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Honda Monkey e Honda Dax: cosa vuol dire guidare in miniatura

Federico  Garbin
Federico Garbin aggiornato il 02/04/2026 in Moto & Scooter
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Cosa significa guidare e viaggiare oggi con due moto vere, ma in miniatura? L'abbiamo scoperto usandole tutti i giorni, e realizzando una "prova dei 20 euro" un po' speciale

Il mito che aleggia intorno alla Honda Monkey e alla Honda Dax ha radici molto lontane. In principio fu il gioco: la Monkey non nacque con queste forme e, tantomeno, fu creata per girare su strada. La genesi di questo incredibile mezzo risale ai primissimi anni 60 quando, al parco divertimenti a tema motoristico Tama Tech di Tokyo, la versione embrionale di questa motoretta in salsa ridotta veniva utilizzata per divertire (e spostare) bambini e ragazzi all'interno del parco stesso.

Non aveva sospensioni, le dimensioni erano ancora più compatte e, di fatto, non era lontanamente pensata per circolare su strada. Non voglio raccontarvi tutta lo sviluppo che fu dietro questo modello, bensì andare dritto al sodo. Qualche anno più tardi la Monkey incontrò i favori del pubblico americano. Erano gli anni del sogno a stelle e strisce, gli anni in cui si concretizzava, meccanicamente, il concetto di "tempo libero". La Monkey (il Monkey??) e successivamente il (la?) Dax erano la risposta alle esigenze dei camperisti, di chi cercava una moto da poter mettere nel bagagliaio dell'auto, di tutti quelli affascinati da un concetto un po' ambiguo che definerei "matrioska motoristica": la possibilità di avere a disposizione qualcosa di sempre più piccolo per avvicinarsi all'arrivo.

Sto andando lungo. Al sodo, Fede, al sodo. 

 

SE LE GUIDATE, VI GUARDERANNO TUTTI

Bene. Sono passati più di 60 anni da quel periodo. Tutto, intorno alla Monkey e alla Dax, è cresciuto: le macchine, le case, le persone, le altre moto. Loro no. Sì, un pochino sì, ma non in modo esponziale come tutto il resto. A farle rimanere uguali a sé stesse è stata la loro unicità. Un'unicità copiata ma mai realmente riprodotta, un mito che si spanso verso il mondo della customizzazione assoluta (guardate cosa fanno i giapponesi con queste moto!).

Voglio essere tranchant: a meno che non abbiate un camper, una barca o un'auto molto molto grossa, queste moto non vi risolveranno alcun problema di mobilità. Non svolgono il loro compito (cioè portarvi in giro) in modo più efficace di un'altro mezzo a due ruote. Tuttavia, e questo potrete notarlo solo usandole, lo fanno in modo differente da tutte le altre. Vi spoilero una sensazione: sarete voi a sentirvi diversi.

Soprattutto, più sereni. Dovrei forse entrare in un mondo che non mi appartiene affatto, quello della psicologia, ma credo che buona parte della serenità che Dax e Monkey offrono a chi è in sella, sia in qualche modo legato a quella sicurezza che ci offre la sensazione di dominio (di una situazione, di un mezzo, fate voi): lì sopra, siete voi ad avere il controllo. Sempre restando in questo campo psicologico che non mi appartiene, non dovete dimenticare che un'altra necessità è soddisfatta: quella narcistica. Sì perché anche il mondo intorno ha altre proporzioni, non passerete inosservati li sopra. Credo che oggi, queste due sensazioni siano già sufficienti a ossigenare lo zampillo dell'interesse. E non è tutto. 

 

UNA SCELTA DI GRANDE PERSONALITA'. ALLA FACCIA VOSTRA

Dai, ormai sono entrato nel mood "santone", non ne esco. Avete presente quella (morbosa) necessità di taggarsi al pronto soccorso? Di farsi ammirare, ricordare o invidiare? Ecco, girare per la città a bordo di un Monkey o un Dax amplifica la possibilità di essere notati. Ed è un modo molto elegante per farlo. Loro: tondi, classici, proporzionati, voi giganti, tronfi, a vostro agio. Il sorriso che potrete ammirare in tutti quelli che guidano queste moto sottende o sovrasta quella necessità interiore di urlare: "IO CI SONO E SONO DIVERSO DA TE".

E poi un'altra ancora: "IO POSSO!". Sì perché anche non dover dimostrare è dimostrazione. Anche l'under-statement è una posizione privilegiata.

Sapete perché vi racconto tutto ciò? Perché quando ho guidato il Dax (che non ho meccanicamente compreso a fondo, dato che non ha la frizione ma in compenso un improbabile cambio con la folle in avanti, dopo la quarta, lo stesso del SuperCub) e il Monkey (ben più intuitivo nella sua semplicità), beh, ho provato tutto questo minestrone di sensazioni. Sopra loro ero io, solo io, gigantemente io. Non è una cosa che accade spesso. Anzi, in un periodo di "per sempre sì", onestamente vi dico quasi mai. 

 

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