Prove della redazione

Yamaha Tracer 7 GT: la crossover media ora viaggia sul serio (e in automatico)

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Sono finiti i tempi in cui la Tracer 7 GT offriva solo borse e parabrezza: con l’ultima release, la media di Iwata diventa una tourer fatta e finita: più abitabile, più protettiva e con tanta elettronica, compreso l’ottimo cambio automatico Y-AMT

La Yamaha Tracer 7 è diventata adulta: possiamo riassumere così il senso e l’effetto delle tante modifiche apportate all’ultima generazione. Modifiche che se arricchiscono di molto la versione base, rendono l’allestimento GT una sport-tourer che ha ben poco da invidiare a modelli più costosi, grazie anche all’arrivo del cambio automatico Y-AMT che migliora di molto l’esperienza di guida turistica… ma non solo, come vedremo presto.

Nata in Giappone, cresciuta in Italia

Se la nuova Tracer 7 ci piace così tanto, un motivo c’è: è stata disegnata e sviluppata in Italia, nell’R&D Yamaha di Gerno di Lesmo (YMRE), per poi essere prodotta in Francia, nello stabilimento di Saint Quéntin che una volta era MBK. Gerno è l’unico centro fuori dal Giappone a cui Yamaha ha consentito di sviluppare moto, e pensiamo che possa essere contenta del risultato in particolare per quanto riguarda la piattaforma CP2: XSR700, Tracer 7 e Ténéré 700. Questa piattaforma ha fatto un vero e proprio balzo generazionale con il MY25, forse un po’ sottovalutato per via del colpo d’occhio simile della MT-07, della Tracer 7 e della Ténéré rispetto alla serie immediatamente precedente. Quello che sembrava un leggero make-up e l’inevitabile arrivo dell’elettronica su moto fin lì orgogliosamente “analogiche” è in realtà un lavoro molto più profondo. La richiesta per la Tracer 7 era di imboccare la strada già seguita dalla Tracer 9 qualche anno prima: aumentare le dimensioni, l’abitabilità e le dotazioni. La decisione di adottare una forcella rovesciata da 41 mm e di allungare il forcellone di ben 40 mm ha stravolto il bilanciamento, richiedendo a cascata una serie di interventi che vanno da un telaio solo apparentemente identico, in realtà del 15% più rigido del precedente grazie a tubi di sezione maggiore a un nuovo leveraggio forgiato fino alla staffa che collega le pedane del passeggero per irrobustire la zona posteriore.

Compatta ma con abitabilità da moto "grande"

In cambio la Tracer 7 offre una abilità di un altro livello: chi guida trova un manubrio più alto di 25 mm per lato e più alto di 30 mm, una sella sdoppiata più accogliente e regolabile; chi sta dietro riceve più spazio, una sella ancora più confortevole e maniglioni più comodi. Questa è la prima Tracer 7 che supporta il tris di borse, in precedenza si poteva avere in alternativa o la coppia di borse laterali o il top case. La capacità di carico è praticamente la stessa della Tracer 9, pur essendo una moto molto più piccola. Anche l’ergonomia si è avvicinata molto a quella della Tracer 9: fin qui la Tracer 7 aveva una posizione in sella raccolta, con un manubrio basso e stretto; ora è più turistica, con una sella più comoda e fianchi attentamente studiati per accogliere bene anche le taglie XL, senza perdere la caratteristica compattezza della Tracer 7. Il forcellone più lungo e rigido ha migliorato lo spazio a bordo e reso la guida più rotonda una volta che rigidezze, offset e avancorsa sono stati adeguati al nuovo interasse di 1.495 mm, ben 35 mm più del precedente. A parte la gestione RBW, il motore CP2 da 690 cc ha ricevuto una nuova frizione servoassistita e conferma le sue prestazioni di 73,4 CV a 8.750 giri e 68 Nm a 6.500 giri, regimi che confermano la predilezione per questo twin parallelo poco più che quadro (A/C = 1,16) per i regimi medi. La Tracer 7, sia base che GT, esiste in versione depotenziata per patenti A2 con 47,5 CV a 7.50 giri.

