Dakar Story: le origini


foto ASO/A.Lavadinho mercoledì, 20 dicembre 2017
C'era una volta la Paris-Dakar in Africa: dalle immagini di Hubert Auriol sulla Cagiva nel 1987 alle dune impossibili di Tichit. In attesa che il prossimo 6 gennaio, in Sud America, parta l’edizione numero 40 della Dakar, ecco una serie di pillole video per ripercorrere la storia del grande rally…



Oggi la Dakar si corre in Sud America si corre con le leggere e snelle 450 leggere. Ma ci fu un’epoca in cui si solcavano i deserti africani con mastodontiche bicilindriche. La nostra storia inizia proprio da qui…

Auriol e la Cagiva Elefant, 1987


Cyril Neveu con la Honda NXR 750 e Hubert Auriol con la Cagiva Elefant 750 con motore Ducati sono i favoriti della Parigi-Dakar 1987. Auriol "The African", già due volte vincitore con la BMW boxer derivata dalla R 80 G/S, se la deve vedere ancora contro Neveu, che vanta quattro vittorie, inclusa la primissima edizione del 1979. Auriol ha preso il comando vincendo quattro tappe e ha un buon margine sul rivale, che tuttavia non si è ancora arreso.

Nel penultimo giorno di gara, dopo aver dominato ancora la tappa, arriva il dramma: in una caduta a soli 20 chilometri dal traguardo, Auriol si rompe entrambe le caviglie, ma trova il coraggio di risalire in moto e raggiungere il traguardo prima di ritirarsi, rendendo comunque omaggio al rivale: "Cyril è il migliore, mi ritiro dal motociclismo". Dopo il suo recupero, nel 1992, Auriol diventerà il primo concorrente a vincere la gara in auto dopo aver vinto su due ruote.


Il guado impossibile, 1992


Nel 1992 si disputa la Paris-Le Cap e per la prima volta nella sua storia, la gara attraversa l'equatore portando i concorrenti fino alla punta meridionale del continente africano, con il traguardo situato a Città del Capo, in Sud Africa.
La gara è funestata dalla morte di Gilles Lalay, caduto in un tratto di trasferimento in Congo. Alcuni giorni dopo, in Namibia, la carovana è bloccata da un fiume in piena. Stéphane Peterhansel con la Yamaha Super Ténéré tenta la fortuna e riesce a malapena ad uscire, mentre l'americano Danny Laporte, con la Cagiva Elefant, viene estratto dal fiume dall'elicottero di Gilbert Sabine, che decide di neutralizzare la tappa.

 

L’inferno di Tichit, 2005


La prima parte della tappa Marathon, con una speciale di 660 chilometri nel deserto della Mauritania, prometteva di essere piuttosto dura. Ma quando il tempo è cambiato, il Sahara ha dimostrato di saper essere particolarmente inospitale con i piloti, costretti ad attraversare una tempesta di sabbia, la nebbia fitta e persino la pioggia.

La leggenda della Dakar, Stéphane Peterhansel, è uno dei pochi a superare il problema, prendendo il comando della classifica generale con un grande vantaggio. Ma alle 9 di sera, solo cinque macchine sono arrivate al bivacco di Tichit! Il consumo eccessivo di carburante ha lasciato i piloti a secco e gli elicotteri sono a terra per la tempesta. Per permettere ai piloti di raggiungere il bivacco, i commissari di gara sono costretti a cancellare la tappa successiva in direzione di Tidjikja.


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