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Prove della redazione

Ducati Scrambler Icon Yellow

Andrea Padovani il 07/09/2015 in Prove della redazione
Ducati Scrambler Icon Yellow
Ducati Scrambler Icon Yellow
803,0 cc / 55 kW (75 CV) / 2 cilindri a L / Euro3
€ 8.590 c.i.m.

La famosa monocilindrica degli anni 70 rivive nel nome e nella filosofia... con un cilindro in più. Una moto da gustare in modo leggero, da cucirsi addosso grazie alle tante possibilità di personalizzazione

Una volta le moto erano metallo e calore, pistoni e ammortizzatori. Quello che vedevi era anche quello che toccavi, che compravi. Oggi ogni prodotto motociclistico che esce dalle aziende si porta dietro le regole non scritte di un marketing che lavora senza sosta, che crea e modifica i gusti. E così, chi compra la nuova Scrambler Ducati (sì, a Borgo Panigale scrivono marca e modello invertiti rispetto all'ordinario...) non entra in possesso solo di un mezzo a motore, ma - inconsciamente o meno - viene a contatto con una filosofia di vita, con un mondo fatto di baffi e barba curati, pantaloni con il risvolto, camicie a quadri e accessori ricercati. E la moto? Spingendo questo concetto all'estremo, sembrerebbe diventare un elemento quasi di contorno... e invece, a ben guardare, di carne al fuoco con questa bicilindrica ce n'è in abbondanza. Ed è di ottima qualità. La Scrambler è un gustoso biglietto d'ingresso allo spettacolo offerto dalla gamma Ducati: una moto per muovere i primi passi, per chi ritorna in sella, per le ragazze. La Scrambler è un po' quello che erano le Monster piccole e medie fino a qualche anno fa. Ma anche un mezzo per tutti quelli che cercano una nuda di carattere, oltre a un qualcosa dallo stile particolare, che non invecchi in fretta.

Quattro versioni in una

Della Scrambler non bisogna parlare al singolare... ma al plurale. È infatti disponibile in quattro versioni che condivido no la medesima base meccanica: alla Icon che abbiamo provato in questo servizio si affiancano la Classic, la Full Throttle e la Urban Enduro, ognuna realizzata attingendo con gusto (secondo linee guida predeterminate) dal ricco catalogo di accessori, estetici e non, messo insieme dalla Ducati. Così, se la Classic richiama lo stile degli Anni 70 (parafanghi in lamiera, cerchi a raggi, serbatoio con banda nera e sella marrone), la Full Throttle si rifà alle moto da flat track: la sella ha un taglio più sportivo e inserti gialli, lo scarico è un Termignoni, il manubrio è meno sagomato e il parafango anteriore è minimal. Poi c'è la Urban Enduro, la versione più avventurosa delle quattro: c'è il paracoppa di serie, il parafango anteriore alto, la griglia sul fanale, le protezioni sugli steli della forcella e il traversino sul manubrio. Tutto, insomma, per affrontare anche del facile off-road. Se cercate semplicità, invece, occorre tornare alla Icon di questa prova, disponibile anche su base grafica "rosso Ducati": il serbatoio in acciaio a goccia con guance intercambiabili si sposa alla perfezione con linee pulite che richiamano quelle della Scrambler degli Anni 70. Tuttavia sono i dettagli a fare la differenza, come il fanale anteriore in vetro con luce di posizione a led posti lungo la circonferenza; come la strumentazione essenziale e decentrata; come l'evocativa chiusura del tappo del serbatoio; come la forma della chiave di contatto che riprende quella dell'interruttore delle luci del modello originario. Tecnicamente, la Scrambler non riserva molte sorprese: il motore che la spinge deriva dal bicilindrico desmo della Monster 796, modificato nella distribuzione e dotato di un solo corpo farfallato per risparmiare spazio senza sacrificare troppo la capacità del piccolo serbatoio, che riesce così a tenere 13,5 litri di benzina. Da un punto di vista ciclistico questa moto sfrutta un classico telaio a traliccio cui sono abbinate semplici sospensioni Kayaba e pneumatici Pirelli: questi sono degli MT60 RS, che con i loro ampi tasselloni danno qull'evocativa immagine da tuttoterreno, senza negare grip e prestazioni nell'uso su asfalto, che è poi quello reale per cui è stata studiata questa moto.

