d'Australia, dove lotta per il podio prima di terminare al sesto posto la gara della classe 250. Grazie a questo risultato Troy conquista 10 punti nel Mondiale.

Troy Bayliss: la storia di un GRANDE campione

Bayliss-Ducati inizia una lunga storia

Nel 1998 il team britannico GSE offre una sella all’australiano per partecipare al British Superbike Championship. È un passo fondamentale nella sua carriera. È qui che inizia il binomio Bayliss-Ducati. Troy guiderà una Ducati 996. All’esordio nel campionato britannico termina ottavo in classifica. Nel 1999 all’età di 30 anni grazie a 7 vittorie e 14 piazzamenti a podio è campione britannico in sella alla Ducati.

Nel 2000 Ducati, dopo la vittoria del campionato britannico, decide di far correre l’australiano negli Stati Uniti d'America, per prender parte al campionato AMA Superbike con il team Vance & Hines. L'avventura oltreoceano è destinata a interrompersi prima del previsto poiché Carl Fogarty, quattro volte campione del mondo della categoria e pilota di punta del team ufficiale Ducati, è protagonista di un grave incidente che lo costringe al ritiro dalle corse.

La Ducati, dopo il campionato britannico e quello americano, decide di promuovere Bayliss al Mondiale Superbike. Paolo Ciabatti e Davide Tardozzi, di Ducati Corse, sono subito convinti che il nome perfetto per sostituire Fogarty sia quello dell'australiano. Hanno ragione. Nella stagione d’esordio Troy conquista due vittorie (Gara 1 in Germania e Gara 1 al GP d’Europa), cinque secondi posti (Gara 1 e Gara 2 a San Marino, Gara 2 al GP d’Europa e Gara 2 al GP di Germania e Gara 1 al GP del Regno Unito). Risultati che lo portano al sesto posto in classifica con 243 punti.

Troy Bayliss: la storia di un GRANDE campione

Il 2001 è una stagione incredibile per Troy Bayliss che diventa per la prima volta campione del mondo della SBK all’età di 32 anni

Il primo titolo Mondiale

È il 2001 e Troy Bayliss partecipa per la prima volta da inizio stagione al Mondiale Superbike, in sella alla Ducati 996 R. La sfida contro l’americano Colin Edwards è accesissima e arriva fino al penultimo gran premio, ma l’australiano, dopo 6 vittorie, sei secondi posti e tre terzi posti e 369 punti conquista il suo primo titolo iridato.

A Imola, ultima tappa stagionale, Bayliss e la Ducati vogliono festeggiare, ma in Gara 1, dopo una bagarre con l'Aprilia RSV 1000 di Régis Laconi, cade e si rompe una clavicola non potendo festeggiare correndo Gara 2 e chiudendo la stagione con un infortunio, ma è comunque campione del mondo. È stata una stagione incredibile per Troy che diventa per la prima volta campione del mondo all’età di 32 anni.

Un anno memorabile

Nel 2002 Bayliss comincia la stagione da campione in carica e l’inizio è spettacolare: sei vittorie in sei gare nei tre Gran Premi (Spagna, Australia, Sudafrica). La Ducati è una freccia, ma il Mondiale SBK è lunghissimo e le insidie dietro l’angolo. 

Le insidia principale per Troy Bayliss si chiama Colin Edwards, in sella alla Honda che ha una prima parte di stagione non eccessivamente proficua, ma costante. La sua prima vittoria arriva in Gara 1 alla quarta tappa, quella nipponica, per poi ritrovarla, sempre in Gara 1, nel Regno Unito. Bayliss nel frattempo continua a macinare vittorie anche nella seconda parte della stagione. In nove Gran Premi, su diciotto gare, Bayliss vince quattordici volte contro le sole tre di Edwards. Ma gli ultimi quattro Gran Premi della stagione sono una meraviglia per il pilota Honda. Vince tutte le gare a disposizione e Bayliss è subito dietro: sei secondi posti, un terzo posto e un… ritiro. A fine stagione Bayliss perde il campionato della stagione 2002 per soli undici punti. Quella caduta in Gara 2 ad Assen, nonostante il margine che possedeva sino a quel momento. All'ultima prova di Imola, davanti a 100mila tifosi, Bayliss ha 1 punto di svantaggio su Edwards: è tutto ancora aperto, ma in un gara passata alla storia i due piloti danno vita a una lotta serrata ed entusiasmante, ma è il texano che riesce a vincere entrambe le gare e conquistare il titolo.

