Motogp
Liberty Media cambia rotta in MotoGP: l’obiettivo è superare l’asse Italia-Spagna
Liberty Media vuole uscire dal duopolio Spagna-Italia, lanciando per il prossimo triennio un "bonus nazionalità" per le squadre che decidono di puntare su piloti provenienti da nazioni scarsamente rappresentate in griglia
C’è un argomento che sta facendo molto discutere il paddock in questi giorni: la strategia di Liberty Media (nuova proprietaria della MotoGP) che punta a una decisa internazionalizzazione, cercando di ridurre l'egemonia storica dell'asse Italia-Spagna.
Come prima misura concreta, per il prossimo triennio Liberty Media ha introdotto un "bonus nazionalità", un piano di finanziamenti a fondo perduto mirati per le squadre che decidono di puntare su piloti provenienti da nazioni "sottorappresentate".
Parliamo di cifre che possono arrivare fino a 200.000 euro per i team che ingaggiano e ottengono risultati con piloti che non siano italiani o spagnoli. I premi sono strutturati (per ora) soprattutto per le classi minori, quelle dove si forma il talento. Ad esempio, un team può ricevere 50.000 euro se un suo pilota (non italo-spagnolo) arriva terzo nel Mondiale Junior Moto3 vincendo almeno due gare, o 100.000 euro se conquista il campionato europeo Moto2 vincendo almeno quattro gare.
Con questa scelta Liberty Media vuole replicare il percorso già fatto in Formula 1, trasformando la MotoGP in un prodotto globale capace di attrarre sponsor e pubblico da mercati enormi ma oggi tiepidi, quali Stati Uniti e Asia. Questi mercati sono fondamentali per la crescita dei diritti TV e del merchandising. Avere un campione americano, indonesiano o indiano cambierebbe radicalmente il valore commerciale del campionato in quelle regioni.
Liberty Media punta, inoltre, ad una diversificazione degli sponsor: attualmente, circa il 75% degli sponsor è legato al settore tecnico/motoristico. Una griglia più internazionale permetterebbe di attirare brand internazionali extra settore, legati ai ricchi mondi della finanza, della tecnologia o del lifestyle.
Il rischio però è che si finisca, come oggi accade in Formula 1, per favorire alcuni piloti sulla base del loro passaporto piuttosto che per i meriti sportivi. Italia e Spagna dominano perché hanno una larga base di appassionati e perché hanno investito per decenni in accademie e infrastrutture; e ora il timore è che piloti italiani o spagnoli di grande talento rimangano a piedi solo perché "costano di più" in termini di mancati incentivi, a favore di piloti meno veloci ma "finanziati". Del resto si sa che la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni...
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