La replica: "E io difendo l'Elefantentreffen"


Lorenzo Cascioli sabato, 13 gennaio 2018

Un giornalista attacca i raduni invernali, l'altro risponde. Ma al di là di tutto... Chi ha detto che per essere veri motociclisti bisogna andare all'Elefantentreffen e a Capo Nord? Botta e risposta in redazione a Dueruote




Caro Marco, ho letto il tuo pezzo sull'Elefantentreffen. Mi piace la tua vena provocatoria, ma questa volta non te la faccio passare liscia. Intanto con il pernotto in albergo ti sei perso il meglio: dormire in tenda, svegliarsi al bivacco e passare la giornata in quella mandria di omoni selvaggi è l’aspetto che più mi piaceva del raduno. Ma al di là di questo… secondo me il tuo punto di vista è proprio sbagliato.

Scrivi che sei andato lassù tra i ghiacci “spinto da quel sentire comune secondo cui se non hai mai fatto un Elefantentreffen non sei un vero motociclista". Ecco, sei partito con il piede sbagliato. La tua decisione di andare all’Elefante doveva nascere dai racconti di chi ci è stato, dalle foto, dagli articoli sui giornali (ai tempi non c’erano i social). Insomma, da un qualcosa che ti facesse dire “Che figata, ci voglio andare anch’io!”. Non da un conformismo da buon motociclista, da questioni di etichetta. Io le odio tutte queste frasi fatte, questi “obblighi morali”.

Vado in moto dal 1984 e ho girato quasi tutta l’Europa nelle mie vacanze su due ruote. Poi a un certo punto sono stato colto dalla passione per i deserti e ci ho aggiunto il bacino del Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia. A tutto questo posso sommare una serie di invidiabili esperienze su due ruote perché dal 1995 ho la fortuna di lavorare come “giornalista di moto”. Insomma, pur rimanendo un signor nessuno in confronto a tanti motoviaggiatori, le chiappe sulla sella me le sono consumate anch’io.

Essere o non essere

Ma non sono mai stato a Capo Nord. Ecco, l’ho detto in pubblico. Ho fatto coming out. E quindi? Verrò scomunicato? Dovrò sentirmi dire che non sono un motociclista vero? E che me lo dicano pure! Ma sai quanto me ne importa? Un giorno magari ci andrò a Capo Nord, ma non perché “lo devo fare”. Ci andrò perché mi raccontano tutti che è un bel viaggio, che ci sono posti fantastici, che a luglio c’è una luce speciale. E se ci andrò in moto non sarà per sentirmi dire che sono un motociclista, ma perché – semplicemente – mi piace andare in moto.

Certo, è facile adesso, a 47 anni, essere così saggi (scusa Marco se me lo dico da solo…). Ma forse non è sempre stato così. Adesso ve ne racconto una. A 16 anni sono andato a dormire in tenda al motoraduno al Molinello a Mazzo di Rho. Tutto bardato con il Belstaff nero e gli stivali di pelle. La borsa da serbatoio sul Laverda 125, il portapacchi pieno zeppo di bagagli. Ebbene, io abitavo a Rho, in via Mazzo. Insomma, a 600 metri dal motoraduno. Ero un impostore? Un pagliaccio? Penso di no. Ero un ragazzo e volevo sentirmi “motociclista”. Ve ne dico un’altra. Ai tempi delle prime vacanze con la moto grossa avevo un vizio: al ritorno, per prima cosa, dichiaravo agli amici il chilometraggio. Cascio, dove sei stato, mi chiedevano? “In Danimarca, ho fatto 6.000 km!”. “Nei Paesi Baschi, 1.200 km in una sola tappa da San Sebastian a Milano!”. Non erano bugie… ma faceva figo, mi faceva sentire grande. In qualche modo, come si dice oggi, c’era anche il gusto di dimostrare di avercelo più lungo.

L’evoluzione

Quella vena poi è passata, sostituita da una consapevolezza diversa, dal piacere puro delle due ruote per gusto personale, non per “senso d’appartenenza”. Oggi mi godo la moto su stradine intime, magari esploro una minuscola isola greca su uno scooter noleggiato, lontano dai grandi eventi per centauri e dalle rotte “da motociclisti”. Non vado più all’Elefante, anche se ci sono stato sei volte. Il bello e il brutto di quel raduno li ho riassunti in un pezzo scritto su Dueruote qualche anno fa (leggi qui la versione web). Oggi ho detto basta, ma quando ne parlo ancora mi si illuminano gli occhi. E se qualcuno mi chiede consigli, dopo aver messo in chiaro che bisogna essere ben equipaggiati (non si scherza con l’Elefante…) e che c’è anche l’eventualità di finire in terra con la moto, io gli dico di andarci. Sì, senza dubbio.

Caro Marco, guarda quel ragazzo con la Yamaha XSR700 che lavora di fronte alla nostra redazione. L’altro giorno è passato da noi con gli occhi pieni di vita ad annunciare: “Andrò all’Agnellotreffen!”. Sprizzava entusiasmo da tutti i pori. Lasciamolo sognare. Ecco, se c’è una cosa che bisogna fare per essere veri motociclisti, è saper sognare.