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Gibernau: 'MotoGP, addio'

il 08/11/2006 in Motogp

L’annuncio, durante una conferenza stampa, è pieno di commozione: ''

Sete Gibernau è stato di parola, poi capirete perché...lo spagnolo lascia le gare e la Moto Gp. Lo ha detto oggi in una conferenza stampa a Barcellona, ma la notizia era nell'aria da tempo.
Lasciato a piedi dalla Ducati che gli ha preferito la giovinezza di Casey Stoner, con la clavicola sinistra in pezzi dopo una serie di fratture, piastre, viti e rifratture, a 33 anni (è del dicembre 1972) il pilota di Barcellona lascia il mondiale dopo una stagione fatta solo di ombre. E' un peccato che alla Ducati non abbia mostrato il suo reale potenziale, perché Sete è stato un gran pilota, soprattutto nel biennio 2003-2004, quando ha rappresentato l'unica alternativa credibile a Valentino Rossi e per due volte è stato vicecampione del mondo.

La storia di Sete è una storia strana, che inizia da lontano, con il nonno, Don Paco Bultò, l'uomo che lasciò la Montesa negli anni '60 per fondare la Bultaco. Famiglia bene, anzi benissimo, gente che tra le frequentazioni abituali aveva il re di Spagna, ma anche un manager (nobile) che discendeva da uno dei grandi generali dell'Armée di Napoleone Bonaparte, e una passione per la moto totale. Sete inizia con il trial e il cross da bambino, poi passa alla pista con il trofeo Gilera 125. E' uno che ci da dentro, che cade, che lotta come un proletario.
Arriva al mondiale grazie agli americani: Wayne Rainey (team manager Yamaha) lo fa debuttare nel 1996 sulla Yamaha dopo averlo visto in azione con una privatissima Honda. Sete parla inglese, ma anche un italiano (con un incredibile accento romagnolo), francese, tedesco, spagnolo, catalano... E' uomo di mondo e di livello alto, ma anche pilota di buona grana. Piace agli sponsor, la Repsol in particolare, ed è fortunato.

Nel 1998 sale sulla specialissima Honda 500 bicilindrica che eredita da Takuma Aoki (paralizzato a causa di un incidente) e fa una gran bella figura. L'anno dopo è sulla Honda NSR lasciata libera da Mick Doohan. Ma non convince. Nel 2001 passa alla Suzuki (con l'amico Kenny Roberts) e vince il suo primo Gp a Valencia. L'anno seguente è con la prima Moto Gp quattro tempi Suzuki. E non vanno, lui e la moto. Nel 2003 è la svolta. Forte dell'appoggio della Telefonica, arriva a fianco di Daijiro Kato nel team di Fausto Gresini. A Suzuka, alla prima gara, muore il giapponese e Sete, che fino a quel momento era l'ufficiale più lento del mondo e uno amato solo dagli sponsor, tira fuori gli artigli e la classe. E' l'unico a lottare con Rossi e poter mettere un freno allo strapotere giallo. Tutto fino al Qatar 2004, quando firma il reclamo contro Rossi e da quel giorno qualcosa in lui si rompe. Non è più il rivale - amico di Valentino, ma uno che ha fatto un gesto poco sportivo. Il contraccolpo è forte e l'anno dopo, l'ultimo con la Honda di Gresini, chiude con qualche buon piazzamento, ma già dietro a Melandri, suo giovane compagno di squadra.

Passa alla Ducati e questa è storia di oggi: la sua stagione è sfortunatissima. Cadute e maltempo gli paralizzano il precampionato, poi Barcellona, vera parola fine alla sua carriera, quando travolge il compagno di squadra Capirossi. Ultima pagina poco piacevole, Valencia, con Bayliss che vince sulla sua moto. Basta. E allora via al retroscena.
Due anni fa mi disse: "Lo sai dove sarà il signor Sete Gibernau tra due anni?. A casa sua, con una birra in mano, la sua ragazza a guardare alla tv voi altri". E' stato di parola, ma dopo aver ottenuto nove vittorie (8 in Moto Gp, una in 500), 11 pole e due secondi posti nel mondiale.

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