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EICMA 2016: le tribù del Salone

di Carlo Portioli, foto Marcello Mannoni il 15/11/2016 in Moto & Scooter

EICMA è la vetrina delle novità, ma anche la più grande esposizione di gente che ama le motociclette: un’enorme massa giubilante che si muove per giorni intorno alle moto come se ognuna fosse una piccola Mecca… e il nostro Carlo girando fra gli stand si è divertito a scovare e classificare le tribù che si aggregano intorno a questo culto politeista

EICMA 2016: le tribù del Salone
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EICMA 2016 ci sono un mucchio di moto. Tante sono belle, ma alcune sono così belle che saresti disposto a saltarci sopra nello stand, girare la chiave e andartene facendoti largo tra la folla pur di non dovertene separare mai più. Il Salone è questo ma anche la più grande esposizione di gente che ama le motociclette, un’enorme massa giubilante che si muove per giorni intorno alle moto come se ognuna fosse una piccola Mecca.

Davanti a questo spettacolo sento come un desiderio irrefrenabile di dare libero sfogo all'Alberto Angela che c'è in me e raccontare le tribù che si aggregano intorno a questo culto politeista su due ruote. Sì, perché innanzitutto bisogna ricordarsi che ogni tribù ha i propri Dei, credenze e riti.
Gli stradisti venerano piccole divinità innocue solo all'apparenza, ma dal carattere violento, volubile e capriccioso, con nomi difficili come HP4, R6 o CBR 1000RR. Codici alfanumerici, come per le armi da guerra. Figlie di un Dio lontano dedito alla creazione di meccaniche fredde e perfette, spinte da propulsori invisibili e inviolabili dentro il guscio sinuoso delle loro carene. I fedeli si affidano totalmente a loro in cambio di emozioni violente.

La regina di queste divinità? Per i miei gusti la Honda RC213V-S. Spaventa per la sua pericolosa innocenza, minuta e brutale come una minorenne in bikini che imbraccia un M-16. I sensi attraggono, la testa ti consiglia di stare lontano. Poi pensi al prezzo e ti rassereni: inarrivabile. Gli stradisti sono gente sincera, vera, sanguigna che cammina come avessero sempre addosso la tuta con le saponette.

L'altra popolosa tribù che si incontra al EICMA è quella dei fedeli delle Crossover di alta fascia. Top-di-gammisti full-optionalisti, si riconoscono per il mocassino con suola pirulinata e colletto della camicia che immancabilmente occhieggia dal pullover sotto il Belstaff. Qui fino all'anno scorso, per me, c'erano solo due chiese che si dividevano i fedeli: quella del Multistrada Ducati e quella del BMW R 1200 GS, con la seconda che regnava incontrastata. Dal 2015 il ritorno della Honda Africa Twin ha sparigliato gli equilibri di questa diarchia, grazie al prezzo competitivo e al fascino di un nome leggendario. Sempre pronti a investire cifre importanti pur di assicurarsi questi mezzi pensati per macinare km su qualsiasi terreno, i fedeli di questo culto nella maggioranza dei casi finiscono per muoversi esclusivamente sugli accidentati percorsi casa-ufficio-casa... ma in piedi sul mezzo tipo Paris-Dakar, con il rischio di centrare un piccione con il loro Schubert.

Poi c’è la grande tribù del Custom, nel senso più esteso, è forse quella più numerosa al EICMA 2016, grazie alla cultura della customizzazione che è uscita dal tradizionale perimetro Harley-Davidson per contaminare quasi tutti gli stand. In casa Harley-Davidson viene presentato il nuovo motore Milwaukee Eight, il big block montato su tutti i mezzi esclusi Sportster e V-Rod. Nello stand si aggira una tribù variopinta che va dal signore di mezz'età vestito di pelle nera con più loghi HD addosso che tutti quelli presenti in una vetrina di un dealer ufficiale, ai ragazzi super-cool della "new custom wave" fatta di stile retro, camicie a scacchi, coppole morbide e zero loghi. Un mondo tradizionalista, fatto di persone che pensano che l'universo si divida più o meno in due: quelli che hanno una Harley e quelli che la vorrebbero avere. Gli altri sono pulviscolo cosmico. Come gli orsi, molti escono d'estate per fare scorta di birra e salsicce in modo poi da poter affrontare il letargo invernale grazie allo spesso strato di adipe accumulato in estate. Ma non dovete immaginare la cultura custom come qualcosa di legato a signori panciuti su grandi moto cromate. Tutto questo è finito da molto tempo.

La customizzazione quest'anno ha travolto tutti, perfino Suzuki ha esposto nel proprio stand un Van Van 200 customizzato. Breve digressione: un giorno il mondo capirà il Van Van e finalmente troverà la sua meritata collocazione alla destra del Signore delle motociclette.

Lo stile custom su cui hanno lavorato in tanti per questo EICMA 2016, sia case che produttori di aftermarket è stato senza dubbio il flat-track. Stile per mezzi essenziali e lineari, provenienti dalla tradizione USA delle corse su ovali di terra battuta. Perfino Honda ha dato risalto a una concept bike flat-track su base CB1100. Il TR Concept é un mezzo muscoloso, che incute timore reverenziale. Sembra un toro da rodeo che richiede avambracci d’acciaio e nervi saldi per essere portato a spasso.

Io che amo la cultura custom, che mi piace “buttare tempo e soldi” dietro a moto che scaldano i cuori per il loro stile e per le storie più che per le prestazioni o per gli optional, al EICMA 2016 ho trovato pane per miei denti, correndo tra gli stand come un cane al parco dietro alla pallina. Con gli amici ho giocato a cosa avremmo fatto entrare nel nostro box se non ci fossero limiti di budget e abbiamo giocato alla moto preferita. La mia scelta è ricaduta sulla BMW R Nine T Racer. Un cafe race semi-carenata con mezzi manubri, codino monoposto racing anni ’60 e colorazione vintage della casa dell’Elica. Una moto che sembra uscire da quelle foto in bianco e nero quando gli uomini iniziavano a portare zazzere e basette in testa, con giacche di fustagno sopra i dolcevita. Quando lo stile non lo faceva l’ostentazione di troppa roba, ma la capacità di mettere insieme le poche cose che c’erano nel modo giusto, come ha fatto BMW su questa moto. Gusto per le linee retro, con la tecnologia nella sua massima espressione. Mi hanno dovuto portare via di forza mentre piangevo forte e puntavo i piedi: non mi succedeva dai tempi di una vetrina con la pista delle macchinine Sorpasser della Polistil.

Insomma, si torna all’inizio: a EICMA si trovano un mucchio di belle moto e tanta gente, ognuna con il proprio modo di appartenere a questa grande ed appassionata tribù.
Girando tra gli stand si notavano diversi ragazzi in sedia a rotelle: credo che tutte le parole del mondo non siano in grado di spiegare meglio della loro presenza il senso della passione per la moto. Come sempre, anche al EICMA 2016 più delle singole moto a vincere sono state le persone e il senso che attribuiscono alle cose che amano.
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