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Sbarro, la ruota orbitale e quella autonoma

Redazione
dalla Redazione il 12/03/2026 in Moto & Scooter
Sbarro, la ruota orbitale e quella autonoma
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Il designer svizzero, famoso per sfidare ogni convenzione ingegneristica, ha presentato nel corso degli anni alcuni prototipi che sembrano usciti direttamente dai film di fantascienza

Franco Sbarro è sicuramente uno dei designer e costruttori più visionari, eccentrici e tecnicamente audaci della storia del motorismo. Nato in Italia nel 1939, ma naturalizzato svizzero, Sbarro è un ingegnere autodidatta, un inventore e un sognatore.

Una delle sue invenzioni più famose è la ruota senza mozzo (hubless wheel), presentata nel 1989. Sbarro ha eliminato il centro della ruota, lasciando un vuoto circolare e fissando lo pneumatico a un anello rotante esterno.

La Sbarro Orbital Wheel è stata la prima moto a presentare al mondo la ruota orbitale. Esteticamente sembra uscita da un film di fantascienza con una carenatura integrale, linee estremamente fluide e, naturalmente, il vuoto totale al centro delle ruote. La parte interna del cerchio è infatti fissata al telaio, mentre la parte esterna ruota con lo pneumatico. I vantaggi dovrebbero tradursi in una riduzione delle sollecitazioni di torsione, baricentro più basso e un'estetica incredibile. Il tutto però limitato da alti costi di produzione, complessità nella gestione della frenata e sensibilità estrema alle imperfezioni del manto stradale, ma il design della moto ha influenzato enormemente l'immaginario collettivo, ricordando da vicino la "Light Cycle" del film Tron.

Sbarro, la ruota orbitale e quella autonoma

Qualche anno più tardi Sbarro ripropose il concetto della ruota senza mozzo presentando la Aero, una specie di sidecar, creato per promuovere un orologio che riprendeva il principio della ruota orbitale senza mozzo. Ciò che rendeva l'Aero assolutamente unica era la posizione di guida del pilota che appoggiava le mani sul manubrio/alettone integrato nel cerchio. L'Aero spinta da un piccolo motore Honda 250, secondo il designer poteva teoricamente raggiungere i 300 km/h.

Sbarro, la ruota orbitale e quella autonoma

Oltre alla ruota senza mozzo, Sbarro ha “inventato” anche la ruota completamente autonoma. Il principio è semplice: perché non sfruttare lo spazio al centro del cerchio per alloggiare il motore, risparmiando così spazio nel resto del mezzo? Con la collaborazione del produttore di cerchi OZ, Franco Sbarro ha lavorato sul concept e ha realizzato un prototipo di ruota a guida autonoma. Per provare a comprenderne il meccanismo basta guardare la foto qui sotto della ruota scoperta che mostra il motore di una Yamaha R1 da 160 CV. La ruota completa include motore, radiatore, freni, batteria e serbatoio da 3 litri. L'intera unità è quindi totalmente indipendente.

Sbarro, la ruota orbitale e quella autonoma

Nel 2003 Sbarro ha presentato un prototipo a due ruote, la UMA (Unità Motore Autonoma) 1, dotata di ruota posteriore “autonoma”. Anche se la posizione di guida all’interno della bolla protettiva non sembra molto comoda, la moto è stabilizzata da due piccole ruote che sporgono dai lati quando è ferma.

Sbarro, la ruota orbitale e quella autonoma

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