Simbiosi uomo-macchina 2.0: ergonomia e… cambio automatico

La Tracer 7 GT è l’ultimo modello Yamaha a portare avanti il lungo cammino di Iwata in direzione dell’integrazione uomo-macchina: una storia iniziata con il memorabile prototipo Morpho del 1989 e con la successiva serie TDM. Allora l’attenzione era soprattutto su meccanica ed ergonomia, oggi molto passa dall’elettronica e connettività – anche in considerazione dell’impegno a mettere in sella sempre più persone, in particolare delle nuove generazioni meno appassionate di meccanica e provenienti magari da uno scooter. È in questo contesto che si inserisce l’arrivo dell’Y-AMT, un cambio servoassistito che funziona altrettanto bene in manuale e in automatico: in pratica può essere usato come un quickshifter veloce, preciso e di grande soddisfazione o come un pratico cambio autonomo. Yamaha era partita molto presto con l’automazione della trasmissione sulle tourer, in particolare sulla FYR1300AS dotata di un controllo automatico della frizione (stile l’attuale e-clutch di Honda) successivamente evoluto e impiegato su alcuni quad di Iwata. L’Y-AMT è un sistema il più semplice e compatto possibile. Yamaha ha resistito alla tentazione dei voli pindarici e ha sviluppato un sistema che usasse la tecnologia più recente nel modo più efficace: si applica senza modifiche a motori esistenti (attualmente CP2 e CP3), pesa soltanto 2,8 kg e richiede soltanto due attuatori (uno per la frizione e uno per il cambio) oltre naturalmente a una centralina di controllo che ospita algoritmi ben calibrati. Un sistema molto più semplice rispetto al DCT di Honda, che ha richiesto uno sviluppo dedicato enorme, ma anche rispetto all’ASA di BMW, che può essere montato solo su motori progettati apposta a causa dell’ingombro dei meccanismi di controllo.

Tracer 7 GT: viaggiare senza limiti

Se la Tracer 7 è una versatile sport-touring da usare tutti i giorni, che non si tira indietro nello sparo del fine settimana ma nemmeno se si tratta di andare al mare, la versione GT tira la coperta in direzione dei viaggi a medio-lunga gittata. Nelle prime serie questo prevedeva soltanto una sella più comoda, un parabrezza più sviluppato e le borse laterali, ma sulla Tracer 7 GT attuale la sostanza è parecchia. Questi elementi naturalmente rimangono: il parabrezza, sempre regolabile con una mano sola, è di 90 mm più alto rispetto alla Tracer 7 base; la sella è come abbiamo visto sensibilmente più imbottita, tanto che l’altezza passa da 830-850 mm a 845-865 mm e le due valigie laterali di serie possono ospitare un casco integrale. C’è anche di serie il cavalletto centrale, come il serbatoio che è cresciuto fino a 18 litri per mettere i 400 km di autonomia tranquillamente alla portata. Ma la nuova Tracer 7 GT offre anche più abitabilità a pilota e passeggero e la possibilità di avere il Top Case, grazie al retrotreno irrobustito. Offre sospensioni regolabili, tanto la forcella rovesciata da 41 mm quanto il mono, con tanto di regolazione remota del precarico. Ma c’è anche tutta l’elettronica consentita dall’arrivo del Ride-By-Wire: qui non c’è la pletora di regolazioni fini e indipendenti delle grandi tourer, ma la Tracer 7 GT offre comunque due mappe motore, due mappe per l’Y-AMT, il traction control disattivabile e un bel TFT da 5” con connettività MyRide e navigazione a mappe Garmin StreetCross. Dimentichiamo qualcosa? Beh, ci sono di serie le manopole riscaldate e i paramani, che per molti mesi all’anno ringrazi di avere, e che completano un quadro magari senza fronzoli, ma a cui non manca davvero nulla per partire senza troppi pensieri e senza troppi debiti da contrarre al momento dell’acquisto, dato che la Tracer 7 GT costa 12.099 euro f.c. col cambio Y-AMT e 11.499 euro col cambio manuale. Per il 2026 la si può avere total black o grigia e argento con cerchi blu elettrico.

