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La MotoGP ad Adelaide: sarà vera gloria?

Redazione
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La MotoGP ad Adelaide: sarà vera gloria?

Il malcontento serpeggia tra tifosi e anche gli ex piloti australiani sono tutti assolutamente contrari allo spostamento del GP d’Australia da Phillip Island al nuovo circuito cittadino di Adelaide

L'annuncio ufficiale dello spostamento del Gran Premio d'Australia da Phillip Island al un nuovo circuito cittadino di Adelaide a partire dal 2027 ha scatenato una fortissima ondata di proteste tra i tifosi e gli addetti ai lavori. La sezione commenti del post Instagram di MotoGP che annunciava il trasferimento al circuito cittadino di Adelaide è stata inondata di commenti negativi sulla perdita di quello che molti spettatori e piloti considerano il miglior circuito del mondiale e su come un circuito cittadino possa essere reso sufficientemente sicuro per le MotoGP moderne. Phillip Island non è considerato infatti un semplice circuito, ma uno dei tracciati più iconici e spettacolari al mondo. Le sue curve veloci e il panorama sull'oceano offrono gare spesso considerate le migliori della stagione. Dal 1997 è la casa fissa della MotoGP in Australia. Rimuoverlo dal calendario è visto dai puristi come un "sacrilegio" sportivo, paragonabile a togliere il Mugello o Assen. La preoccupazione principale riguarda l'adeguatezza di un tracciato urbano per le moderne MotoGP, che raggiungono velocità superiori ai 340 km/h. I tifosi temono che un circuito cittadino, basato sul vecchio layout della F1 anni '80/'90, non possa garantire gli spazi di fuga necessari per moto da 300 cavalli. I fan accusano la nuova proprietà di Liberty Media di voler trasformare la MotoGP in una "Formula 1 su due ruote", privilegiando il business rispetto allo spettacolo tecnico. Sebbene Adelaide sia più facile da raggiungere per il pubblico generalista, i tifosi storici preferiscono l'atmosfera selvaggia e rurale dell'Isola, nonostante le carenze infrastrutturali, il paddock datato, e le poche strutture ricettive. Il governo del Victoria non ha accettato di spostare la gara ad Albert Park (Melbourne), portando Dorna/Liberty a firmare un accordo di sei anni con il South Australia (Adelaide) per massimizzare i profitti e la visibilità urbana.
Oltre ai tifosi anche tanti piloti si sono detti contrari a questa scelta. Casey Stoner è stato il critico più feroce, definendo la mossa come un sacrificio della qualità delle corse in nome della novità. "Perché la MotoGP dovrebbe togliere dal calendario quello che probabilmente è il suo miglior circuito? Viene messo da parte per una gara ad Adelaide e, a quanto pare, su un circuito cittadino... Lascio che ognuno tragga le proprie conclusioni". La pensa come lui anche un altro grande pilota del passato come Wayne Gardner. Il "Coccodrillo", che ha un legame viscerale con Phillip Island, dove ha vinto i primi due storici GP nel 1989 e 1990 e dove il rettilineo d'arrivo porta il suo nome, non ha usato mezzi termini, accusando apertamente il governo del Victoria e l'Australian Grand Prix Corporation (AGPC) di aver "trascurato e gestito male" l'evento di Phillip Island negli ultimi anni, riducendo l'intrattenimento e i servizi per i fan. Ha definito Phillip Island come "forse il miglior circuito del calendario", sottolineando come sia amato da tutti i piloti e come sia un errore imperdonabile privare il motomondiale di una pista così iconica e tecnica.In un momento di particolare frustrazione, ha persino scherzato (ma non troppo…) sulla sua statua presente a Phillip Island, dicendo provocatoriamente che, vista la situazione, potrebbero "prendersela e mettersela dove non batte il sole". Assolutamente contrario alla scelta anche Jeremy McWilliams, che pur avendo 61 anni continua a correre e a frequentare assiduamente Phillip Island per l'International Island Classic e ha sottolineato come le moderne MotoGP, sempre più veloci e dotate di aerodinamica complessa, mal si conciliano con i muretti e le vie di fuga ridotte tipiche dei circuiti cittadini, nonostante le rassicurazioni di Liberty Media. Trasferire la gara ad Adelaide trasforma l'evento in uno "show cittadino" che, secondo McWilliams, sacrifica l'essenza del motociclismo sull'altare del marketing.

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