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Harley-Davidson XL 883R

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La Sportster compie mezzo secolo di vita, e in casa Harley festeggiano con l’introduzione dell’iniezione elettronica, che ormai mancava solo su questo modello. Tante migliorie per una moto che, finalmente, è davvero per tutti

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La Sportster XL 1200 L "Low"
di Daniele Massari, foto Alberto Cervetti Se di Harley ne sapete qualcosa, allora non c’è bisogno di presentazioni: quella in foto è sempre la vecchia Sportster: 883 o 1200, indipendentemente dalla cilindrata cavalca le mode da cinquant’anni precisi, forte di una linea sempre fedele a sé stessa che continua a piacere e non accusa, caso forse unico nel panorama motociclistico mondiale, il passare dei decenni.


Proprio per il 2007 la Sportster festeggia mezzo secolo di vita e in Harley-Davidson, dove sono sensibili agli anniversari, hanno voluto marcare questo traguardo donandole l’ultima delle innovazioni tecniche, quella ormai mancava solo sulle “piccole” di Milwaukee: l’iniezione elettronica. Sebbene qualcuno dei “duri e puri” tra i clienti Harley abbia storto il naso, l’introduzione del sistema ESPFI ha portato un incremento prestazionale ed una maggiore regolarità di funzionamento.

La Sportster è migliorata, insomma, nonostante esteticamente sia uguale a prima (ma sono state riprogettate molte parti per far fronte al nuovo sistema di alimentazione).


La gamma 2007 è composta da ben 7 modelli: la XL 883 (negli allestimenti Standard, C, L e R) e la XL 1200 (L, C, R). Sulla versione “Low” l’altezza della è stata ulteriormente ridotta: da 660 a 641 mm. La versione “R” con cerchi in lega a 13 razze, oggetto di questo test, è proposta nelle tre colorazioni Vivid Black, Pewter Pearl e Mirage Orange Pearl al prezzo di 8.500 euro c.i.m.
La XL 883 R è caratterizzata da un look più aggressivo della versione standard: tanto nero (motore verniciato a polvere con coperchi teste in nero goffrato, filtro aria, manubrio “low rise” e serbatoio dell’olio neri), doppio scarico “shorty dual” e colorazione arancio ne enfatizzano i richiami al mondo del Flat-track.

Il motore, oltre alla già citata introduzione dell’alimentazione a iniezione elettronica, ha un nuovo scarico ed è in linea con la normativa Euro-3 nonostante vanti un aumento della coppia massima di ben il 15%. Il cambio, inoltre, è più preciso e silenzioso grazie agli ingranaggi elicoidali, e lo sforzo richiesto alla leva della frizione è sceso dell’8%.
Tra le novità introdotte nel 2007 arriva anche l’ultima versione dell’antifurto Smart Security System, dotato di trasponder, la nuova strumentazione con orologio digitale e i cablaggi del manubrio più lunghi di 5 cm, per facilitare l’installazione di manubri alternativi.
La seduta aggressiva è ottenuta abbinando la sella two-up con le pedane montate in posizione intermedia e il manubrio largo e spiovente che consente di tenere a bada l’avantreno.
Il bicilindrico raffreddato ad aria da 883 cc è migliorato molto in termini di regolarità di funzionamento e fluidità dell’erogazione: certo le prestazioni non sono mozzafiato, ma la “Sporty” si districa agevolmente e vanta una coppia generosa a tutti i regimi.

In città si apprezzano le migliorie apportate all’impianto frenante e alla frizione: la riduzione dello sforzo richiesto dalle leve al manubrio (14% in meno sul freno, 8% in meno sulla frizione) rende ora la Sportster un mezzo davvero adatto a tutti e poco impegnativo anche nella condizioni di traffico intenso, dove si soffre un po’ solo quando fa troppo caldo, poiché il raffreddamento ad aria del grosso twin non è sufficiente ad evitare al guidatore di fare i conti con le alte temperature che si raggiungono a pochi centimetri dal suo piano di seduta.