Yamaha Tracer 7 GT Y-AMT: come va su strada

Bisogna prendere la Tracer 7 GT per quello che è: una proposta straodrinaria in termini di rapporto tra dotazioni, fruibilità e prezzo. Non è una GT a scala piena, che ti chiude in una bolla d’aria e ti permette di fare tutto in sesta marcia con un filo di gas; ma costa la metà o meno, e tutto sommato a quel mondo si avvicina molto. Il primo aspetto positivo è che 214 kg col pieno di benzina, per una GT così accessoriata, sono davvero pochi, e questa Yamaha la inforchi senza alcun senso di ansia. La sella è un paio di cm più alta rispetto alla Tracer 7 base, ma resta comunque accessibile, le misure restano compatte e solo il rilevante sviluppo verticale del parabrezza a forma di Y ricorda che si sta in sella a una moto destinata ai grandi viaggi, che si immaginano di solito riservati alle grandi tourer. Partiamo proprio dall’ultima aggiunta, il cambio Y-AMT, perché è quello che più avvicina la Tracer 7 GT a, per dire, una vecchia FJR 1300, spinta da un motorone grande il doppio. In quel caso il concetto era: tantissima coppia per ridurre al minimo l’uso del cambio, mentre qui l’uso del cambio lo riduci impostando la modalità AT e lasciando al sistema Y-AMT di far tutto da solo. Cosa che fa, bisogna dirlo, con grande efficacia: le cambiate avvengono in modo molto naturale e simile a quel che si farebbe da soli, tranne qualche innesto a centro curva che si impara però presto a gestire.

Ecco perché il cambio automatico la trasforma in una vera GT

In generale il sistema reagisce soprattutto alla apertura del gas: più si spalanca e più sale di regime, mentre con un filo di gas tende a cambiare più in basso – anche se mai quanto il DCT di Honda. È sempre molto ben allineato alle decelerazioni, scalando quando si frena o si chiude repentinamente il gas, e si può comunque sempre ricorrere all’override, ovvero alla possibilità di togliere o mettere una marcia quando serve – tipicamente prima di un sorpasso o di una curva. In generale, quindi, è un cambio che consente di dimenticarsi del cambio, ed ecco perché fa la stessa funzione di un motorone ricco di coppia. Va anche detto che l’erogazione del CP2 sarebbe già orientata al turismo: è un motore poco superquadro, con tanta schiena ai medi e che non ha mai richiesto particolare frequenza nell’uso del cambio. La Tracer 7 GT era gradevole anche prima, ma con l’Y-AMT diventa “più GT”. Anzi la mappa D+ del cambio ci sembra praticamente inutile su questa moto: sposta la soglia di cambiata verso i 6-7.000 giri, soglie da “time attack” che di fatto non si usano praticamente mai, tanto è fluida ed efficace la moto sotto i 5.000 (che corrispondono, tanto per capirci, a 130 km/h in sesta). Se le moto della piattaforma CP2 sono best-seller da oltre 10 anni senza aver mai fatto ricorso all’elettronica una ragione c’è: e infatti i benefici del Ride-By-Wire sono marginali in termini di mappe motore – visto che il twin Yamaha è sempre stato assai trattabile e con prestazioni brillanti ma mai preoccupanti – anche se il controllo di trazione e il cruise control chiudono in effetti il cerchio della Tracer 7 GT come turismo a tutto tondo.