Sarebbe bastato un quinto posto, invece del ritiro, per consentirgli il bis e invece Edwards vince il titolo iridato grazie alla costanza e alla capacità di aver portato a termine ogni gara della stagione. Quel ritiro “condanna” Bayliss al secondo posto nonostante le quattordici vittorie contro le undici dell’avversario.

Una nuova vita, la MotoGP

Nel 2003 Troy passa al Motomondiale, debutta in MotoGP con la neonata Ducati Desmosedici GP3, con compagno di squadra Loris Capirossi. Si presenta alla prima gara a Suzuka classificandosi quinto in gara, in tutta la stagione raccoglie tre podi ed a fine campionato si posiziona sesto nella classifica generale piloti. Niente male per l’australiano nella stagione di debutto tra i prototipi.

La stagione successiva, nel 2004, Troy Bayliss rimane in sella alla Ducati sempre in MotoGP. La stagione di Troy è faticosa, complicata, a tratti dolorante. In ogni Gran Premio è una lotta anche nella sua Phillip Island. Poi, a Valencia, all’ultimo step della stagione, riesce a guadagnare il suo unico podio in rimonta. Il campionato del mondo termina con un 14º assoluto di Troy Bayliss, una posizione troppo anonima per uno come lui.

Nel 2005 è sempre in MotoGP, corre a sulla Honda RC211V del team Camel. Il feeling con la moto tarda ad arrivare e i due risultati migliori sono solamente due sesti posti conquistati tra la Spagna e gli Stati Uniti. Come se non bastasse per etichettare la stagione in complicata e poco felice, a sei gare dal termine si infortuna al polso in allenamento, rompendolo in diversi punti. Un infortunio che lo costringe ad abbandonare il campionato prima della sua conclusione. Chiude prematuramente il campionato e conclude al 15º in classifica.

Troy Bayliss: la storia di un GRANDE campione

Nel 2006 in sella alla Ducati 999 Troy Bayliss è per la seconda volta campione del mondo della SBK

Il ritorno in SBK ed è subito campione

Nel 2006 Troy torna a casa, torna in Superbike. Il campionato del mondo delle derivate lo accoglie alla grande, Troy rientra su una delle selle più prestigiose del circus, la Ducati 999 che non sta vivendo un momento florido poiché le giapponesi a 4 cilindri in modo particolare Suzuki e Yamaha stanno andando fortissimo. Bayliss è chiamato a sovvertire questo andamento.

All’esordio in Qatar, Troy conquista due secondi posti, dopo un due grandi gare si deve arrendere prima a James Toseland in sella alla Honda e poi a Troy Corser con Suzuki. Nella seconda tappa, in Australia, qualcosa non funziona come dovrebbe in Gara 1 e Bayliss chiude solo sesto, ma in Gara 2 vince la sua prima gara dal ritorno in Superbike e da lì non si ferma per qualche Gran Premio. Bayliss vince le seguenti sette gare, ossia tre Gran Premi e mezzo perché poi in Gara 2 a San Marino deve accontentarsi del dodicesimo posto.

Il ritiro in Gara 1 a Brno e in Gara 1 ad Assen fanno traballare la leadership dell’australiano che però, vincendo Gara 2, ristabilisce l’equilibrio e conquista il titolo con tre gran premi d’anticipo. Un campionato praticamente senza storia, se non la sua.

Bayliss chiude con 431 punti, alle sue spalle si classificano Toseland con 336, Haga con 326 e Corser con 254. Quattro marche diverse nelle prime quattro posizioni, a sottolineare l’equilibrio del campionato e delle moto, ma la Ducati è di nuovo in vetta al campionato del mondo.