Facile come ci si aspettava

Facile e immediata. Piacevole e divertente. Queste le prime parole che ci passano per la testa quando muoviamo i primi passi in sella alla Scrambler: la filosofia del modello originario è stata rispettata. Agilità e stabilità in questa moto trovano un punto di equilibrio eccellente, specialmente quando si affrontano strade extraurbane movimentate da curve e controcurve. Qui la Scrambler si esalta, offrendo tanto divertimento, un elevato livello di sicurezza e una maneggevolezza strepitosa. All'efficacia nel misto contribuisce anche la posizione di guida naturale: l'unico elemento a cui bisogna abituarsi è il manubrio piuttosto largo e molto sagomato che alla lunga può stancare, soprattutto in autostrada, quando subentra anche il carico aerodinamico che grava sul busto. Per aggirare il problema, basta però scegliere in fase di acquisto il manubrio più "basso"... Sul fronte sospensioni, la forcella batte il mono tre a zero: è più scorrevole, meglio tarata e più rilassante. Sulle sconnessioni il retrotreno spesso scalcia in maniera poco gentile, un comportamento che per fortuna rimane limitato al comfort e che non influisce sulla stabilità e la precisione di guida, sempre ineccepibili. Anche la trazione in questo senso rimane buona. Sul pavé delle città, la risposta delle sospensioni penalizza il comfort. E nemmeno i frequenti stop&go imposti da traffico e semafori aiutano a gustarsi la Scrambler, perché qui il bicilindrico manifesta il suo carattere schietto: per quanto addolcito, ai bassi regimi non è ancora un esempio di fluidità e costringe a guidare "con la frizione in mano". Un Ducati è sempre un Ducati... e infatti il pompone nel misto va alla grande, con una progressione piena e redditizia da poco prima dei 4.000 giri fin oltre i 7.500. Ci si può esaltare dandoci dentro con il gas, ma anche andare a spasso. Davvero un bel motore, è l'esempio di come 75 CV "giusti" siano una dose perfetta per divertirsi. Promosso l'impianto frenante, sempre ben gestibile e coadiuvato da un ABS morigerato e gentile negli interventi, unica concessione all'elettronica in questa moto.

Dati Tecnici

 
Ducati
Scrambler Icon Yellow

Motore

2 cilindri a L, 803,0 cc, alesaggioXcorsa 88,0X66,0 mm, raffreddato ad aria/olio, rapporto di compressione 11:1, distribuzione monoalbero a camme in testa Desmo, 4 valvole, iniezione elettronica con 1 corpo farfallato da 50 mm, lubrificazione a carter umido

Trasmissione

finale a catena (46/15); frizione multidisco in bagno d'olio APTC; cambio a 6 rapporti con comando meccanico

Ciclistica

telaio a traliccio di tubi d'acciaio, inclinazione cannotto di sterzo 24,0°, avancorsa 112,0 mm; forcella rovesciata da 41 mm non regolabile; forcellone in alluminio e ammortizzatore regolabile nel precarico; escursione 150/150 mm Freni: ant. 1 disco da 330 mm, pinza ad attacco radiale a 4 pistoncini; post. disco da 245 mm, pinza a un pistoncino; ABS di serie Pneumatici: ant. 110/80-R18; post. 180/55-R17

Dimensioni

lunghezza 2.100, larghezza 845, interasse 1.445, altezza sella 790, serbatoio da 13,5 lt, peso a secco 170 kg

Prestazioni

55 kW (75 CV) a 8.250 giri, 68,0 Nm (6,9 kgm) a 5.750 giri

Prestazioni

Il commento del centro prove

Parlare di prestazioni davanti alla Scrambler è anacronistico anche se poi, a ben guardare, i quasi 190 km/h reali rilevati sulla pista di Vairano (velocità che può essere considerata quella massima) è un dato rimarchevole che poche altre moto di pari estrazione e cilindrata riescono a raggiungere. La Moto Guzzi V7, la Triumph Bonneville e la Kawasaki W800, bicilindriche di cilindrata paragonabile, subiscono infatti distacchi notevoli dalla bolognese. Stesso discorso per la prova di sorpasso, questo nonostante la Ducati sia penalizzata da irregolarità ai bassi regimi. Migliorabile la frenata, limite da ricondurre a una taratura conservativa dell'ABS.