Autostrada e grandi viaggi: come si comporta

Il cruise è peraltro integrato con l’Y-AMT, ed è quindi in grado di scalare o mettere marce da solo se la velocità impostata scende o sale più di tanto. E insomma a 130 km/h con il cruise impostato, il parabrezza alto, le manopole tiepidine e nessuna necessità di pensare al cambio, ti senti davvero su una super-tourer. L’unica differenza alla fine è che il motore non frulla a 3.500 giri ma a 5.000, comunque un regime al quale il CP2 non si fa troppo sentire e vibra in misura modesta alle manopole e alla sella (che essendo più imbottita assorbe quasi tutto). E in cambio i consumi non sono da maxi, ma da mini: la Tracer 7 GT si muove tra i 20 e i 23 km/l anche con le borse montate e il plexi in posizione rialzata, il che significa quasi 400 km di autonomia con i 18 litri di benzina nel serbatoio. Maggiorato rispetto alla Tracer base, il plexi a Y protegge bene spalle e parte del casco già in posizione bassa; lo si può poi alzare (con una mano sola, ma meglio fermarsi perché il meccanismo non è particolarmente scorrevole) scaricando per intero il casco senza generare troppa turbolenza, anche se qualche oscillazione del materiale si manifesta. La parte inferiore del corpo è meno protetta in caso di maltempo, ma basta tenere l’antipioggia in una delle due capienti borse di serie, da 30 litri e in grado di contenere anche un casco. Il passeggero gode di una sistemazione piuttosto comoda: ampia e ben imbottita sella, comodo maniglione e pedane solide e non troppo alte. Per quando si carica la Tracer 7 GT al massimo, è prevista la pratica regolazione remota del precarico del mono. E per quanto riguarda la connettività, il TFT da 5" offre come detto la possibilità di navigare con mappe complete, la gestione dello smartphone ed è in generale facile da manovrare con il joystick sul bracciale sinistro.

E se si cerca sportività, lei non si tira indietro

Se poi sale l’uzzolo di grattare le pedane, la Tracer 7 GT non si tira indietro: meglio mettere il cambio in modalità MT (manuale), e si dispone di un fulmineo quickshifter con comando al manubrio, peraltro quello con la migliore ergonomia finora trovata su una moto: il bilanciere si aziona con pollice e indice, lasciando la mano praticamente chiusa sulla manopola sinistra, diventando presto naturale nell’azionamento: si smette subito di cercare il pedale (la scarpa sinistra ringrazia) e ci si concentra su frenata, traiettoria e accelerazione. A questo proposito, con 70 e rotti cavalli la Tracer 7 non allunga le braccia, ma sfoggia comunque un dinamismo più che sufficiente a far divertire chi guida. La frenata garantita dalle pinze semi-monoblocco tipiche di Yamaha è molto buona su una moto così leggera, e le sospensioni sono tarate più per il sostegno che per il confort (sono comunque entrambe regolabili). Forse la precedente Tracer 7 era più guizzante grazie all'interasse più compatto e a qualche kg in meno; ma soprattutto sulla GT, l'attuale combinazione più orientata alla stabilità (irreprensibile) ci pare più azzeccata. Impossibile quindi non promuovere la nuova Yamaha Tracer 7 GT a pieni voti. È vero che la Tracer 7 base è ancora più appetibile guardando al listino e che la versione GT Y-AMT supera i 12.000 euro; ma offre caratteristiche che fino a poco tempo fa erano esclusive di moto prezzate al doppio di questa cifra, e le sole dotazioni supplementari (plexi, coppia di valigie, sella, manopole riscaldate, cavalletto centrale) acquistate a parte costerebbero ovviamente molto di più. A noi sembra una moto assolutamente in linea con il mondo di oggi: Yamaha è stata la prima ad abbandonare tutte le cilindrate oltre 1.000, puntando a grande concretezza nella sua offerta: la Tracer 7 2026 è uno dei risultati migliori di questa politica, che ha sicuramente tutte le carte in regola per essere un best-seller molto a lungo.

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