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Belle davvero: MV Agusta Brutale 750

Redazione
dalla Redazione il 08/09/2023 in Moto & Scooter
Belle davvero: MV Agusta Brutale 750
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Chiudiamo con un'altra moto italiana indimenticabile e a suo modo rivoluzionaria: la MV Agusta Brutale 750 che avete votato come naked più bella. Un'altra creazione di Massimo Tamburini che risultò più divisiva rispetto alla 916 e alla F4 ma sicuramente disse qualcosa di nuovo anche nel campo delle naked

Diciamoci la verità: disegnare una bella moto nuda non è facile. La carenatura può coprire qualche difetto, magari solo qualche dettaglio fatto al risparmio: è come un bel vestito in fondo, ma quando la meccanica è lì, in bella vista, il gioco si fa duro. Quindi niente vedo-non-vedo, ma tutto vedo. E sulla Brutale è un bel panorama.

Tratti distintivi decisi, per darle quella personalità che nessun’altra concorrente del tempo aveva. C'era già la Monster, ma la Monster era volutamente grezza, mentre la Brutale era una MV, ovvero un'opera di gioielleria. Scarico laterale sovrapposto, tagliato "a fetta di salame" (mai visto), stupendo monobraccio a lasciare in vista gli altrettanto splendidi cerchi a cinque razze sdoppiate, e poi il proiettore anteriore, prominente e allungato, a caricare il frontale. Massimo Tamburini lo aveva voluto così perché così in quegli anni li stava facendo la Porsche sulla 911. Poi la Porsche li abbandonò delusa del risultato, mentre l'interpretazione di Tamburini è rimasta un caso di scuola.

Belle davvero: MV Agusta Brutale 750

Tutto il resto è noia

Così, dal 2001 (anno del debutto), la nuda varesina ha fatto scuola facendo invecchiare in un “lamps“ buonissima parte delle altre esponenti di categoria. Il tutto, che non è molto ma basta e avanza, condito dal quattro cilindri in bella vista, imbrigliato a sua volta dal telaio ibrido a traliccio in acciaio al Cr.Mo con piastre in alluminio. L'ammaliante meccanica della F4, che sulla F4 si vedeva solo in parte e qui è per tutti. Sopra, un serbatoio tondeggiante diverso da quello della sorella carenata F4 (e forse è un richiamo alla mitica “Disco Volante”), e dietro codino fuggente e corto sulla ruota.

La Brutale fa breccia nel cuore degli appassionati perché ha quel sapore unico di eccellenza Made in Italy: stile e tecnologia, con prestazioni ad altissimi livelli e componentistica di prim’ordine per tenere a bada la prepotenza dei 127 cavalli dichiarati. A garanzia, la firma di Massimo Tamburini, il “papà” di tutto il meglio della produzione (seriale) a due ruote dell’ultima decade dei brillanti ’90.

Belle davvero: MV Agusta Brutale 750

Brutale di nome e di fatto

Alla guida, nessun compromesso: sospensioni Marzocchi rigide, sella appena abbozzata e comunque dura, interasse corto. Tanto nervosismo e tanta reattività, il massimo solo per piloti con tanta esperienza dentro al polso.

La Serie Oro, primogenita della famiglia, è impreziosita da componenti in magnesio come i cerchi e le piastre laterali. Tiratura limitata e prezzo di conseguenza ma tanto basta a stimolare i sogni. Gli appassionati anelano alla S, la versione “per tutti”, che segue a distanza di pochi mesi e rimane sostanzialmente invariata fino al 2005.

Nel corso degli anni la Brutale prima cresce di cilindrata (910, 989, 1078…), poi si rimpicciolisce con l’arrivo della tre cilindri da 675 cc (2012); successivamente viene ristilizzata, ma mai davvero stravolta. E dopo due decadi abbondanti, rimane ancora un esempio di pulizia e stile. Senza né fronzoli, né compromessi, né vestiti.

Belle davvero: MV Agusta Brutale 750
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