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Ducati: la grande storia

Redazione
dalla Redazione il 15/03/2023 in Moto & Scooter
Ducati: la grande storia
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L'epopea dell'azienda di Borgo Panigale, dagli inizi come azienda specializzata in impianti radio alla riconversione del secondo Dopoguerra, passando per modelli iconici e grandi trionfi in pista

Ducati non nasce con le moto, ma sull’onda dello sviluppo del settore elettronico in Italia. Adriano Cavalieri Ducati brevetta un trasmettitore a onde corte, con cui riesce a collegarsi con gli Stati Uniti. Insieme ai fratelli Bruno e Marcello, il 4 luglio 1926, costituisce la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. L'azienda produce il piccolo condensatore Manens, assemblato in un alloggio con due operai e una segretaria. Il successo è strepitoso: in 10 anni Ducati dà lavoro a migliaia di operai e inaugura un grande stabilimento a Borgo Panigale. Con la guerra, però, l'impianto diventa obiettivo dei bombardamenti alleati, che il 12 ottobre 1944 lo distruggono. Dalle sue macerie partirà la riconversione al settore motoristico e la nuova era Ducati.

 

Ducati: la grande storia
Il motore ausiliario Cucciolo (1946)

IL DOPOGUERRA E IL CUCCIOLO

Nel dopoguerra, in un paese con infrastrutture profondamente danneggiate e una grande necessità di mobilità individuale, i micromotori applicabili a qualsiasi bicicletta diventano un fenomeno di costume. Tra questi si impone il Cucciolo Ducati. Nato da un progetto di Aldo Leoni e Aldo Farinelli (allora soci della SIATA) presentava numerosi vantaggi rispetto alla concorrenza, in particolare il ciclo a quattro tempi e il cambio a due marce che sfruttava appieno la potenza del motore. Trascorsi i primi mesi di commercializzazione del modello Tipo 1, fu subito evidente, visto l'elevato numero di richieste, che l’azienda non sarebbe riuscita a far fronte alla domanda.

Nel 1945 il complesso Ducati decise di ampliare il campo delle sue attività iniziando la costruzione del Cucciolo e rilevandone tutti i diritti di produzione. Nel marzo 1946 uscirono, così, i primi dieci motori Cucciolo Tipo 1, costruiti su concessione, e presentati alla Fiera Campionaria di Milano nel settembre 1946. Nello stesso anno la Ducati sfornò il suo primo progetto originale, il T2 (che venne poi affiancato da una versione sportiva in grado di erogare 2CV di potenza e di raggiungere una velocità di punta di 60km/h): nel biennio 1947-1948 la produzione si attestò sulle 240 unità al giorno. 

 

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Fabio Taglioni al lavoro

L'ERA TAGLIONI

Dopo l’epoca d’oro delle due ruote, complice il boom economico e una rinnovata prosperità economica, l’Italia vive la febbre dell’auto, che sottrae alla motocicletta il ruolo sociale di mezzo di mobilità. Furono anni difficili per Ducati, che in quel periodo ingaggiò il giovane ingegnere Fabio Taglioni. Assunto nel 1954, progettò un motore monocilindrico di 100 cc: nacque la 100 Gran Sport, più nota come “Marianna”. Il motore della Gran Sport “Marianna” fu la base su cui lavorò successivamente Taglioni, progettando i primi aumenti di cilindrata, il 125cc e il 125 bialbero. Le “Marianna” dominarono le gare di granfondo vincendo il Motogiro nel 1956 e 1957 e la Milano-Taranto nel 1955 e nel 1956. 

 

IL MOTORE DESMODROMICO

Visti i trionfi ottenuti con le Gran Sport 100 e 125, Taglioni si impegnò per sviluppare un interessante progetto: un sistema di distribuzione desmodromico. All'epoca tale sistema era considerato “un azzardo tecnico” ed aveva impegnato diversi importanti progettisti senza successo. Nel 1956 nacquero la Desmo 125 bialbero e tre alberi, quest'ultima destinata ai Gran Premi. Il motore si rivelò subito vincente: nel GP d’Italia del 1958 a Monza i primi 5 posti furono occupati da altrettante Ducati. Seguirono altre motorizzazioni, sia a 125 sia a 175 cc. Nei gran premi del Campionato mondiale fu l'inglese Mike Hailwood il pilota di punta delle Ducati Desmo. Il sistema, con poche modifiche, equipaggiò da allora in poi gran parte della produzione motociclistica di serie e successivamente anche di quella sportiva. Con il tempo è diventato l'elemento che identifica e contraddistingue i motori della casa di Borgo Panigale.

