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T12 Massimo, l'eredità di Massimo Tamburini

a cura di Stefano Borzacchiello il 06/05/2016 in Moto & Scooter

Svelato l'ultimo progetto di Massimo Tamburini: una moto supersportiva nata per la pista, estrema, innovativa, leggera, spinta dal motore BMW 1000 derivato dalla SBK. Ecco la sua storia. Com’è fatta, il video e tutte le foto

T12 Massimo, l'eredità di Massimo Tamburini
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Ci sono uomini che hanno lasciato un segno profondo nella storia della moto: uno di questi è Massimo Tamburini. Capace di creare moto come la Ducati 916 o la MV Agusta F4 per citare le più celebri, diventati oggetti di culto e di inimitabile bellezza ancora oggi. Scomparso due anni fa, Massimo Tamburini ha lasciato un'eredità importante, un progetto a cui ha lavorato con dedizione e cura negli ultimi anni della sua vita: la T12 Massimo. Svelata oggi, questa moto è l’essenza, secondo Tamburini, della moto da corsa. Dietro alla sua nascita c’è una lunga storia. Una storia tutta da leggere...

La genesi del progetto T12 Massimo
Quando, il 31 dicembre del 2008, gli eventi della sua vita portarono Tamburini a chiudere un rapporto durato lunghi anni con la marca che più di ogni altra aveva amato, la MV Agusta, Massimo si ritirò nella sua casa sulle colline della Repubblica di San Marino e, come richiesto dal suo contratto, non stabilì alcun nuovo contatto con nessun’altra azienda nel settore motociclistico. Ma il suo genio non poteva certo stare fermo ad aspettare per tutto il tempo richiesto: tre anni. Decise quindi di lasciare il suo pensiero libero di inseguire quello che era sempre stato il suo sogno più grande: realizzare l’essenza più pura ed assoluta della moto sportiva, proprio così come la sua mente l’aveva sempre pensata, sentita e voluta e che avrebbe dovuto essere l’ultima, avanguardia assoluta della moto sportiva mai concepita al mondo. 

Per tutta la sua vita professionale, Tamburini aveva dovuto lavorare entro i limiti imposti da una serie di fattori: le norme di omologazione, i massimali di bilancio, vincoli di produzione. Lavorando al progetto della T12 Massimo, invece, la sua creatività poteva finalmente spaziare libera, senza più alcuna restrizione. Il suo obiettivo era certamente estremo, ma assolutamente realistico: sarebbe stata una pura moto da corsa, raffinata, ma razionalmente concepita in modo tale da poter essere messa in regolare, seppur limitata, produzione. In estrema sintesi, il suo ultimo progetto avrebbe dovuto essere il più leggero e compatto della sua categoria, assolutamente innovativo per tecnica e design.

Per realizzare l'ultimo sogno della sua vita, Tamburini selezionò accuratamente un piccolo gruppo di collaboratori a cui trasmise le linee guida del suo progetto. Dapprima coinvolgendo un vecchio amico, che aveva in comune con lui una grande passione per le motociclette, con una solida esperienza professionale come ingegnere di progetto in Ferrari F1, e con il quale aveva già avuto molte opportunità di condividere esperienze e soluzioni tecniche ai massimi livelli tecnologici. Per finalizzare i disegni computerizzati del suo sogno, venne assistito da due giovani tecnici, che sotto la sua guida hanno avuto la possibilità di espandere la propria esperienza professionale lavorando su un progetto così altamente sofisticato. Completò successivamente il suo team di lavoro stringendo un accordo con un professionista di fiducia, con il quale aveva già collaborato in passato e che era socio di una delle più importanti aziende italiane operanti nel settore dei materiali compositi e della modelleria complessa. Il suo coinvolgimento fu molto importante in quanto gli avrebbe consentito di operare liberamente avendo accesso alle più avanzate tecnologie, fattore fondamentale questo per determinare il successo del progetto più esclusivo e sofisticato mai concepito. Per il propulsore, scelse quello della BMW S1000RR SBK.

