Italia e Spagna avevano rotto: evviva Ai Ogura e il ritorno del Giappone
Per anni la MotoGP ha parlato quasi esclusivamente italiano e spagnolo. Poi è arrivato Ai Ogura: una vittoria storica ad Assen, il ritorno del Giappone sul gradino più alto del podio e una storia di talento costruita senza scorciatoie che potrebbe cambiare gli equilibri del mondiale
Alla fine i nomi sono sempre gli stessi, da anni: Marc Marquez e Pecco Bagnaia, Pecco Bagnaia e Marc Marquez. E se non sono loro, a dominare la scena ci sono solo italiani e spagnoli, spagnoli e italiani. Che barba che noia, che noia che barba. Anche la MotoGP, così come qualunque ambito della vita, non sfugge alla solita dinamica per cui si è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo in grado di emergere, spaccare gli schemi, rompere lo status quo. Ravvivare, comunque, l'interesse nei confronti del motorsport su due ruote.
Il nome nuovo dal Giappone
E allora ben venga aria nuova, proveniente da est, anzi dall'estremo oriente. Attenzione però: non siamo di fronte (così come accade alle moto di produzione) all'invasione cinese - cosa che, prima o poi, arriverà anche in MotoGP. Ma al ritorno del Giappone. E per questo diciamo grazie (anzi, arigato) ad Ai Ogura, 25enne di Kiyose, città che fa parte della "grande Tokyo". Il quale, con la vittoria nel GP di Assen, ha interrotto un digiuno che durava da quasi 22 anni: l'ultimo pilota giapponese a vincere un MotoGP fu Makoto Tamada nella gara di Motegi del 19 settembre 2004.
A quei tempi, un Ogura ancora infante veniva spinto dal padre, ex pilota, a salire su una pocket bike, categoria in cui competeva anche sua sorella. Qui Ogura muove i primi passi, salvo smettere a cinque anni perché preferiva giocare a calcio. Poi quella che sembrava una forzatura paterna emerge per quella che è, ovvero una grande passione. Che lo porta a crescere nella Rookies Cup, a debuttare con delle wild card in Moto3 nel 2018 e fare poi il salto in Moto2, dove conquista il titolo nel 2024.
Una carriera un passo alla volta
La carriera di Ogura si è svolta un passo alla volta: non è stato un baby prodigio come, in anni più recenti, lo fu Pedro Acosta. E' sempre stato un pilota talentuoso, senza dubbio, ma non un predestinato con gli occhi della stampa e i riflettori sempre addosso. E' arrivato in MotoGP a 24 anni, nel 2025.
Un'età in cui si è ancora giovani, ma non si sono certo bruciate le tappe. Al debutto con la Aprilia del team Trackhouse, complici anche alcuni infortuni, ha chiuso l'anno con un 16° posto in classifica. Quest'anno, invece, la stagione è stata un crescendo continuo: terzo a Le Mans, secondo a Brno e primo ad Assen (con due secondi posti nelle ultime due Sprint).
Di questo giapponese tranquillo, fuori dal paddock si sa poco: vive a Barcellona, ama pescare e fare motocross. Sappiamo solo che adesso Ai Ogura sembra avere preso il ritmo giusto. Come direbbero gli psicologi dello sport, è entrato nel flow. E ci è entrato per rimanerci. Oltre che per continuare a scrivere una lunga storia di piloti del Sol Levante firmata da grandi campioni del passato come Tetsuya Harada, Kazuto Sakata, Haruchika Aoki, Daijiro Kato e Hiroshi Aoyama.
ufficiali di Dueruote
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