Troy Bayliss: la storia di un GRANDE campione

Nel 2006 a Valencia Troy Bayliss già campione della SBK conquista l'ultima gara della stagione della MotoGP

Una gara storica Valencia 2006

Sempre nel 2006, già campione del mondo, partecipa all’ultimo weekend di gara della MotoGP per sostituire l’infortunato Sete Gibernau. Una gara epica, soprattutto perché sarà uno dei titoli non vinti da Valentino Rossi nell’epoca d’oro del fenomeno di Tavullia, titolo che invece vincerà lo statunitense Nicky Hayden. Ma quella gara, a Valencia, è un miracolo sportivo per la Ducati e per Troy Bayliss. Sin dal venerdì, Troy si dimostra veloce sul circuito spagnolo e conquista il secondo posto nelle qualifiche dietro proprio a Valentino Rossi, ma in gara scatta come un fulmine e dopo una bagarre con il compagno di squadra Loris Capirossi conquista la sua prima vittoria nella MotoGP. Bayliss diventa il primo pilota nella storia del motociclismo a vincere almeno una gara sia in MotoGP che in Superbike nella stessa stagione, e il primo campione del mondo tra le derivate di serie a trionfare in gara anche nei prototipi. Eccolo, il miracolo sportivo. Una vittoria che sarà l’antipasto alla stagione trionfale sulla Ducati di un altro australiano, Casey Stoner. Ma questa è un’altra storia.


Nel 2007 Bayliss corre ancora in SBK e corre per vincere, ma le cose non sono semplici come per la stagione precedente. Infatti, si dalle prime gare si percepisce che il 2007 è un affare solo tra Noryuki Haga e James Toseland (Yamaha contro Honda). A spuntarla, infatti, è il britannico che forte delle sue otto vittorie in stagione e un solo ritiro conquista il titolo iridato per soli due punti di vantaggio sul giapponese Haga. Una sfida incredibile durata fino all’ultima gara ma che alla fine ha permesso a Toseland di vincere il titolo.

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Dopo aver vinto con la 998 e con la 999 Troy conquista il suo terzo mondiale SBK nel 2008 stringendo i semi manubri della 1098

Ritirarsi da campione

Nel 2008 tutto torna in casa Australia perché la sfida per il titolo è una questione che si gioca in casa tra Troy Bayliss e Troy Corser. Quando però l’australiano e la Ducati sono nella condizione giusta è impossibile riuscire a stargli davanti e infatti Bayliss vince undici gare, chiude quattro volte secondo e quattro volte terzo, ritirandosi solo tre volte in stagione. Una costanza che Corser non riesce a reggere anche se il 2008 è una delle stagioni più appassionanti degli ultimi decenni di Superbike. Però, non c’è storia. Corser è secondo ma senza mai aver vinto una gara in stagione è davvero impossibile vincere il Mondiale. Così è ancora una volta Bayliss a vincere il piatto grosso, a conquistare il suo terzo titolo mondiale all’età di 39 anni con 460 punti. È finita

Troy Bayliss con tre titoli in tasca, decide di ritirarsi dalle corse. Rimarrà comunque legato alla Ducati come collaudatore per quel che concerne i test di sviluppo delle moto per il mondiale superbike. Qualche anno dopo però, nel 2015, a distanza di più di sei anni dal ritiro, ritorna a correre nel mondiale Superbike, prendendo parte alla prova inaugurale di Phillip Island e a quella di Buriram con la Ducati Panigale R del team Aruba.it Racing-Ducati SBK, in sostituzione dell'infortunato Davide Giugliano. Bayliss, con i tre punti realizzati grazie al tredicesimo posto in gara 1 al GP di Phillip Island, ottenuti all'età di 45 anni, 10 mesi e 8 giorni, diviene il secondo pilota più anziano a marcare punti nel mondiale Superbike dopo Frantisek Mrazek, capace di realizzare punti al GP del Canada del 1991 all'età di 55 anni e 25 giorni. Inarrivabile.

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Alla luce delle recenti, drammatiche condizioni che il coronavirus sta producendo in Italia e nel mondo, Domus sente l’esigenza di dare un segnale di presenza, interpretazione e sostegno a tutte le attività creative e produttive, italiane e straniere

Cristian Lancellotti

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