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Johammer J1: se la moto ricomincia da zero

di Christian Cavaciuti il 06/05/2014 in Moto & Scooter

Linea a dir poco originale e contenuti tecnici altrettanto innovativi per il Johammer J1, mezzo elettrico ideato e costruito da un team interamente austriaco

Johammer J1: se la moto ricomincia da zero
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Il suo design ricorda quello delle moto "amichevoli" che Philippe Stark aveva immaginato vent'anni fa per l'Aprilia, ma la Johammer si rifà alla francese Maajestic, prodotta addirittura negli anni Venti del secolo scorso. In un certo senso, così, coniuga il ripartire da zero (emissioni, perché la propulsione è elettrica) con il ripartire da zero della moto nel senso del design e del layout.

Se c'è una cosa di buono nella "rivoluzione elettrica", finora molto annunciata ma poco realizzata, è che sta stimolando la fantasia di molti. I vincoli di layout imposti dal "pacchetto elettrico", totalmente differenti da quelli dei motori a benzina, stanno infatti portando alla nascita di veicoli estremamente originali e diversi fra loro. Un posto di spicco nell'ambito della diversità se lo guadagna indubbiamente la Johammer J1, primo parto di un team di lavoro tutto austriaco.

La moto non ha un telaio tradizionale, ma una scatola di alluminio che ospita la batteria, disposta orizzontalmente per abbassare il baricentro. Il motore ruota, del tipo sincrono a magneti permanenti, è in grado di fornire 11 kW (15 CV) di potenza come una 125, ma con una ottima coppia di 220 Nm. Le batterie a ioni di litio sono acquistabili in due diverse capacità, il caricatore da 3 kW è a bordo e in opzione c'è il caricatore veloce da 8 kW.

La velocità massima è limitata elettronicamente a 120 km/h, mentre l'autonomia va dai 150 km del J1.150 con batteria da 8,3 kWh ai 200 km del J1.200 con batteria da 12.7 kWh. Con la capacità della batteria, come sempre, crescono anche il peso (che passa va da 159 a 178 kg), il tempo di ricarica (da 2,5 a 3,5 ore col caricatore di serie) e il prezzo (da 23.000 a 25.000 euro).

Prezzo da amatori, quindi, ma in quest'ottica sicuramente giustificato dalle numerose peculiarità del J1, come il sistema di sterzatura tipo Bimota Tesi (ma con bracc sui entrambi i lati) o il cruscotto posto all'interno degli specchietti retrovisori (con due schermi TFT da 2,4 pollici). Lungo 2.200 mm e con interasse di 1.455 mm, il J1 ha una sella posta ad appena 650 mm di altezza e due freni a disco da 300 mm che intervengono solo a margine della frenata rigenerativa.

Il J1 sarà fabbricato presso lo stabilimento Johammer di Bad Leonfelden, in Austria, inizialmente in sole 50 unità, per chi è alla ricerca di qualcosa di diverso. Decisamente diverso.

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  • gianniorada
    Voglio dire solamente una cosa ( CHE OBROBRIO ) - Ma io mi chiedo , perche' dobbiamo snaturare la vera anima della moto !!!! Cioe' un motore al centro due ruote un manubrio , il cambio e uno o due sellini poi il tutto si puo' disegnare e progettare , ma la moto rimane la moto !!!!! Non una scatola con le batterie e due bastoni per sterzare !! Dai ragazzi su so che andiamo verso il futuro ma la moto e' sempre una moto !!
  • charlie3
    che sgorbio! - Cribbio, ma e' proprio brutta, capisco l'originalita' ma qui siamo andati decisamente fuori tema.
  • Pollopullo
    ci metterei anche - un bel parabrezza fume alto un metro e mezzo per nascondere la faccia del povero decelebrato che si compra questa lumachina elettrica
  • Hellracer33
    indubbiamente - affascinante
  • mostronovecento
    L'ennesima elettrica "di lusso"... - Peccato...perche' non e' cosi' che si invoglia la gente all'uso dei mezzi di trasporto ecocompatibili...chi ha 25.000 euro si prende una Panigale, una R1200RT o una HD... E poi sembra Gary, la lumaca domestica di Spongebob!!!! :-)