 

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Mike Hailwood al trionfale TT del 1978

GLI ANNI ‘60 e ‘70

Gli Anni 60  e 70, caratterizzati da una gestione dispendiosa e poco efficiente di Ducati (nel frattempo entrata nella galassia delle partecipazioni statali) vedono la nascita di alcuni modelli iconici della produzione Ducati, a partire dalla Scrambler, passando per la 750 GT (risposta di Taglioni alla moda delle big bikes in voga allora, caratterizzata da un nuovo motore bicilindrico a L a coppie coniche), passando per la 750 Supersport Desmo e la 500 Pantah (con la qualle Taglioni fa compiere un nuovo step evolutivo al bicilindrico a L, con un sistema desmodromico a 2 valvole comandato da cinghie dentate in gomma, al posto delle coppie coniche). Nel 1978 la Ducati 900 SS ricevette una delle più grosse consacrazioni sportive in pista, con il trionfo al Tourist Trophy con Mike Hailwood in sella. 

 

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La Ducati 916, una delle icone del motociclismo mondiale

LA SVOLTA CAGIVA

Nel 1985 i fratelli Claudio e Gianfranco Castiglioni acquistarono la Ducati dalla VM Motori (società di Finmeccanica specializzata in motori diesel...), con l'idea di spostare la produzione delle moto a Varese, per lasciare a Borgo Panigale l'assemblaggio dei motori Pantah. La rinascita passa da due modelli chiave, con i quali Ducati tornò da protagonista nel mondo delle corse e in particolare del Mondiale Superbike. Il primo di questi è la 851: nel 1986, su progetto di Gianluigi Mengoli e Massimo Bordi, viene allestito il primo prototipo di un bicilindrico da 748 cc dotato di iniezione elettronica.Due anni più tardi la cilindrata sale fino a 851 cc, aprendo un nuovo capitolo nella storia delle supersportive Ducati.

Ma questi sono anche gli anni in cui in Ducati sbocciano i talenti del designer Miguel Galluzzi e di Massimo Tamburini. Ed è proprio a quest’ultimo che si deve la 916, uno dei capolavori assoluti del motociclismo moderno, nata da un suo progetto nel 1994. A livello stradale, la rifioritura di Ducati passa dalla Monster, la naked per eccellenza. Di lei il designer Miguel Galluzzi disse: “Tutto quello di cui si ha bisogno sono: sella, serbatoio, motore, due ruote e manubrio". In sostanza, la ricetta per la moto perfetta: presentata a Colonia nel 1992, nella sua trentennale storia ne sono stati venduti più di 250mila esemplari.

 

PASSAGGI DI PROPRIETA’ E SUCCESSO GLOBALE

Nel 1996 finisce l’era Cagiva: il Texas Pacific Group acquista il 51% delle azioni. Fu un decennio caratterizzato da forti investimenti nelle competizioni (con il debutto in MotoGP nel 2003), da vendite crescenti e dal consolidamento del marchio, con la nascita di eventi globali come la WDW nel 1998. I successivi passaggi di proprietà (al fondo Investindustrial nel 2006 e infine al gruppo Volkswagen nel 2012) hanno garantito all’azienda una gestione manageriale attenta a costi e ricavi, e soprattutto allo sviluppo di prodotti capaci di conquistare nuovi segmenti di pubblico. Tra questi ricordiamo la Multistrada, la nuova versione della Scrambler e la recente DesertX, prima ducati votata esplicitamente all’off-road.

Oggi Ducati è un piccolo gigante nel settore delle due ruote, e uno dei player più riconosciuti a livello mondiale tra i produttori di moto premium: ha chiuso il 2022 con 61.562 moto consegnate, record assoluto nella storia dell’azienda.

 

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