Curva di accelerazione

Ducati Scrambler Icon Yellow

Condizione della prova

Cielo sereno
Vento 6,9 m/s
Temperatura aria 20,4°C
Pressione atmosferica 999 mb
Temperatura asfalto 25,8°C

Rilevamenti

 
Ducati
Scrambler Icon Yellow

RILEVAMENTI

Velocità a 1500 m con partenza da fermo (tempo) 188,9 km/h (34,7 s)

ACCELERAZIONE

0-400 m 13,0 s (165,5 km/h)
0-1000 m 25,1 s (185,9 km/h)
0-90 km/h 3,8 s (51,7 m)
0-130 km/h 7,0 s (149,3 m)

PROVA SORPASSO (nella marcia più alta)

80-130 km/h 6,7 s (196,9 m)

FRENATA (compreso tempo di reazione convenzionale pari a 1 s)

130-80 km/h 2,4 s (76,0 m)
50-0 km/h 2,8 s (24,2 m)

CONSUMO

Urbano n.d.
Extraurbano n.d.
Autostrada (130 km/h indicati) n.d.

PESO

In ordine di marcia e serbatoio pieno 191,5 kg
Distribuzione masse senza conducente (% ant./post.) 48,0/52,0
Distribuzione masse con conducente (% ant./post.) 44,0/56,0

Pagelle

 
Ducati
Scrambler Icon Yellow

In sella

3.5

Con quel manubrio largo e sagomato la Icon porta indietro nel passato di cinquant'anni, agli albori delle tuttoterreno americane. Chi è sensibile a questo aspetto godrà davvero...

Comfort

2.5

Rilassante nell'impostazione di guida e nella filosofia, è però poco confortevole sui fondi accidentati. In autostrada il motore frulla sereno e senza vibrazioni, ma la protezione aerodinamica è nulla.

Dotazioni

2.0

Tecnicamente c'è il minimo indispensabile per muoversi: ma è una scelta filosofica che Ducati ha abbracciato consapevolmente. Dal punto di vista estetico, invece, la Scrambler offre di tutto e di più, con tantissime opzioni.

Qualità percepita

5.0

Ogni dettaglio è semplice, ma dietro a questa semplicità ci sono una ricerca estetica e una cura maniacale. Nella Scrambler anche l'occhio più esigente troverà appagamento e soddisfazione.

Capacità carico

2.5

Nuda e pura, offre pochino: c'è solo la porzione di sella posteriore e nemmeno un punto di aggancio per l'eventuale elastico o per il classico "ragno". Per fortuna che tra gli accessori ci sono le borse...

Motore

3.0

La potenza è perfetta per una moto del genere e la coppia ai medi regala delle belle soddisfazioni. Il "pompone" Ducati si conferma coinvolgente, ma anche migliorabile nella fluidità ai regimi più bassi.

Trasmissione

4.5

Promossa su tutta la linea: il cambio è fluido e preciso, la frizione ben gestibile (anche grazie al sistema APTC), la finale silenziosa e priva di giochi avvertibili.

Sospensioni

3.0

Abbastanza bene la forcella, mentre l'ammortizzatore è migliorabile nella risposta sulle sconnessioni. L'unica regolazione prevista è quella del precarico molla del mono.

Freni

4.0

Il discone da 330 mm fa il suo eccellente lavoro ed è ben supportato dalla modulabilità del disco posteriore. In caso di emergenza c'è comunque l'ABS a due canali che sorveglia: una garanzia!

Su strada

4.0

Se presa con le giuste maniere, con calma e relax, la Scrambler può diventare la vostra amica del cuore: precisa, facile e molto maneggevole, trova nel misto il suo terreno ideale. Qui regala emozioni vere.

Versatilità

3.0

In autostrada è sacrificata, in città stancante. Meglio godersela da soli tra le curve... fino al tramonto. La Scrambler sa infatti regalare quel gusto vero delle moto semplici ma di carattere.

Prezzo

4.0

Nella categoria delle "vintage", la Icon è quasi a buon mercato (un po' meno le altre tre, in vendita a 9.890 euro c.i.m.). La Kawasaki W800 e la Moto Guzzi V7 costano meno, ma non hanno certo la "birra" della Scrambler.

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  • katmai
    Stancante eccome... - ..per tutto l'on off che ha, a differenza di qualunque scooter, e per il mono secchissimo (ma l'avete guidata?). ? tutto fuorche' una moto urbana. Mentre l'articolo e' perfetto
  • multimarco
    Stancante!?? - D'accordo su quasi tutto ,in citta' stancante!? ma dove? sembra uno scooter ma moolto piu' confortevole. Gli scooter si' che ti rompono la schiena ,non certo questa.

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