La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
La misteriosa doppia espansione di Beta: cosa c’è dietro?
Nel 2026 debuttano le Beta RR 50 dotate di un curioso scarico sdoppiato nel primo tratto del collettore. Come funziona e a cosa serve tecnicamente?
Persi tra la massa delle novità di Eicma, desiderosi di restare a galla nonostante la pressione degli elettrici c’erano anche i ciclomotori 50 2T, in particolare le moto a marce che continuano a far battere il cuore degli adolescenti italiani. Non li abbiamo troppo considerati, ma allo stand Beta c’era qualcosa che ha attirato la nostra attenzione: una Beta RR 50 2T con una complicata espansione a più rami, degna di uno scarico da Formula1 dei tempi che furono.
Gli appassionati di motori 2T sono pratici di valvole parzializzatrici rotanti o a serranda, camere di compensazione e iniezione di acqua negli scarichi. Negli anni si è visto anche qualche scarico sdoppiato, ma dalla parte del terminale e praticamente solo per motivi scenografici; ma la regola fondamentale è che ogni cilindro dovrebbe avere una sua linea di espansione dedicata, con un solo condotto e senza intersezioni con le altre, perché nel motore 2T le onde di pressione che si propagano nello scarico sono usate come valvole virtuali per migliorare i flussi gassosi.
Scarico bifilare nel 2T: a cosa serve?
Cosa ci fa allora uno scarico del genere, per di più su un motore monocilindrico di piccola cilindrata? Per quale motivo bisognerebbe differenziare il percorso dei gas di scarico? Per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e immaginare di calciare sulla leva di avviamento. Chi ha usato un due tempi lo sa: prima di partire è buona norma scaldare il motore, dar tempo al metallo di dilatarsi e all’olio di entrare in circolo. Basta poco, un paio di minuti: ma quel poco, che al motore fa così bene, è anche responsabile di una frazione enorme delle emissioni.
Per questo le normative Euro, inizialmente tolleranti (il ciclo R47 prevedeva 4 moduli di riscaldamento prima dei 4 moduli di misura) si sono progressivamente inasprite, e i nuovi cicli WMTC non fanno più distinzione tra 2T, 4T, motore caldo o motore freddo: bisogna che il motore sia pulito sempre e comunque.
Questo requisito, di cui si parla poco visto che si guarda sempre e soltanto alle soglie, è particolarmente impegnativo per i progettisti e al limite dell’impossibile per chi progetta motori a 2 tempi, che devono conciliare prestazioni ed emissioni in un motore che, come abbiamo detto, è particolarmente sensibile alla fluidodinamica; tra l’altro i motori 2T stradali sono ormai soltanto 50 e 125, quindi non possono diventare troppo complessi e costosi.
Soluzioni creative: la proposta di Minarelli
Negli anni si sono viste comunque soluzioni “creative” con carburatori elettronici, catalizzatori multipli, condotti di aria secondaria e chi più ne ha più ne metta; questa è solo l’ultima puntata: un collettore a rami multipli sviluppato da Minarelli (da cui proviene il 50 2T Beta) proprio per riuscire a omologare i cinquantini con motore AM6 secondo le normative EURO 5+.
L’idea è di avere un ramo con catalizzatori molto vicini alla luce di scarico, che se da un lato “strozzano” molto il motore, dall’altro si scaldano subito. All’avviamento, quindi, i gas vengono fatti passare in questo ramo, abbattendo le emissioni e velocizzando il processo di riscaldamento del terzo e principale catalizzatore, posto al centro dell’espansione.
Raggiunta la temperatura di esercizio, una servovalvola posta all’uscita del cilindro commuta sul seconda uscita dell’espansione, escludendo il ramo con i catalizzatori supplementari e lasciando motore libero di lavorare al meglio con il catalizzatore principale.
High-tech nella funzione... e nel look
Di fatto non è quindi uno scarico speciale, ma lo scarico di serie delle moto MY26. Un sistema sofisticato, e del resto anche le automobili da tempo fanno qualcosa di simile, escludendo parte del circuito di raffreddamento nei primi minuti per mandare motore e scarico in temperatura più in fretta.
Il sistema Minarelli, che verrà probabilmente usato da Fantic e dalle altre aziende che usano i motori bolognesi, è senz’altro più complesso di uno scarico tradizionale, ma è intelligente ed efficace. E, cosa tutt’altro che trascurabile, ha il vantaggio di attirare gli sguardi.
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