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Sapete che a Jerez con le MotoGP si frena 11 volte!

Il circuito di Jerez è il più impegnativo per i freni del primo terzo di campionato. I notevoli cambi di pendenza richiedono una moto maneggevole e ben bilanciata… Sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva del freno dalla partenza alla bandiera a scacchi il valore supera i 14 quintali. I tecnici Brembo ci svelano tutti i segreti del tracciato spagnolo

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Questo fine settimana la MotoGP sbarca in Spagna per il quarto appuntamento del Mondiale 2018, in programma dal 4 al 6 maggio sul Circuito di Jerez.

La storia di Jerez

Inaugurato l’8 dicembre 1985, ospita la classe regina dal 1987: curiosamente, però, nel 1988 la gara è stata etichettata GP Portogallo perché il GP Spagna si è disputato a Jarama. Nel 1992 è diventato il primo circuito del Mondiale a sostituire le balle di paglia con gli airfence.

Sui 4.423 metri della pista si alternano curve lente, veloci e velocissime: le 13 curve (8 a destra, 5 a sinistra) rappresentano il 31 per cento della lunghezza totale ed offrono numerosi punti utili per i sorpassi. I notevoli cambi di pendenza richiedono una moto maneggevole e ben bilanciata, oltre che stabile in frenata.

Anche quest’anno il 100% delle moto che partecipano al campionato MotoGP è equipaggiato con freni Brembo i cui tecnici hanno assegnato un indice di difficoltà per i freni a ciascun circuito del campionato.

Secondo i tecnici Brembo che assistono tutti i piloti della MotoGP, il Circuito de Jerez è il più impegnativo per i freni del primo terzo di campionato, cioè dei primi 6 GP. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 4, valore che spetta anche ad Aragon, Buriram e Brno.

L’impegno dei freni durante il GP

Ogni giro i piloti sono chiamati ad usare i freni 11 volte per un totale di 33 secondi: in termini assoluti il valore non è altissimo, specie se confrontato con i 38 secondi al giro di Austin e i 37 di Losail.

In queste due piste però i record sul giro oscillano tra 1’55’’ e 2’05’’ mentre a Jerez si gira in 1’39’’ e ciò garantisce alla pista andalusa la più alta percentuale di tempo spesa in frenata di tutto il Mondiale, il 33 per cento. La presenza di 3 frenate di modesta entità, ossia in cui si perdono meno di 35 km/h, si traduce in una decelerazione media del GP di soli 1,07 g: ad abbassare la media sono proprio gli 0,7 g delle curve 4 e 7 e gli 0,8 g della curva 10. Solo Austin con 0,92 g lamenta un valore medio più basso.

Sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva Brembo del freno dalla partenza alla bandiera a scacchi il valore supera i 14 quintali, valore raggiunto anche da Losail e Valencia: in pratica ogni giro un pilota è chiamato ad uno sforzo di 52 kg.

Le frenate più impegnative

Delle 11 frenate del Circuito de Jerez 2 sono classificate come impegnative per i freni, 5 di media difficoltà; mentre le restanti 4 hanno un’incidenza leggera sugli impianti frenanti.
La staccata più complessa è quella alla prima curva (curva Expo 92) che arriva al termine di un rettilineo di 600 metri, comunque il più lungo del tracciato: i piloti iniziano a frenare a 281 km/h e concludono l’operazione solo dopo 4,6 secondi in cui percorrono 219 metri.

Per scendere a 85 km/h esercitano un carico di 6,9 kg sulla leva del freno e subiscono una decelerazione massima di 1,5 g. Molto difficile anche la frenata alla sesta curva (Dry Sack): le MotoGP passano da 293 km/h a 65 km/h in 252 metri e 5,5 secondi.

In questa frenata sono però più bassi il carico sulla leva (6,6 kg), la pressione del liquido freno Brembo HTC 64T (11,5 bar) e la decelerazione che è comunque di 1,4 g, superiore di oltre 0,2 g alla decelerazione da 200 a 0 km/h di una Porsche 993 Turbo.

Notevoli anche i 10,2 bar di pressione dell’impianto frenante alla seconda curva, equivalente a circa 7 volte la pressione della birra in un erogatore alla spina. Le MotoGP frenano per 3,3 secondi per impostare la curva a 66 km/h ma la decelerazione è di soli 1,1 g.

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