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Ritratto di Luthi, campione della 125

il 07/11/2005 in Motogp

Ha conquistato il titolo solo contro tutti, con una Honda kit, battendo grandi marchi e piloti decisamente privilegiati. Merito di una squadra piccola ma unita, di un bel carattere e di un portafortuna speciale...

Ritratto di Luthi, campione della 125
L'Aprilia che in questa stagione non l'ha mai tradito


E' inevitabile che alla stampa nazional popolare piaccia poco e che passi quasi inosservato. E' uno svizzero del cantone di Berna, nato in un paesino che si chiama Oberdiessbach, corre per una squadra ceco-tedesca, con una Honda kit e non ha fidanzate top model o veline. Però è quello che ha fatto la più grande impresa sportiva della stagione: vincere un mondiale senza una polemica, un'alzata di tono.

Solo contro tutti.
E il campione della 125 si deve essere sentito solo più di una volta in questa stagione. Soprattutto quando aveva davanti Kallio con un robusto vantaggio e con lui la KTM con tre top rider a contratto, un reparto corse dai fondi e dalle risorse apparentemente infinite e, come non bastasse, tutte le squadre Honda e il mondo Aprilia a dargli addosso. Pasini e Simoncelli, tanto per capirsi.
La sua non era un'impresa impossibile, molto di più. Lo hanno preso in tanti per una macchietta. Parla tedesco con una bella cantilena svizzera, ha la mascellona alla Schumacher.
Ma Thomas Luthi non è una macchietta e lo ha fatto capire a tutti portando a casa il titolo della 125 con 242 punti, quattro vittorie tra Francia, Repubblica Ceca, Malesia e Australia. La sua vicenda ha qualcosa che fa pensare al calcio minore, ai miracoli di provincia che ogni tanto si fanno beffe degli squadroni milionari.
E la KTM era il superteam. Ogni pilota "arancione", (Kallio, Talmacsi e Simon), ha potuto disporre della supervisione tecnica di Mario Galeotti, di un ingegnere di pista Warren Willing ex MotoGp, un tecnico per il motore e uno per la ciclistica, un telemetrista in esclusiva e tre meccanici.

Luthi corre per il Team Elit, struttura ceco-tedesca che ha iniziato l'attività nel 2000 vincendo il campionato ceco della Superbike. E' nel motomondiale dal 2002 e, dallo stesso anno, ha iniziato a far correre Thomas nel campionato tedesco della 125. Già, perché uno svizzero per correre in pista deve andare in trasferta: nella confederazione le gare in tracciato sono vietata da mezzo secolo.
Nel box il campione della 125 ha una Honda kit A , un capomeccanico, un telemetrista e due meccanici. Fa persino sorridere che chi gli fornisce le indicazioni dal muretto si chiami Fuhrer (guida, in tedesco). Insomma, Davide contro Golia. Eppure la squadra lavora al meglio con le scarse risorse a disposizione e ha portato il suo unico pilota in testa al mondiale.
I segreti non ci sono: moto sempre ben accordata alla pista e pilota aggressivo e lucido. Luthi è seguito da una psicologa che ha saputo determinare e motivare un ragazzo che in tre stagioni di mondiale aveva fatto un 27esimo nel 2002, un 15esimo l'anno dopo e un 25esimo nel 2004.
Miracoli? No, il ragazzo ha iniziato a credere in se stesso e a sfruttare al 100% il tanto (o il poco) a disposizione. Non si è mai lamentato - questo è vero - e non si è caricato di negatività anche quando è caduto in Giappone rischiando spalla e stagione. Stagione che lo ha visto campione e, finita la gara, eccolo tornare uno tranquillo, come sempre. - Hai vinto, bravo, però hai fatto il ragioniere, vero?
"E' stata la gara che volevo. Cioè tattica, di controllo e senza cercare disgrazie. Ero molto tranquillo, ma a tre giri dalla fine ho iniziato a sentirmi la pressione addosso. Un crescendo fino all'ultima curva, secondo me è durata una vita quella curva!".
- E poi?
"Non ho avuto dediche e pensieri mentre tagliavo il traguardo, mi sono detto solo : E' incredibile!".
- Come può un piccolo team battere una squadra ufficiale?
"Ci siamo riusciti perché siamo piccoli, ma anche molto uniti. Siamo pochi ma ognuno sa esattamente cosa fare e poi in squadra c'è un bell'ambiente".
- A inizio stagione pensavi al titolo?
"Forse dentro di me, ma solo dopo la vittoria di Le Mans ho iniziato a parlarne più apertamente".
- Hai un portafortuna?
"Sì, ma non mi sembra il massimo per un pilota. E' una lumaca che mi regalò un mio meccanico due anni fa per darmi una sveglia. Dovrei cambiarlo è un animale lentissimo".
- La tua stagione ha avuto un punto di cambiamento?
"Sì, la vittoria di Sepang, una settimana dopo un incidente che ha rischiato di stoppare la mia stagione. E poi batterli di due millesimi, nel giorno in cui è arrivata anche un reclamo dalla KTM mi ha dato la carica e invece per loro è stata una mazzata, credo".
- Feste, trionfi?
"Sabato prossimo a Linden, dove vivo, ci dovrebbe essere il presidente della Svizzera, ma in contemporanea c'è la partita di calcio tra Svizzera e Turchia per la qualificazione ai mondiali. Potrebbe essere una grande giornata per il nostro paese".

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