Per tre anni Tamburini continuò ad affinare e a perfezionare nella sua mente i concetti di base del suo progetto. Nel febbraio 2012, iniziò a lavorare alla realizzazione del prototipo della sua moto, prima al computer, per definire i parametri strutturali e geometrici del suo nuovo telaio. Questa fase comprese la modellazione matematica computerizzata e la progettazione di tutte le altre componenti della ciclistica, sottoponendole ad analisi FEM, al fine di ottimizzare il loro peso in rapporto alla loro funzione strutturale. Questo fu determinante nel processo di sviluppo del veicolo, che consentì di sviluppare un concetto esclusivo in grado di regolare rapidamente la rigidezza trasversale del telaio senza cambiare alcun componente. Questo concetto è stato subito brevettato

Tamburini ha lavorato in prima persona anche alla definizione dello stile. L'ingegneria e il lavoro dello styling al computer sono stati completati in circa un anno. Durante la definizione del suo progetto, ha ideato e realizzato personalmente il telaio lavorando successivamente alla definizione dello styling, elaborando i bozzetti al computer a grandezza naturale, plasmando il clay a mano. Con la sua consueta determinazione, Tamburini si mise al lavoro ad un ritmo serratissimo per portare a compimento in breve tempo lo stile definitivo della sua creazione. Lavorò con una media di 12 ore al giorno, sempre con il sorriso e mantenendo il suo spirito alto e determinato.

Tamburini prima di andarsene ha lasciato il progetto della moto definito in tutti i suoi dettagli, come lui lo aveva concepito, quindi la grande motivazione della famiglia per completare il percorso intrapreso, è alla base dell’incarico assegnato al figlio Andrea, che ha lavorato al suo fianco per oltre vent’anni, unitamente al team di lavoro composto dalle persone coinvolte all’origine, per completare e onorare al meglio questa meravigliosa creatura.

La volontà della famiglia Tamburini e dell’intero team hanno portato oggi alla realizzazione di una superbike estrema. La famiglia Tamburini, nel rispetto delle ultime volontà di Massimo stesso, ha creato la società Massimo Tamburini Srl, con lo scopo di rivelare al mondo il suo ultimo e più grande progetto.

La moto, com'è fatta
La T12 Massimo ha un telaio a traliccio con tubi in lega d'acciaio ad alta resistenza. La struttura, come detto, comprende un proprio sistema brevettato che permette di modulare e regolare la rigidezza trasversale della struttura stessa senza la necessità di sostituire alcun elemento. Il cannotto di sterzo è una fusione di magnesio bloccato dal traliccio di tubi in acciaio.
Il motore è un elemento fondamentale della struttura del telaio, opportunamente serrato posteriormente da piastre fuse in magnesio. Le piastre alloggiano molto saldamente il forcellone monobraccio e il perno fulcro forcellone. Perno fulcro forcellone, rinvio e ammortizzatore sono tutti completamente regolabili.

Il forcellone monobraccio è anch’esso una fusione di magnesio così come la base di sterzo anteriore e il mozzo eccentrico della ruota posteriore, mentre i cerchi ruota sono forgiati in magnesio. Tutti gli altri componenti sono lavorati a CNC in lega di alluminio ad alta resistenza (Ergal) ricavati dal pieno. Tutte le sovrastrutture sono in fibra di carbonio, fabbricate appositamente da una società leader nel settore dell’automotive/aeronautica per garantire un livello di qualità assoluta in termini sia di estetica sia di resistenza strutturale. 

Oltre alla carena, anche l’air box e i condotti di aspirazione sono in fibra di carbonio. La struttura del serbatoio, anch’esso in fibra di carbonio, è portante, scelta quest’ultima che ha consentito di integrarlo nella struttura principale del telaio, fornendo al contempo al codino posteriore il suo supporto. La T12 Massimo vuole essere la moto più leggera della sua categoria, 150 kg a secco, ma anche la più compatta: così piccola che potrebbe a prima vista sembrare una moto da corsa di una classe di cilindrata inferiore.
Tutti i componenti rappresentano quanto di meglio esistente oggi sul mercato: sospensione anteriore Öhlins GP, sospensione posteriore Öhlins GP, un tipo di ammortizzatore da corsa modificato secondo specifiche che Massimo Tamburini si è fatto realizzare dai tecnici Öhlins.

Impianto frenante Brembo GP, dischi e pinze completi di innesti rapidi Staubli. La strumentazione e tutta l'elettronica sono Motec e i cablaggi provengono dalla tecnologia aerospaziale. Infine, il motore è un BMW 1000 lo stesso montato sulle S1000RR SBK con potenza superiore ai 230 CV.

Per saperne di più: www.massimotamburini.com

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