Quando l’andatura si fa sostenuta si apprezza la forcella, meno cedevole sotto l’azione frenante del doppio disco anteriore da 292 mm, e il doppio ammortizzatore posteriore, che offre possibilità di regolazione del precarico molla.

L’era della Sportster iniziò nel 1957, con la prima XL: derivata dai modelli K e KH, vantava un nuovo motore con valvole in testa e una cubatura di 55 c.i., 884,5 dei nostri “cc”. Dai progenitori ereditò telaio, sospensioni, freni e parte del gruppo propulsivo, eccezion fatta per quella parte che riguardava proprio la distribuzione, che prima si era avvalsa di un sistema a valvole laterali (per tale motivo i motori precedenti si chiamavano “Flathead”).
Il telaio in acciaio vantava un interasse di 1.447 mm ed era abbinato al forcellone con doppio ammortizzatore e alla forcella telescopica anteriore. Le ruote, dotate di freni a tamburo, erano a raggi da 18”.
Ad un aumento del valore di alesaggio (portato a 96,8 mm) rispetto al Flathead fece fronte una riduzione della corsa (76,2 mm): il bicilindrico che spingeva la Sportster era dunque un “corsa corta”, in grado di sopportare regimi di rotazione più elevati e una curva più appuntita.
Prestazioni più brillanti, insomma, posero immediatamente la Sportster in una posizione di superiorità nella competizione con le sportive europee: la XL era una moto da corsa in abiti stradali, ai limiti della legalità; per essa non erano previste borse o accessori da turismo, e la sua linea essenziale, leggera e minimalista fu da subito parte integrante del suo successo. Un anno dopo il suo debutto, per la gioia di chi cercava emozioni ancora più forti, venne presentata la XLH (la H stava per “Hot”) che aveva un rapporto di compressione più spinto (9:1 contro i 7,5:1 della XL) e valvole di aspirazione e condotti maggiorati che enfatizzavano ulteriormente il comportamento sportivo.
Ben presto, però, le rivali britanniche subentrarono sul mercato USA con reti distributive proprie e idee di sportività più complete di quelle elaborate degli statunitensi (per cui aveva importanza solo il tempo in cui una moto copriva il quarto di miglio e non doti quali la maneggevolezza o la frenata): la Sportster continuò a piacere e a vendere senza flessioni grazie ad una linea che restava fedele a sé stessa e a una strabiliante tenuta del valore dell’usato, ma rinunciò a competere con le sportive che si facevano via via sempre più estreme.
Motore: 2 cilindri a V di 45° a 4 tempi, raffreddamento ad aria; alesaggio per corsa 76,2x96,8 mm; cilindrata 883 cc; rapporto di compressione 8,9:1. Distribuzione ad aste e bilancieri e 2 valvole per cilindro. Alimentazione a iniezione elettronica sequenziale. Capacità serbatoio carburante 12,5 litri (di cui 3,4 di riserva). Lubrificazione a carter secco.
Trasmissione: primaria a catena, finale a cinghia dentata (30/68). Frizione multidisco in bagno d’olio con comando meccanico. Cambio a cinque marce.
Ciclistica: telaio a doppia culla in acciaio; sospensione anteriore, forcella da 39 mm, escursione ruota 141 mm; sospensione posteriore, forcellone con doppio ammortizzatore regolabile nel precarico, escursione ruota 104 mm. Cerchi: anteriore 19x2,15”, posteriore 16x3”. Pneumatici: anteriore 100/90-19, posteriore 150/80B16. Freni: anteriore a doppio disco in acciaio da 292 mm e pinze a 2 pistoncini, posteriore a disco singolo in acciaio da 292 mm e pinza a singolo pistoncino.
Dimensioni (mm) e peso: lunghezza 2.245, larghezza 930, altezza sella 714, interasse 1.520. Peso a secco 251 kg.
Prestazioni dichiarate: coppia max 70 Nm a 3.750 giri.
La Sportster XL del 1957. Il logo tondo che campeggiava sul serbatoio da 16.5 litri fu uno dei primi lavori di design portati a termine da un giovanissimo Willie G. Davidson.
La Sportster XL 1200 L "Low"

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